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21:34 lunedì 13 aprile 2026
In realtà, quella tra Usa e Vaticano è una crisi diplomatica che prosegue da settimane e che va molto oltre gli insulti di Trump al Papa L'ultimo, delirante attacco di Trump a Papa Leone XIV è solo il capitolo finale di una crisi che va avanti da tempo, tra minacce velate e inviti ignorati.
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Su internet c’è una teoria secondo la quale Orbán ha perso le elezioni perché poco prima aveva incontrato JD Vance e JD Vance porta sfortuna È stato l'ultimo a incontrare Papa Francesco prima che morisse. Era lì mentre naufragava la trattativa tra Usa e Iran. Ed era stato anche in Ungheria a fare un comizio per Orbán. Sono tre indizi, cioè una prova.
Il presidente del Nepal Balen Shah, che è un ex rapper, ha scelto come suo Ministro degli Interni Sudan Gurung, che è un ex dj E il suo primo provvedimento è stato ordinare l'arresto del suo predecessore, liberato solo dopo 12 giorni di prigione e interrogatori.
Per la prima volta Kill Bill 1 e 2 tornano al cinema ma stavolta come un unico film lungo 281 minuti, senza tagli e con tante scene inedite Questa nuova versione si intitola Kill Bill: The Whole Bloody Affair e arriverà al cinema per una settimana soltanto, dal 28 maggio al 3 giugno.
Sabina Guzzanti ha pubblicato su YouTube il suo documentario sul centro sociale Spin Time di Roma Il film è uscito nel 2021, ma Guzzanti lo ha pubblicato adesso online perché vuole «far conoscere questa realtà prima che sia troppo tardi», cioè prima che arrivi lo sgombero.
Nei suoi primi 100 giorni da sindaco di New York, Mamdani ha fatto una cosa meglio di tutti i suoi predecessori: aggiustare le buche per strada Il sindaco ha appena sigillato la centomillesima buca della sua amministrazione, un traguardo raggiunto nei cento giorni dall'insediamento. E di cui va molto fiero.
I Nine Inch Nails hanno annunciato un nuovo album che uscirà tra neanche una settimana Si intitola Nine Inch Noize, uscirà il 17 aprile ed è l'ufficializzazione del trio Trent Reznor, Atticus Ross e Alexander Ridha, in arte Boys Noize.

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L'ultimo, delirante attacco di Trump a Papa Leone XIV è solo il capitolo finale di una crisi che va avanti da tempo, tra minacce velate e inviti ignorati.

13 Aprile 2026

«Non ho paura dell’amministrazione Trump […] e non voglio litigare con il Presidente»: l’ultimo attacco di Trump ai danni di Leone XIV lanciato poche ore fa su Truth è stato così violento che il Pontefice ha deciso di rispondere in maniera diretta e ferma. La reazione del Papa, che ha risposto alle domande dei giornalisti sul volo verso Algeri (da dove inizierà il suo viaggio apostolico di dieci giorni in Africa) ha reso pubblica una crisi diplomatica che va avanti in realtà da settimane: quella tra Stati Uniti e Santa Sede. Ieri sera, mentre tre cardinali partecipavano al famoso programma 60 Minutes condannando la guerra in Iran come “non cristiana”, Trump sbottava contro un Papa a suo dire debole (nei confronti del crimine, perché si sa che il Papa migliore è quello che brutalizza i criminali) e incapace, eletto solo perché americano e quindi, nelle speranze del Conclave, meglio attrezzato per avere a che fare con lui, con Trump. Il Presidente degli Stati Uniti – è sempre utile ricordare che stiamo parlando del Presidente degli Stati Uniti – conclude questa ennesima, delirante tirata annunciando urbi et orbi che: «Mi piace molto di più suo fratello Louis rispetto a lui, perché Louis è totalmente MAGA. Ha capito tutto e Leo no!». In coda al post, un’immagine (poi cancellata) generata con l’intelligenza artificiale in cui Trump vestito da Gesù cura i malati: un post che fa ben capire da dove arrivi quel commento di Leone XIV contro «i deliri di onnipotenza del potere» pronunciato nei giorni scorsi.

Sono giorni però che i discorsi che il Papa fa durante l’Angelus e gli appelli che lancia contro la guerra («Dio non accetta le preghiere di chi ha le mani sporche di sangue», aveva detto in Piazza San Pietro in occasione dell’apertura delle festività pasquali) avevano fatto intuire che, dietro le quinte, la situazione tra Vaticano e Washington fosse tesa. La colpa, secondo uno scoop di Free Press firmato da Mattia Ferraresi, sarebbe di un colloquio tra ambasciatori vaticani negli Stati Uniti e il Sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby, tenutosi al Pentagono. Una cornice inedita e senza precedenti per un incontro di questo tipo, finito con un’allusione piuttosto esplicita che agli emissari papali è suonata come una minaccia. Colby avrebbe fatto capire al cardinale Christophe Pierre che se non fossero arrivate dal Vaticano prove di un concreto e immediato sostegno all’amministrazione Trump, si sarebbe potuta verificare una nuova Avignone. Un riferimento storico gravissimo, riportato subito all’orecchio del Papa, che ha congelato le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Nel XIV secolo, infatti, la corona di Francia spostò la sede del Papato nella cittadina di Avignone, esercitando un controllo diretto sul Pontefice e sulle sue attività per sessantasette anni: un’allusione a un possibile tentativo dell’amministrazione Trump di esercitare pressioni sul papato e sulla sua storica sede romana, a meno di non ricevere un giuramento di fedeltà del Vaticano.

Nelle ultime settimane, senza mai fare riferimento diretto a Trump, Leone XIV ha parlato pubblicamente dei conflitti in Medio Oriente, condannando la mentalità imperialista e l’attacco alle infrastrutture in Iran. Riferimenti specifici che è ovvio leggere come critiche dirette agli Stati Uniti, insolitamente dure per un’istituzione prudente come il Vaticano. Un altro chiaro segnale dell’irritazione di Leone XIV sta nel fatto che ha lasciato cadere nel vuoto l’invito della Casa Bianca a fare un viaggio apostolico negli Stati Uniti il prossimo 4 luglio, per festeggiare il duecentocinquantesimo anniversario dalla nascita della nazione. Il Papa trascorrerà invece il Giorno dell’Indipendenza statunitense a Lampedusa, per riportare l’attenzione sulla strage dei migranti nel Mar Mediterraneo. Il Pontefice sarebbe fermamente intenzionato a non recarsi negli Stati Uniti anche nelle settimane successive, per evitare di diventare una pedina nelle mani del Presidente, in vista delle elezioni di midterm.

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