Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Dopo la tregua con l’Iran si è tornati a parlare della “teoria del TACO”, cioè del fatto che Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro
Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
A due ore dallo scadere dell’ultimatum all’Iran, Donald Trump ha deciso di siglare una tregua di due settimane con Teheran, annunciata come sempre su Truth Social. Il mondo si è risvegliato senza civiltà cancellate e con un crollo verticale dei prezzi del petrolio, con la speranza che i negoziati che si apriranno venerdì a Islamabad possano portare alla fine della guerra. Una tregua che secondo molti commentatori, osservatori ed esperti mette per l’ennesima volta Trump nel ruolo del rinunciatario, confermando l’unica teoria politica capace di trovare un senso all’altrimenti caotica e imprevedibile strategia del Presidente: la “teoria del TACO” è la sola formulata finora che aiuti a comprendere – almeno un po’ – la politica estera di Trump, tanto che i media statunitensi hanno ribattezzato martedì 7 aprile come il TACO Tuesday, il martedì in cui Trump si è tirato indietro. Di nuovo.
TACO – geniale acronimo inventato dal giornalista del Financial Times Robert Armstrong – sintetizza proprio questo brutale concetto: Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro (ma c’è un’altra traduzione che coglie meglio una sfumatura di significato dell’espressione chickens out: Trump se la fa sempre sotto). Oltre che a rispettare l’ossessione tutta statunitense per gli acronomi, TACO è un’espressione irriverente sia per il suo significato sia perché fa riferimento a un piatto messicano, un ulteriore sberleffo per un Presidente che degli immigrati messicani ha fatto uno degli obiettivi prediletti delle sue campagne xenofobe e razziste. Armstrong utilizzò questo termine lo scorso maggio in un articolo in cui si diceva sicuro che Trump avrebbe fatto marcia indietro sui dazi annunciati poche ore prima. Previsione che poi, puntualmente, si verificò.
L’argomentazione di Armstrong è che Trump è un Presidente ipersensibile all’andamento dei mercati finanziari. Non appena Wall Street inizia a perdere soldi in conseguenza a una delle tante decisioni scellerate che si prendono alla Casa Bianca ogni giorno, Trump si tira indietro, cambia idea, elimina provvedimenti già decisi, dice oggi il contrario di quello che aveva detto ieri: una strategia della confusione che Trump adotta nel tentativo di aggiustare di volta in volta lo scenario politico senza però assumersi mai la responsabilità che i danni che questi aggiustamenti provocano negli Stati Uniti e nel mondo. Dai dazi all’invasione della Groenlandia, passando per le tensioni con la Cina e l’Europa, secondo Nbc sarebbero almeno dieci i casi in cui il Presidente è ricorso a questo “approccio”. Tanto che gli investitori finanziari stanno sviluppando il cosiddetto TACO Trade, ovvero una forma d’investimento che “scommette” sulla prevedibilità dei dietrofront trumpiani.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».