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Il brand di Pat McGrath, una della make up artist più famose al mondo, ha dichiarato bancarotta E però ha già trovato nuovi investitori che sosterranno con 30 milioni la ristrutturazione dell'azienda.
Corrado Guzzanti è tornato a interpretare Vulvia di Rieducational Channel in un nuovo programma disponibile su RaiPlay L'occasione è il “talk botanico” La pelle del mondo, un programma dedicato alle piante e alla biosfera condotto dal botanico Stefano Mancuso.
Dal 19 marzo Milano avrà una via dedicata all’anarchico partigiano Giuseppe Pinelli Prenderà il posto dell'attuale via Micene, in zona San Siro, a due passi da dove viveva. Sulla targa ci sarà scritto "Via Giuseppe Pinelli, anarchico partigiano".
L’Iran è riuscito quasi ad azzerare il traffico nello Stretto di Hormuz usando le onde elettromagnetiche contro le navi È il jamming dei sistemi di navigazione che usano il Gps, una tecnica di guerra elettronica sempre più usata ed efficace.
Wikipedia ha modificato le pagine di diverse città della Striscia di Gaza descrivendole come se non esistessero più Dalle modifiche è nata un'accesa polemica, con molti che hanno ricordato come migliaia di persone vivano ancora in quei posti, anche se distrutti.
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Milena Gabanelli è diventata meritatamente virale per aver detto che «Dio non ci ha ordinato di metterci a 90 gradi» davanti agli Usa Lo ha detto durante un collegamento con il TgLa7 di Enrico Mentana, rimasto anche lui piuttosto sorpreso dalla severissima uscita della collega.

Tre domande a Francesco Guglieri

In Leggere tra la terra e il cielo ha compilato un canone del meglio della scienza divulgativa che ci aiuta a pensare alla complessità, cosa quanto mai utile nei giorni del Coronavirus.

05 Marzo 2020

Editor di Einaudi e collaboratore anche di questa rivista, Francesco Guglieri ha da poco portato in libreria Leggere la terra e il cielo (Laterza), una specie di canone personale di science writing, ovvero una biblioteca di testi di scienza divulgativa, che come scrive lui stesso aiutano ad affrontare la complessità piuttosto che rifuggirla.

Si spazia tra argomenti che vanno dalla cosmologia (i buchi neri raccontati da Stephen Hawking e Kip Thorne) alla fisica e alla matematica (Hofstadter, Rovelli), dalla biologia (Stephen Jay Gould) alla virologia (il citatissimo in questi giorni David Quammen). Lo abbiamo raggiunto per fargli tre domande sul libro anche in relazione all’atmosfera in cui siamo piombati con l’emergenza Coronavirus.

Nel tuo libro si trovano alcuni concetti, che possiamo applicare particolarmente bene ai giorni che stiamo vivendo, cito: «I libri di scienza ci insegnano a non avere paura della complessità ma affrontarla”, oppure: «Questi libri ci ricordano che la realtà è una», cioè pure essendo divisa in infinite nicchie obbedisce a leggi che valgono per tutti, o ancpra quando dici che il libro «parla dell’inevitabile impossibilità di capire del tutto quello che sta succedendo intorno a noi». A leggerlo in questi giorni sembra quasi un vademecum per affrontare l’epidemia di Coronavirus…
A un certo punto, scrivendo Leggere la terra e il cielo, mi sono accorto che partiva da una domanda inespressa ma che pure mi ossessiona da tempo. E cioè: “Che ce ne facciamo dei libri che leggiamo?”. Posso leggere tutti i libri sui buchi neri che ci sono in libreria, questo non farà mai di me un astrofisico. Allora perché? Cosa mi resta? Ecco, penso che questo tipo di libri sia una straordinaria porta d’accesso a ciò che chiamo il “nuovo sublime”. Il sublime è qualcosa che ci trascende, ci sovrasta, che non riusciamo a “possedere”, qualcosa che ci affascina e allo stesso tempo spaventa, ci seduce e ci schiaccia, in cui bellezza e paura si mescolano indissolubilmente. La scienza moderna ci ha fatto conoscere tutta una serie di “nuovo sublime”: dai buchi neri, al Big Bang, dalla possibile inesistenza del tempo alla vertiginosa profondità del passato geologico. Ma non è solo la scienza: anche la tecnologia, l’economia globale sembrano ormai muoversi in un universo che ha rotto ogni legame con la dimensione umana. L’idea stessa di mondo globale, iperconnesso, in cui tutto è presente contemporaneamente ma, allo stesso tempo, così complesso da essere inconoscibile all’umanità che pure l’ha reso possibile, ha a che fare con il sublime. Il terrore che ci fanno i virus affonda le sue radici psicologiche proprio in questo: perché mettono in dubbio la nostra esistenza come specie separata dalle altre e per diffondersi fanno leva proprio sulle connessioni di un mondo “piccolo”. Ci mettono di fronte a un fantasma: più pensiamo di essere in controllo (della natura, del mondo, di noi stessi come specie e come individui), meno lo siamo. Allora Leggere la terra e il cielo non vi farà diventare un virologo neanche di striscio, ma è un modo per pensare la complessità dei fenomeni, un’occasione per ricordare che non ci sono risposte facili a domande difficili, ma solo risposte difficili a domande complicate. Ma soprattutto che questo non deve fare paura, perché dalla complessità può venire il pericolo, ma viene anche ciò che salva.

Il tuo libro è una guida alla lettura di libri di scienza, science writing che dir si voglia, lo definisci un tuo canone personale: hai un canone per queste settimane che stiamo vivendo invece? Articoli che hai letto e che ti sentiresti di consigliare?
La cosa migliore che ho letto in questi giorni è il pezzo di Paolo Giordano sul Corriere della Sera. Sarebbe potuto finire nel mio libro, perché quello che fa è esattamente quello che fanno i saggi di cui parlo: invita a pensare la complessità. Pensare la complessità non vuol dire sminuire o sottovalutare un fenomeno, il virus in questo caso, né lo rende automaticamente controllabile o gestibile. Quello che fa è sottrarlo all’inconoscibile, all’incontrollabile. Da altre parti, invece, ho visto il virus letto attraverso categorie non scientifiche, ideologiche, ma soprattutto vecchie, che possono essere applicate, e sono state applicate, a tutto e al suo contrario: nella notte in cui tutte le vacche sono nere non c’è nessuna vera conoscenza. Né, aggiungo io, nessuna bellezza.

La cosa migliore che ho letto in questi giorni è il pezzo di Paolo Giordano sul Corriere della Sera, da altre parti, invece, ho visto il virus letto attraverso categorie non scientifiche, ideologiche, ma soprattutto vecchie

Nel libro parli di Spillover di David Quammen, un libro molto consigliato in questi giorni di epidemia (anzi, si può dire un libro che ha previsto questa epidemia), ma sei anche un avido lettore di fantascienza come dichiari nelle pagine iniziali: quale o quali libri di fantascienza allora ti ricordano la situazione che stiamo vivendo e che tipo di libro in questo momento può aiutarci ad andare avanti secondo te?
I libri di fantascienza che vengono in mente sono tantissimi: da Il morbo bianco di Frank Herbert, l’autore di Dune, a Io sono leggenda del grande Richard Matheson. Tutto Ballard, o almeno la sua “quadrilogia degli elementi” (Il vento dal nulla, Terra bruciata, Deserto d’acqua, Foresta di cristallo: gli ultimi due i più belli): virus o no, le opere di James G. Ballard sono il miglior referto per capire la psicopatologia della nostra epoca. O, passando al cinema, L’esercito delle dodici scimmie, Contagion, Terrore dalla sesta luna, World War Z, ma soprattutto I figli degli uomini di Alfonso Cuarón, in particolare per la sua lettura politica. Anche nel caso del Coronavirus ci si dimentica di quanto le emergenze vengano vissute diversamente da chi possiede delle reti di salvataggio, o dei privilegi, e chi no. Mi ha colpito una cosa, recentemente: se devo immaginare il collasso della società, le categorie dell’immaginario a cui ricorro appartengono soprattutto al cinema fanta-horror degli anni Settanta e Ottanta. Romero, Carpenter (pensa a 1997: Fuga da New York), il Cameron di Terminator, il Verhoeven di Robocop. Questo dice qualcosa di me (che sono vecchio!), ma forse anche della vitalità visionaria e sociale di quel cinema.

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