Hype ↓
23:47 lunedì 23 febbraio 2026
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.
A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Dopo 13 anni, l’episodio “Ozymandias” di Breaking Bad ha perso il suo 10/10 su IMDb per colpa di una guerra tra il fandom di Breaking Bad e quello di Game of Thrones Era l'unico episodio di una serie tv ad aver mai raggiunto quel traguardo. Che ora è andato perso per colpa della "bellicosità" del suo fandom.
Reynisfjara, la famosissima “spiaggia nera” in Islanda, è stata praticamente distrutta da una mareggiata Il vento e le onde hanno causato il crollo di una grande scogliera: al momento, l'accesso alla spiaggia è impossibile (oltre che vietato).

The Handmaid’s Tale parla ancora di noi

La quarta stagione della serie tratta da Margaret Atwood supera i difetti delle precedenti per ritornare alla lucidità della prima.

03 Maggio 2021

The Handmaid’s Tale è arrivata sui nostri schermi nel maggio del 2017, qualche mese dopo che Donald Trump si era insediato alla Casa Bianca, un attimo prima che la parola distopia iniziasse a non sortire alcun effetto, anzi proprio a stancarci. Era la serie perfetta per incarnare il momento che l’America stava vivendo: nell’aprile dello stesso anno Rebecca Mead scriveva sul New Yorker che quella di Margaret Atwood, dal cui romanzo del 1985 la serie è tratta, era una visione profetica, e tracciava dei parallelismi tra la società di Gilead e quella che Trump stava forgiando nei suoi primi mesi al potere. A ottobre sarebbe scoppiato il caso Harvey Weinstein, dando il via al #MeToo e al riaccendersi del dibattito sui femminismi nei media mainstream, non solo negli Stati Uniti, e l’immaginario creato da Atwood, così potentemente tradotto nelle atmosfere plumbee della serie Hulu, sarebbe ben presto diventato uno dei punti di riferimento delle battaglie combattute su questi temi. 

Erano vestite da ancelle, come la protagonista Elizabeth Moss, le donne che durante la presidenza Trump hanno protestato per il diritto all’aborto (è successo in Georgia e in Alabama, ad esempio), dopo che nei primi sei mesi del 2019 negli Stati Uniti erano state promulgate 21 leggi che in varia misura miravano a limitare l’accesso alla pratica, su spinta della destra più conservatrice. L’abito rosso che nella serie identifica le concubine designate a portare avanti le discendenze dei loro comandanti (perlopiù sterili) in un orrido rituale cui partecipano anche le mogli, era la “nuova” incarnazione della più eterna delle lotte femministe: quella per reclamare il diritto di agire sul proprio corpo di donna. Quattro anni dopo, The Handmaid’s Tale ritorna con una nuova stagione, in Italia su TimVision dal 29 aprile, i cui primi tre episodi sono stati messi subito a disposizione, mentre gli altri sette usciranno a cadenza settimanale. E già dal primo episodio, la serie sembra essere tornata alla lucidità degli esordi, quando appunto aveva incarnato un momento storico con un’aderenza quasi grottesca.

Un areo con 83 bambini di Gilead è atterrato con successo in Canada, dove i piccoli sono stati messi in salvo e le istituzioni preposte, aiutate dalle associazioni di attivisti che da lì sono riusciti a scappare, provano a “reinserirli” nella società. June (Elizabeth Moss, che in questa stagione debutta come regista) e le sue compagne, che quell’aereo sono riuscite a farlo partire con un atto di ribellione e coraggio dettati dalla disperazione cui Gilead le ha ridotte, sono invece in fuga. Le ancelle momentaneamente liberate cercano di trovare un equilibrio nella loro nuova condizione, anche se sanno di essere ancora in pericolo: continueranno a combattere i vecchi nemici ma troveranno anche nuove alleate, tra cui la quattordicenne signora Keyes, interpretata dalla brava Mckenna Grace, così giovane e già così segnata dalle esperienze di Gilead.

Come aveva scritto Anna Momigliano su Studio, la seconda stagione di The Handmaid’s Tale era stata una delusione perché sprofondava nella morbosità gratuita, reiterando all’infinito le torture vissute dalle donne prigioniere di questo Stato distopico di cui avevamo già imparato a riconoscere i tratti reali. I lunghi piani sequenza, il buio metallico che sembra incombere perennemente sulle protagoniste, le museruole, le manette, le botte, le bocche cucite, le torture, le gravidanze non volute e gli stupri: era quasi pornografia del dolore, intervallata da brevi e insoddisfacenti momenti di catarsi.

Con la quarta stagione, invece, la serie supera quell’impasse e si concentra sul dopo: cosa succede ai bambini che hanno conosciuto solo Gilead una volta arrivati nel mondo libero? Può capitare che sentano la mancanza della famiglia che li ha rapiti, e che non ricordino il volto e la lingua dei loro genitori biologici dai quali sono stati ingiustamente separati, ad esempio. Cosa succede alle ancelle quando provano, per la prima volta dopo anni passati a essere brutalizzate, il primo assaggio di libertà? Alcune di loro non vorranno più combattere, altre vorrebbero ballare, altre dovranno fare i conti con quello che Gilead ha fatto loro: ma di chi è la colpa? Primo Levi ha scritto ne I sommersi e i salvati che una dei più grandi crimini del nazismo era stato quello di rendere complici nei suoi reati le persone che imprigionava e uccideva, attraverso un complicato sistema di collaborazionismo forzato: dai sonderkommando ai capi dei ghetti, il male ti contamina e ti rende suo pari, o almeno prova a fartelo credere. In questo quarto atto, le ancelle, soprattutto la protagonista June, vivono appieno questa tensione: hanno combattuto, si sono ingegnate per sopravvivere, si sono opposte, ognuna a modo suo, a chi le sottometteva. Jen Chaney ha scritto su Vulture che è un po’ quello che prova a fare l’America dopo quattro anni d Trump ma, simbolismi a parte, finalmente The Handmaid’s Tale va oltre l’orrore e restituisce alle sue protagoniste la libertà di agire per cui hanno tanto sofferto.

Articoli Suggeriti
The Fall-Off è un altro, l’ennesimo, bel disco di J. Cole ed è proprio questo il suo peggior difetto

Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.

A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd

I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.

Leggi anche ↓
The Fall-Off è un altro, l’ennesimo, bel disco di J. Cole ed è proprio questo il suo peggior difetto

Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.

A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd

I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.

Bad Bunny avrà il suo primo ruolo da attore protagonista in un film che si intitola Porto Rico, che parla di Porto Rico e che è diretto da un regista di Porto Rico

Il cast principale include anche Viggo Mortensen, Edward Norton e Javier Bardem, con Alejandro G. Iñárritu a fare da produttore esecutivo.

Alla Berlinale abbiamo assistito alla nascita del Nuovo Cinema Boomer

Analogico, passatista, efficace, molto ben fatto e un po' trombone: la Berlinale l’ha dominata chi ha tentato di dimostrare che si stava meglio quando si stava peggio e che i giovani di oggi sono la peggiore generazione di sempre.

L’infiltrata, l’unico modo per salvarci dalla violenza politica in futuro è conoscere quella del passato

In Spagna è stato uno dei film più visti e premiati del 2025, nonostante sia un film di genere che racconta una pagina di storia traumatica come quella del terrorismo indipendentista basco. Del film, del suo successo e del suo messaggio abbiamo parlato con la regista Arantxa Echevarria.

Per festeggiare il centenario della sua nascita, ad aprile uscirà un album inedito di John Coltrane

Si tratta dei leggendari Tiberi Tapes, registrati tra il 1961 e il 1965, finora rimasti inediti e custoditi in una collezione privata.