Intervista a Raffaele Petrini e Alessandro Tavola, fondatori della casa di distribuzione che in questi giorni ha riportato in sala L'odio di Kassovitz e che sta facendo riscoprire i classici a una nuova generazione di spettatori.
L’unica persona al mondo che non prende sul serio Tetsuo è quella che il film lo ha girato, Shin’ya Tsukamoto. Trova sempre una maniera per prenderlo in giro, questo film universalmente considerato il suo capolavoro e un fondamentale del body horror. Una volta, quando gli chiesero quale fosse il primo pensiero che gli veniva in mente riguardando il film, lui rispose: «A quella volta che persi il telefono».
Il giornalista che gli fece quella domanda non sapeva come proseguire la conversazione, quindi Tsukamoto gli fece la cortesia di spiegarsi meglio. Voleva dire che oggi il nostro rapporto con la tecnologia è esattamente quello che lui aveva immaginato in Tetsuo: ne siamo dipendenti come siamo dipendenti dal nostro stesso corpo, l’idea di perdere i device ci terrorizza. «Infatti, quando poi il telefono l’ho ritrovato, ero molto felice». L’aneddoto serve a spiegare perché è il caso di andare a vedere Tetsuo al cinema, adesso che la casa di distribuzione Cat People lo ha portato per la prima volta nelle sale italiane. Perché è un film invecchiato benissimo, come tutti i film che in passato hanno raccontato (e previsto) cosa a furia di accettare le lusinghe – che poi si sono rivelate soprusi, «storie di sangue e ferro», come ha detto Tsukamoto del suo film – della tecnologia.
Certo, Tetsuo questa riflessione l’ha portata a un tale estremo (è un film violentissimo e questo lo sanno tutti, ma è anche una vetta nella storia del grottesco e del demenziale) che ci sono voluti anni perché venisse colta davvero. Trentasei anni esatti, verrebbe da dire, il tempo che ci è voluto perché anche in Italia lo si potesse vedere sullo schermo grande, in versione integrale e in lingua originale. Questo nonostante la leggenda di Tetsuo sia cominciata proprio in Italia, con una
Lo scorso 1 gennaio, Tsukamoto ha festeggiato il suo 65esimo compleanno, ed è con questa “scusa” che Cat People ha deciso di distribuire in Italia, oltre a Tetsuo, quasi tutti gli altri film diretti dal regista (tutti inediti nel nostro Paese, tra l’altro): si parte dalla fine della sua filmografia, da Hokage, passato in sala marzo; poi si prosegue ad aprile con Tetsuo, appunto; e oggi, 14 aprile, escono tutti assieme Tetsuo II: Body Hammer, Tokyo Fist, Bullet Ballet, A Snake of June, Vital – Autopsia di un amore, Kotoko e Zan – Killing.
Romanzo che l'autore ha odiato e "nascosto" per decenni. Adesso però ha cambiato idea, pare grazie al successo della serie Hbo, e il 17 novembre tornerà in libreria.
Il progetto Avventure in primo piano mette assieme cinema documentaristico e viaggio “vero”: ogni regista scelto partirà per una meta diversa, che poi dovrà raccontare in un documentario.
Ha scritto canzoni indimenticabili, certo. Ma la sua vita incredibile, tra camice in denim, storie d'amore, milioni di sigarette, bottiglie di whisky, macchine veloci e pistole, lo ha innalzato persino al di sopra del suo talento. E da artista è diventato mito.
Per il grande ritorno della band era atteso un pubblico di almeno 260 mila persone. Evidentemente, anche il BTS Army, tra divano e stadio, sceglie il divano.
