Nell’anno del body horror non poteva mancare Tetsuo di Shin’ya Tsukamoto

A 36 anni dall’uscita originale, è arrivato per la prima volta nelle sale italiane il capolavoro di sangue e ferro del regista giapponese, padre nobile di un genere tornato attualissimo.

di Studio
14 Aprile 2025

L’unica persona al mondo che non prende sul serio Tetsuo è quella che il film lo ha girato, Shin’ya Tsukamoto. Trova sempre una maniera per prenderlo in giro, questo film universalmente considerato il suo capolavoro e un fondamentale del body horror. Una volta, quando gli chiesero quale fosse il primo pensiero che gli veniva in mente riguardando il film, lui rispose: «A quella volta che persi il telefono».

Il giornalista che gli fece quella domanda non sapeva come proseguire la conversazione, quindi Tsukamoto gli fece la cortesia di spiegarsi meglio. Voleva dire che oggi il nostro rapporto con la tecnologia è esattamente quello che lui aveva immaginato in Tetsuo: ne siamo dipendenti come siamo dipendenti dal nostro stesso corpo, l’idea di perdere i device ci terrorizza. «Infatti, quando poi il telefono l’ho ritrovato, ero molto felice». L’aneddoto serve a spiegare perché è il caso di andare a vedere Tetsuo al cinema, adesso che la casa di distribuzione Cat People lo ha portato per la prima volta nelle sale italiane. Perché è un film invecchiato benissimo, come tutti i film che in passato hanno raccontato (e previsto) cosa a furia di accettare le lusinghe – che poi si sono rivelate soprusi, «storie di sangue e ferro», come ha detto Tsukamoto del suo film – della tecnologia.

Certo, Tetsuo questa riflessione l’ha portata a un tale estremo (è un film violentissimo e questo lo sanno tutti, ma è anche una vetta nella storia del grottesco e del demenziale) che ci sono voluti anni perché venisse colta davvero. Trentasei anni esatti, verrebbe da dire, il tempo che ci è voluto perché anche in Italia lo si potesse vedere sullo schermo grande, in versione integrale e in lingua originale. Questo nonostante la leggenda di Tetsuo sia cominciata proprio in Italia, con una 

Lo scorso 1 gennaio, Tsukamoto ha festeggiato il suo 65esimo compleanno, ed è con questa “scusa” che Cat People ha deciso di distribuire in Italia, oltre a Tetsuo, quasi tutti gli altri film diretti dal regista (tutti inediti nel nostro Paese, tra l’altro): si parte dalla fine della sua filmografia, da Hokage, passato in sala marzo; poi si prosegue ad aprile con Tetsuo, appunto; e oggi, 14 aprile, escono tutti assieme Tetsuo II: Body Hammer, Tokyo Fist, Bullet Ballet, A Snake of June, Vital – Autopsia di un amore, Kotoko e Zan – Killing.

Cat People, un modo nuovo di fare film vecchi

Intervista a Raffaele Petrini e Alessandro Tavola, fondatori della casa di distribuzione che in questi giorni ha riportato in sala L'odio di Kassovitz e che sta facendo riscoprire i classici a una nuova generazione di spettatori.

Per uomini e donne The Substance non è lo stesso film, anche se è sempre bellissimo

Due redattori di Studio discutono del film di Coralie Fargeat e del perché viene vissuto e interpretato così diversamente.

Leggi anche ↓
I produttori di Project Hail Mary stanno facendo di tutto per candidare all’Oscar come Miglior attore non protagonista James Ortiz, che però non è un attore ma il burattinaio che nel film muove l’alieno Rocky

E a quanto pare potrebbero riuscirci, perché quella di Ortiz – che a Rocky presta anche la voce – è considerabile come una vera e propria prova attoriale.

Lo Studio Ghibli ha fatto un nuovo film ma lo potrà vedere solo chi quest’estate andrà al Ghibli Park

Per festeggiare i 50 anni di Io sono un autarchico, Nanni Moretti è andato al podcast Hollywood Party a raccontare tantissimi aneddoti, segreti e chicche sul film

La puntata è disponibile su RaiPlaySound, assieme a Moretti c'è anche l'attore e amico Fabio Traversa.

Quello di Lia Cigarini era il femminismo della donna per la donna

È morta a 89 anni una delle più importanti intellettuali nella storia del femminismo italiano. La sua eredità sta nei libri, nella politica, nella filosofia e soprattutto in un luogo speciale: la Libreria delle donne a Milano.

In Russia adesso le biografie di Bulgakov vengono vendute con un’etichetta che le definisce propaganda a favore della droga

Sorte che però non è toccata solo a lui: l'etichetta verrà apposta anche sui libri di Pelevin, King, Palahniuk, Murakami e Steinbeck

Il boom è già finito, la crisi non è ancora iniziata, ma nel frattempo fare fumetti in Italia è diventata una faccenda molto complicata

La crescita iniziata durante la pandemia si è fermata, l'aumento dei costi, la crisi delle edicole e il perenne cambiamento delle abitudini dei lettori stanno riscrivendo le regole del mercato per l'ennesima volta negli ultimi anni. Ne abbiamo parlato con chi i fumetti li fa di mestiere.