L’età dell’oro del cinema italiano non sarebbe stata la stessa senza le fotografie di Tazio Secchiaroli

Del leggendario fotografo abbiamo parlato con il figlio Davide, in occasione dell'inaugurazione della mostra dedicata a suo padre al Festival del Cinema di Porretta Terme.

06 Dicembre 2025

Come può averla presa Richard Avedon quando, a Roma nel 1966 per fotografare Sophia Loren sul set, lei pretese di avere al suo fianco Tazio Secchiaroli, il fotoreporter dei set, di Cinecittà e delle notti di Via Veneto? «Dick giocava a scacchi, mentre il mondo giocava a dama», è il celebre modo con cui Adam Gopnik definiva Avedon e il suo lavoro. Tazio Secchiaroli, romano, padre di tutti i paparazzi – in qualche modo padre della parola stessa – probabilmente né all’uno né all’altro. Secchiaroli giocava con le rondini: il fotografo è uno che prende le rondini con le mani, diceva, tutto sta nella velocità. Ma Tazio Secchiaroli era l’unica persona di cui Sophia Loren si fidava e così se lo portò sul set. Qui Secchiaroli scattò la foto forse più celebre di tutta la giornata, con buona pace dei giocatori di scacchi: la Loren ritratta attraverso gli occhiali di Avedon. «Avedon non amò molto questa presenza sul suo set» sorride David Secchiaroli, figlio del fotografo e oggi curatore dell’immenso archivio paterno “eppure quel giorno mio padre scattò una foto che è passata alla storia. Sophia Loren si innamorò dello stile di mio padre, di quel particolare modo di fotografarla per renderla bella, lo voleva sempre accanto”.

Un fotografo tutto da riscoprire, Tazio Secchiaroli. È per questo che il Festival del Cinema di Porretta Terme, per la 24esima edizione, gli rende omaggio aprendo la rassegna con una mostra di immagini inedite intitolata Obiettivo Decima Vittima, Tazio Secchiaroli sul set di Elio Petri. La mostra sarà inaugurata oggi, sabato 6 dicembre , in occasione dell’apertura del Festival che si svolge fino al 13 dicembre 2025. L’esposizione vuole andare oltre lo stereotipo del cronista d’azione delle notti romane o del paparazzo felliniano. L’obiettivo è svelare l’artista capace di trasformare il dietro le quinte di un film in un linguaggio autonomo, fatto di «luce, silenzi e sguardi colti nell’attimo più vero». Ma, soprattutto, fatto di spontaneità, forse il vero filo conduttore di tutto il lavoro di Tazio Secchiaroli. «È vero»,  continua David Secchiaroli, «quando tutti si riposavano e abbassavano la guardia, lui entrava in azione, poi spariva, poi ritornava. Sapeva cogliere i momenti spontanei in un contesto, come il cinema, che è per sua natura costruito ad arte».

E poi c’è la quantità di scatti, di pellicole, di stampe che Secchiaroli è riuscito a produrre nella sua carriera. «Era una macchina da guerra, mio padre», ricorda David, «quando lavorava, lavorava finché non gli faceva male l’occhio». Come spesso capita per la fotografia degli anni Cinquanta e Sessanta, l’obiettivo non era produrre immagini storiche, icone, ma documentare la vita, le strade, i set, e vedere le fotografie pubblicate sul quotidiano la mattina successiva. Tazio Secchiaroli, al di là del fatto che Fellini costruì sulla sua figura il “paparazzo” de La Dolce Vita, è stato riscoperto a posteriori, quando quel mondo di spontaneità ed eccessi ha smesso di essere cronaca per diventare memoria.

«Gli americani oggi stravedono per le fotografie della Dolce Vita, foto di mio padre sono esposte al MoMA» racconta il figlio, «i registi che arrivano in Italia chiedono sempre di lui, riconoscono quel periodo attraverso le sue foto». La spontaneità, un elemento raro nei set contemporanei. Se Tazio Secchiaroli dovesse fotografare Zendaya o Timothée Chalamet, riuscirebbe a eludere i filtri degli uffici stampa, degli stylist, le esigenze degli algoritmi? «Oggi penso che si troverebbe in grande imbarazzo a fotografare le celebrità, che per lui erano sempre e comunque persone. Sarebbe stordito dai social, dai telefonini, dal fatto che tutti sono diventati paparazzi. Ma mio padre questo già lo prevedeva prima di morire». O, forse, i divi di oggi se lo porterebbero nei set più inaccessibili come nume tutelare, proprio come fece Sophia Loren.

Le fotografie di Tazio Secchiaroli che vedete in questo articolo sono inedite, le pubblichiamo ringraziando l’organizzazione del Festival del cinema di Porretta Terme.

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