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Come è cambiato lo stile del T Magazine

Alla guida della scrittrice Hanya Yanagihara il supplemento del New York Times è diventato più impegnato e aperto alla sperimentazione.

di Studio
23 Febbraio 2018

Negli ultimi tempi vari magazine (Vogue Italia, L’Officiel Italia, The Observer) e quotidiani (Guardian, Repubblica) hanno deciso di rinnovarsi graficamente. Quello che sembrano dirci questi cambiamenti è che la versione cartacea della nostre riviste preferite è qualcosa a cui non possiamo rinunciare. Seguire le varie testate sui social e nella loro versione online, leggere gli articoli su cellulari, tablet e pc, non potrà mai darci la stessa soddisfazione dell’oggetto di carta da sfogliare e tenere in casa, che sia un appuntamento quotidiano, settimanale o mensile.

Il nuovo design del New York Times Style Magazine, conosciuto soprattutto come T Magazine, non fa eccezione. A giudicare dal primo numero, potrebbe posizionarsi tra gli esempi meglio riusciti e più virtuosi. Il supplemento del Nyt (che però non è un vero e proprio supplemento, perché è pensato e realizzato da una redazione indipendente, e include tra i suoi temi lifestyle, moda, beauty, design, cibo, viaggi, cultura e attualità) è ritenuto da molti uno degli style magazine più fighi della terra, per la sua capacità di unire coolness, ottimo giornalismo, attenzione (e spesso anticipazione) dei trend del momento, sperimentazione grafica e cura estrema della fotografia. L’impressione, dopo il redesign che ha coinvolto il numero del 18 febbraio 2018 (e anche la versione online, rinnovata il 7 febbraio, qui raccontata da Glossy) è che sia ancora migliorato.

Il direttore creativo Patrick Li e il nuovo editor, la scrittrice Hanya Yanagihara, hanno profondamente ripensato la rivista sia in termini di contenuti editoriali che dal punto di vista estetico. Il nuovo stile, definito «newsier» dal direttore creativo, incarnerà la nuova voce del magazine, più veloce e dinamica, più attenta a catturare i legami tra arte e cultura, più “globale” (l’obiettivo è quello di trascendere quindi i soliti quattro epicentri dello stile – New York, Londra, Parigi e Milano – per raccontare realtà più diversificate) e più sensibile al clima politico.

Una editor scrittrice per un magazine più “scritto”

Hanya Yanagihara è una scrittrice di origini hawaiane conosciuta soprattutto per il suo secondo romanzo, il controverso A Little Life, pubblicato nel 2015 negli Stati Uniti e immediatamente diventato un libro di culto nella comunità gay (e non solo). Portato in Italia da Sellerio un anno fa col titolo Una vita come tante, il libro racconta la storia di quattro amici, prima ragazzi al college, poi adulti a New York, e ruota intorno al segreto di uno loro. È potentissimo e inquietante. Durante la stesura del libro, Yanagihara ha raccolto su una pagina Pinterest foto di autori come Diane Arbus e Ryan McGinley, mostrando una spiccata sensibilità per le immagini. Nonostante ciò, l’impronta editoriale che l’autrice darà al T Magazine in veste di editor (aveva già lavorato con la redazione nel 2016) sarà decisamente più improntata alla scrittura, distaccandosi dal percorso intrapreso da Deborah Needleman, che nei suoi quattro anni da editor aveva puntato soprattutto sull’impatto visivo. Oggi il T  sarà molto più ricco di contenuti: «Abbiamo pensato a una rivista che possa funzionare come il riflesso della nostra cultura», ha detto a It’s Nice That il direttore creativo Patrick Li: «La nuova versione si propone come una risposta ai nostri tempi e vuole essere più coinvolgente nei contenuti. La sfida è quella di continuare a fare un prodotto di lusso mantenendo però una maggiore consapevolezza di quello che succede intorno a noi. Parleremo del ruolo degli artisti, dei designer e dell’industria creativa considerandoli risposte a quello che stiamo vivendo oggi».

Due font al posto di uno

Visto che i contenuti sono aumentati, il modo in cui vengono presentati e organizzati diventa più importante che mai. Per questo i caratteri tipografici,  la struttura degli articoli e altre caratteristiche del testo sono state ripensate per rendere le pagine il più attraenti e ariose possibili, visto che presentano una maggiore densità di testo. L’elegante Schnyder ha lasciato il posto a due nuovi font di maggiore compattezza, creati dal team di Patrick Li a partire da una serie di ispirazioni tra le quali i magazine degli anni Settanta. Il primo si chiama Kippenberger ed è un font ispirato dai libri e dai cataloghi dell’artista Martin Kippenberger e dal lavoro di Jim Dine. Il secondo ha radici più tradizionali legate a un font che si chiama Fact e si è sviluppato a partire da una serie di ricerche sviluppate intorno alla tipografica gotica, condotte al The Herb Lubalin Study Centre of Design and Typography e alla British Library.

La copertina

Anche la copertina è stata ripensata: è più fresca e immediata, diventerà sempre più dinamica e sorprendente, aperta al gioco e alla sperimentazione. Patrick Li ha infatti deciso di liberare il riconoscibilissimo logo, la famosa T, dalla sua posizione in alto a sinistra, e lasciarla libera di vagare per la pagina, dove verrà posizionata di volta in volta a seconda di come verrà organizzata la cover. Per quanto riguarda la storia di copertina, la scelta dell’editor detta il nuovo passo: nonostante il nuovo numero sia stato pubblicato nel periodo delle settimane della moda, infatti, ha rifiutato la scelta più prevedibile, ovvero un personaggio in qualche modo tangente o interno al mondo del fashion, ma ha scelto un personaggio recentemente, e giustamente, riscoperto: l’artista femminista Judy Chicago. Così Yanagihara sulla nuova direzione intrapresa: «Cattura l’urgenza dei tempi e del momento. Moda, arte, cultura, design, tutto risponde a quello che sta succedendo adesso. Abbiamo voluto rispecchiare questa urgenza – sulle passerelle così come nell’arte o nelle connessioni politiche – e soprattutto dare al magazine un sentimento e un carattere più forte e appuntito».

Altre novità

Riportare i riferimenti e le ispirazioni che hanno dato vita agli articoli e alle immagini è un’altra grande novità della nuova direzione che prenderà il magazine. Nel suo editoriale per il nuovo numero, ad esempio, Yanagihara ha elencato i libri, gli artisti e i movimenti culturali che hanno ispirato il cambiamento del T Magazine. Ma c’è una vera e propria sezione destinata a questo, che si chiama “the well opener”. Collocata in mezzo alla rivista, racconterà le ispirazioni, le visioni e i punti di riferimento del numero. Le novità non sono finite, ha confidato a It’s Nice That il direttore creativo. Nei prossimi numeri ce ne saranno altre: il T Magazine è diventato una specie di work in progress, un laboratorio di idee in continua trasformazione. E anche questa è una novità.

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