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23:36 mercoledì 13 maggio 2026
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

Sulla parola dell’anno

Che è post-verità, pare. Che sia vero o no, che sia una scusa per giustificare fallimenti politici o meno, basta contrapporle fatti e verifica delle notizie?

27 Dicembre 2016

L’abbiamo letto tutti: una delle parole che concorre maggiormente a riassumere quanto accaduto nel corso degli ultimi dodici mesi è post-verità. Oxford Dictionaries ha definito proprio post-truth parola internazionale dell’anno, spinta indubbiamente dall’uso che ne è stato fatto per descrivere, ad esempio, gli esiti per certi versi imprevedibili, del referendum nel Regno Unito lo scorso giugno e della corsa alla Casa Bianca. Che l’essere umano non sia motivato nelle sue scelte solo da fattori razionali è palese ma davvero i fatti sono stati accantonati a tutto vantaggio di emozioni, convinzioni e dunque ipotesi? Molti studiosi si stanno interrogando sul tema e i ricercatori presentano indagini e analisi volte a capire le cause di questa tendenza e ovviamente a spiegarne e perché no, prevederne, gli effetti.

Una coltre di sfiducia e sospetto sembra aver coperto l’opinione pubblica, teorie e nozioni ormai assodate sono messe in discussione, dati e numeri vengono guardati con diffidenza, i pareri degli esperti ignorati e trattati con superficialità. Tutto quello che è apertura, collegamento su scala globale, viene osteggiato. La sana capacità critica tende sempre più spesso verso un pregiudizievole rifiuto di spiegazioni e approfondimenti sui temi più disparati. In uno scenario del genere ipotesi di macchinazioni e congetture trovano terreno fertile. Anche il web, e in particolare i social network, sono ovviamente stati chiamati in causa: il clickbaiting, l’esistenza di camere dell’eco in cui si legge solo ciò che si vuole vedere e si finisce per pensarla in maniera ancora più estrema e pregiudiziale rispetto a prima, fino agli algoritmi che inevitabilmente condizionano le ricerche in rete.

Lo scenario delineato appare dunque tanto complesso quanto problematico. In sintesi: se non ci si appella ai fatti si diventa preda delle emozioni e dell’emotività e la ragione rischia di cedere il passo alla paura e alla sfiducia. La paura investe il futuro e il progresso, la sfiducia inevitabilmente riguarda anche e soprattutto l’ambito politico, le cui dinamiche scontano un meccanismo decisionale talvolta troppo complesso, senza riuscire a far comprendere pienamente chi faccia cosa e dunque, in ultima istanza, chi sia davvero responsabile e di cosa. Una situazione del genere in parte spiega la distanza che gli elettori stanno prendendo dai loro rappresentanti. Ed è in questa distanza che crescono e proliferano indifferenza, riluttanza, rabbia e sfiducia nei confronti delle istituzioni. Al contrario, va fatto ogni sforzo per recuperare la partecipazione, il senso civico e il costruttivo interesse di ciascuno, fattori questi fondamentali per garantire il perfetto funzionamento dell’intero impianto democratico. Il problema è politico e la risposta non può che essere, inevitabilmente, politica. La democrazia va rivitalizzata e valorizzata a partire dal recupero di determinati valori e da un confronto stimolante e propositivo.

Ma per poter garantire un dibattito pubblico proficuo come si può prescindere dai fatti? Accanto a post-truth, fra le parole dell’anno, abbiamo spesso visto comparire in contrapposizione fact-checking, l’attività di verifica e controllo delle notizie operata da chi si occupa di informazione e non solo. Parallelamente alla crescita della consapevolezza di un ambiente infestato da inesattezze e disinformazione, è infatti cresciuta la richiesta e l’esigenza di operare un riscontro: sui giornali, sui siti specializzati, durante i dibattiti politici, contestualmente alla presentazione di particolari misure da parte di governi e istituzioni. Dando per assodato che non si possa non tener conto dei fatti, e quindi dell’attività di controllo, molti si stanno però domandando quali azioni possano risultare efficaci. La situazione è meno semplice di come possa sembrare: secondo alcuni, ad esempio, la verifica sarebbe maggiormente presa in considerazione quando è di parte; in sostanza tendiamo a credere alla rettifica di una notizia se questa avviene da parte di un soggetto verso cui si ha già una predisposizione favorevole.

È per questo che il modo migliore di rispondere ai neologismi 2016 (sebbene la parola post-truth, come ricorda il Guardian, sia stata usata per la prima volta nel 1992) resta probabilmente la riscoperta della pratica di parole antiche, comuni e preziose come ragione, fiducia e progresso.

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