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22:24 lunedì 30 marzo 2026
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.
Mentre tutti i giornali licenziano, il New York Times ha raggiunto il record di giornalisti assunti: 2300 È una crescita del 50 per cento in dieci anni, che si somma ai 13 milioni di abbonati in tutto il mondo e a un fatturato di quasi un miliardo di dollari.
Il momento più surreale della visita a Roma di Robert Pattinson e Zendaya è stato indubbiamente la foto al Campidoglio con il sindaco Gualtieri Il sindaco è riuscito a rubare la scena anche a due stelle di Hollywood, a conferma del naturale carisma con cui si conduce sempre in tutte le uscite social.
KitKat ha confermato che il furto di un camion con 12 tonnellate di KitKat avvenuto in Italia è una notizia vera, è successo davvero Mentre parliamo, c'è qualcuno, da qualche parte in Europa, che sta nascondendo 413.793 barrette di KitKat a forma di macchina da Formula 1.
Fred Again ha messo su YouTube tutto il (già leggendario) concerto in cui ha suonato assieme a Thomas Bangalter dei Daft Punk La versione integrale del concerto dell’Alexandra Palace di Londra dura due ore e ha già accumulato più 820 mila visualizzazioni su YouTube.
Trump ha detto in maniera molto chiara ed esplicita che vorrebbe prendersi il petrolio iraniano Ma ha anche aggiunto che ci sono degli «scemi» negli Stati Uniti che glielo stanno impedendo. Non ha chiarito chi siano questi scemi, però.
Il reboot cancellato di Buffy si è rivelato uno dei peggiori disastri della storia della tv La cancellazione della serie reboot è una sconfitta per tutti: Disney, la regista Chloé Zhao, Sarah Michelle Gellar, e soprattutto i fan.
Stando alla ricostruzione della Questura di Roma, il “controllo” a Ilaria Salis prima della manifestazione No Kings è stato fatto perché nessuno aveva capito che si trattava di quella Ilaria Salis Il controllo all'europarlamentare è durato circa un'ora, tanto è stato necessario perché gli agenti si accorgessero di chi avevano davanti.

Gli uragani coi nomi femminili fanno più morti per pregiudizi sessisti

11 Luglio 2017

Le persone prendono meno seriamente i rischi associati a un uragano incombente, se quest’ultimo ha il nome di una donna. È la scoperta assurda, ridicola se non fosse agghiacciante, a cui è giunto un team di ricercatori che ha analizzato gli ultimi sessant’anni di fenomeni atmosferici letali per l’uomo. I risultati dello studio, pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences, mostrano chiaramente che i tassi di mortalità degli uragani “femminili” sono regolarmente più alti di quelli degli omologhi “maschili”.

Gli studiosi della University of Illinois e dell’Arizona State University si sono riferiti ai dati compresi tra il 1950 e il 2012. Considerando i 47 fenomeni più distruttivi, quelli con nomi femminili hanno causato una media di 45 morti, paragonate alle 23 di quella delle calamità con denominazioni dell’altro sesso. E, a sottolineare i risultati, la differenza dei tassi di mortalità è risultata essere ancora più accentuata in presenza di casi studio di nomi «fortemente maschili e fortemente femminili», ha scritto il Washington Post. «Il nostro modello suggerisce che cambiare il nome di un uragano di grande potenza da Charley a Eloise può significare il triplo delle morti», recita il testo della ricerca.

Hurricane Jeanne Strikes Florida Coast

Sharon Shavitt, co-autrice dello studio, ha detto che i risultati indicano un «sessismo implicito». Per provarlo, il suo team ha organizzato sei esperimenti, presentando una serie di domande a un gruppo variabile tra le 100 e le 346 persone. In un esercizio, i partecipanti hanno dato per scontato che un uragano “maschio” sarebbe stato più potente di uno “femmina”, e in un altro chi è stato messo davanti a un ipotetico uragano con un nome femminile non si è dimostrato altrettanto disposto a lasciare la propria abitazione per mettersi al riparo, come nel caso speculare di una tempesta con un nome maschile. Visti i risultati in cui sono incappati, i titolari dello studio hanno chiesto espressamente alla comunità scientifica di riconsiderare la pratica di denominazione di questo tipo di fenomeni atmosferici: «Per quanto i meteorologi abbiano pensato a lungo che l’uso di nomi di persone per gli uragani permettesse di rendere più chiaro il processo informativo, questa pratica si inserisce anche nei più diffusi e ben sviluppati stereotipi di genere, con effetti inattesi e potenzialmente letali».

Immagini Getty Images
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