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00:48 domenica 31 maggio 2026
Netanyahu ha detto apertamente di aver ordinato all’IDF di occupare almeno il 70 per cento della Striscia di Gaza Questo nonostante sia formalmente in vigore un cessate il fuoco che già garantiva a Israele il controllo sul 53 per cento della Striscia.
In Toy Story 5 c’è anche Bad Bunny e si è scoperto che interpreta il personaggio Fetta di pizza con occhiali Personaggio al momento molto misterioso, di cui sappiamo solo che è una fetta di pizza, che indossa occhiali da sole e che è «estremamente cool».
C’è un tracker di voli aerei che segue solo i voli sui quali c’è qualcosa che non sta andando per il verso giusto Variazioni di altitudine, turbolenze, manovre inaspettate, rotte sbagliate: tutto quello che non vorremmo succedesse mai in volto, a portata di clic.
Il Tribeca è il primo grande festival al mondo a inserire in concorso un film fatto interamente con l’AI Dreams of Violets racconta le proteste in Iran del gennaio 2026, è costato 2 mila dollari ed è stato realizzato in tre mesi usando solo AI.
La nuova campagna di Jacquemus è un documentario su una giornata in compagnia di Pamela Anderson e dei suoi due figli Si intitola A Day With Pamela and Her Sons e ci sono i figli di Pamela Anderson che la prendono molto in giro.
C’è una proposta di legge di iniziativa popolare per tassare i grandi patrimoni anche in Italia Si tratta di un'imposta progressiva sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, che interesserebbe solo l'1 per cento della popolazione.
Firenze ha aumentato moltissimo le zone della città in cui è vietato aprire nuovi B&B e fare affitti brevi Nelle zone ora incluse nel blocco ci sono 67 mila abitazioni che ora non potranno essere destinate né all'uno né all'altro scopo.
Uno studio ha dimostrato che in un film è più probabile venga scelto come protagonista un uomo che si chiama Chris o un animale parlante piuttosto che una donna over 60 «Le donne sono metà della popolazione. E invecchiamo. Allora dove sono le storie su di noi?», ha commentato l'attrice Emma Thompson.

Gli uragani coi nomi femminili fanno più morti per pregiudizi sessisti

11 Luglio 2017

Le persone prendono meno seriamente i rischi associati a un uragano incombente, se quest’ultimo ha il nome di una donna. È la scoperta assurda, ridicola se non fosse agghiacciante, a cui è giunto un team di ricercatori che ha analizzato gli ultimi sessant’anni di fenomeni atmosferici letali per l’uomo. I risultati dello studio, pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences, mostrano chiaramente che i tassi di mortalità degli uragani “femminili” sono regolarmente più alti di quelli degli omologhi “maschili”.

Gli studiosi della University of Illinois e dell’Arizona State University si sono riferiti ai dati compresi tra il 1950 e il 2012. Considerando i 47 fenomeni più distruttivi, quelli con nomi femminili hanno causato una media di 45 morti, paragonate alle 23 di quella delle calamità con denominazioni dell’altro sesso. E, a sottolineare i risultati, la differenza dei tassi di mortalità è risultata essere ancora più accentuata in presenza di casi studio di nomi «fortemente maschili e fortemente femminili», ha scritto il Washington Post. «Il nostro modello suggerisce che cambiare il nome di un uragano di grande potenza da Charley a Eloise può significare il triplo delle morti», recita il testo della ricerca.

Hurricane Jeanne Strikes Florida Coast

Sharon Shavitt, co-autrice dello studio, ha detto che i risultati indicano un «sessismo implicito». Per provarlo, il suo team ha organizzato sei esperimenti, presentando una serie di domande a un gruppo variabile tra le 100 e le 346 persone. In un esercizio, i partecipanti hanno dato per scontato che un uragano “maschio” sarebbe stato più potente di uno “femmina”, e in un altro chi è stato messo davanti a un ipotetico uragano con un nome femminile non si è dimostrato altrettanto disposto a lasciare la propria abitazione per mettersi al riparo, come nel caso speculare di una tempesta con un nome maschile. Visti i risultati in cui sono incappati, i titolari dello studio hanno chiesto espressamente alla comunità scientifica di riconsiderare la pratica di denominazione di questo tipo di fenomeni atmosferici: «Per quanto i meteorologi abbiano pensato a lungo che l’uso di nomi di persone per gli uragani permettesse di rendere più chiaro il processo informativo, questa pratica si inserisce anche nei più diffusi e ben sviluppati stereotipi di genere, con effetti inattesi e potenzialmente letali».

Immagini Getty Images
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