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Siccome a Sandra Huller piacciono solo i ruoli difficili, nel suo prossimo film interpreterà un maschio, scrittore, morto di cancro al cervello Il film si chiama Arbeit und Struktur ed è ispirato al diario di Wolfgang Herrndorf, morto prematuramente a causa di un tumore al cervello.
In Polonia c’è stato un certo panico per una violazione dello spazio aereo da parte della Russia, ma poi si è scoperto che la colpa era di uno stormo di uccelli Un grosso stormo di uccelli, come hanno confermato gli stessi militari inviati sul luogo per accertarsi del fatti. Non è escluso che fossero uccelli russi.
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.

La Milano di Steinberg

Il 15 ottobre inaugura alla Triennale la mostra che celebra la città in cui il disegnatore ha vissuto e a cui ha dedicato molte delle sue opere.

di Studio
14 Ottobre 2021

C’è una citazione famosissima di Saul Steinberg (da un’intervista di Sergio Zavoli del 1967) che non solo riassume perfettamente la sua concezione del disegno, ma anche il suo spirito, quel modo intenso e al tempo stesso leggerissimo che aveva di pensare e di vivere: «Il disegno come esperienza e occupazione letteraria mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere. Lo scrivere è un mestiere talmente orribile, talmente difficile… Anche la pittura e la scultura sono altrettanto difficili e complicate e per me sarebbero una perdita di tempo. C’è nella pittura e nella scultura un compiacimento, un narcisismo, un modo di perdere tempo attraverso un piacere che evita la vera essenza delle cose, l’idea pura; mentre il disegno è la più rigorosa, la meno narcisistica delle espressioni».

Nel 1933, dopo aver studiato filosofia a Bucarest, il diciannovenne ebreo Saul Steinberg parte per Milano. Per pagarsi gli studi al Politecnico, facoltà di Architettura, disegna vignette umoristiche per le riviste Bertoldo (Rizzoli) e Settebello (Mondadori). Si laurea nel 1940, poco prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali fasciste che lo costringono a lasciare l’Italia. Viene rinchiuso a San Vittore e nel campo di internamento di Tortoreto, un periodo che non ha mai voluto rivangare: quando, anni dopo, Adelphi gli propone di scrivere le sue memorie, lui rifiuta. Nel 1942 riesce a ottenere il visto per gli Stati Uniti e si stabilisce a New York, dove comincia a lavorare per il New Yorker. Continua a farlo per quasi sessant’anni, realizzando 642 illustrazioni e 85 copertine. Ma Steinberg non dimentica mai gli anni in Italia e per tutta la vita mantiene contatti con gli intellettuali e gli artisti conosciuti a Milano, in particolare lo scrittore e architetto Aldo Buzzi, tornando spesso a lavorare (e per un certo periodo anche a vivere) in Italia.

Saul Steinberg, Galleria di Milano, 1951 © The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York

Saul Steinberg, Woman Seated 1950 – 51© The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York

Saul Steinberg, Senza titolo, 1965 © The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York

La mostra a Triennale Milano, a cura di Francesca Pellicciari, Italo Lupi e Marco Belpoliti, realizzata insieme alla casa editrice Electa, celebra la città in cui Steinberg ha vissuto e a cui ha dedicato molte delle sue opere. Disegni a matita, a penna, ad acquerello, maschere di carta, oggetti e sculture, documenti e fotografie: circa 350 prestiti da istituzioni come il Jewish Museum e la Hedda Sterne Foundation di New York, il Museum of Fine Arts di Boston, più un importante corpus di opere della Biblioteca Nazionale Braidense recentemente ricevute dalla Saul Steinberg Foundation. L’allestimento disegnato da Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto mette in dialogo i lavori di Steinberg con la struttura architettonica del primo piano della Triennale. La mostra si concentra sugli anni di formazione di Steinberg, dal 1933 al 1941, e sul legame che lo unisce all’Italia, presenza ricorrente nei suoi disegni, come testimoniato dai quattro leporelli ideati per il Labirinto per ragazzi, realizzato dallo studio di Architettura BBPR nel 1954 all’interno del Parco Sempione a Milano in concomitanza con la decima Triennale o dalla serie di disegni realizzati negli anni Settanta.

Saul Steinberg, Now!, 1960 – 1965

Saul Steinberg, Senza titolo, 1954 inchiostro su matita su carta

Saul Steinberg, Senza titolo, 1953 inchiostro su carta. Su gentile concessione MIC – Biblioteca Nazionale Braidense, Milano

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