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Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

La storia dello champagne comunista voluto da Stalin

06 Novembre 2019

Citando Stalin, «non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta», ma forse sorseggiando champagne sì. Prima che radical chic diventasse l’epiteto infamante con cui screditare la sinistra (o almeno una parte), fu lo stesso autoritario leader sovietico a farsi “champagne socialist”. Perché quando i capi di Stato sono ossessionati da un determinato cibo o bevanda, l’intero modo in cui il Paese mangia può cambiare. E a Stalin piaceva lo champagne.

Come riporta Atlas Obscura, raccontando la storia della nascita dello spumante sovietico, lo Sovetskoye Shampanskoye, tre anni dopo la profonda carestia che attraversò l’Unione Sovietica, il Cremlino rivolse la propria attenzione alla mancanza di bollicine. Dopo aver bloccato l’importazione della bevanda (che arrivava in Russia dalla Francia, e che era troppo cara per la popolazione), il 28 Luglio 1936 in una riunione del Pcus fu deliberata una risoluzione che impegnava il governo sulla produzione di uno champagne che fosse sovietico. L’idea venne appunto direttamente da Stalin, nato nella Repubblica democratica della Georgia, la culla più antica al mondo della cultura vinicola. «Lo Champagne è un importante segno di benessere», diceva, altro che la promessa leniniana di “pane e pace”. Nel tentativo di dimostrare che l’Unione Sovietica avesse molto più da offrire, «gli venne l’idea di rendere disponibili cose come spumante, caviale e cioccolato a un prezzo piuttosto basso, in modo da poter dire che il lavoratore sovietico tipo viveva come gli aristocratici nel vecchio mondo», spiega Jukka Gronow, autore di Caviar with Champagne; il lusso comune e l’ideale della bella vita nella Russia di Stalin. Al fine di trasformare in realtà una simile retorica, il governo sovietico avviò quindi un piano per la costruzione di nuovi vigneti, di fabbriche e magazzini, nonché il reclutamento e la formazione di migliaia di nuovi lavoratori.

Ma lo stato della viticoltura sovietica rese complicata la realizzazione del progetto. Dopo molti esperimenti, si optò per una miscela di uva Aligoté e Chardonnay, e per una tecnologia che prevedeva un processo di maturazione di appena 25 giorni, rispondendo così solo all’esigenza di dare uno spumante alle masse, ma non di produrre una bevanda di qualità (per nasconderne l’acidità il sapore venne ulteriormente alterato aggiungendovi lo zucchero). Alla fine del decennio, lo Sovetskoye Shampanskoye fu comunque ampiamente disponibile a Mosca e in altre città, servito alla spina nei negozi. «Nonostante il gusto e il fatto che rimase troppo costoso per il consumo quotidiano, divenne un simbolo di tutte le celebrazioni sovietiche», continua Gronow. «Era la “Coca-Cola dell’Unione”, lo bevevi ed era come fare la bella vita».

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