«La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
Il creatore di Squid Game dice che la seconda stagione sarà molto diversa
Ormai sappiamo che di Squid Game ci sarà una seconda stagione, la conferma l’ha data nelle scorse settimane il creatore della serie, Hwang Dong-hyuk. Adesso Hwang sta iniziando a raccontare qualche dettaglio della stagione che verrà: stando a un talk tenuto durante un evento organizzato da Entertainment Weekly, ci saranno nuove linee narrative e, soprattutto, una “nuova vita” per Seong Gi-hun, il giocatore 456 interpretato da Lee Jung-jae.
Per raccontare quello che ha in mente per la nuova stagione della serie («non sono ancora nella posizione di discuterne ufficialmente, però») il regista ha fatto un paragone con Guerre Stellari. «[…] Abbiamo conosciuto Gi-hun come un personaggio capace di mostrare una profonda umanità in certe situazioni. Che è però solo un altro modo di dire che è capace di mostrare questa umanità solo in maniera molto “passiva”. Ma credo che nella seconda stagione, visto ciò che ha imparato dai giochi e dall’esperienza vissuta, sarà capace di mostrare quei lati della sua personalità in maniera più attiva». Il paragone con il Front Man, il personaggio che in passato ha vinto lo Squid Game e poi è entrato a farne parte, viene immediato: lui è Darth Vader, è un Sith. «C’è chi diventa un Jedi e c’è chi diventa Darth Vader, no? Penso che anche Gi-hun a un certo punto sarà messo alla prova, dovrà sostenere e superare lo stesso tipo di prova che ha portato il Front Man a essere il Front Man». Lee Jung-jae era accanto al regista durante il talk di EW e, scherzando, ha detto che «se il Front Man fossi io, sarei il Front Man più spaventoso mai visto».
Durante lo stesso evento, l’attore Park Hae-soo (cioè il giocatore 218, il “genio” dell’Università di Seoul) ha esaltato il lavoro di tutto il team creativo dietro alla serie. In particolare, Park si è detto entusiasta di come Squid Game sia riuscita a raccontare una storia «quintessenzialmente coreana». Ha poi aggiunto che «il fatto che una cosa sulla quale abbiamo lavorato così tanto e che abbiamo mostrato a tutto il mondo nella nostra lingua e con tanti riferimenti alla nostra cultura, il fatto che questa cosa sia stata amata da così tante persone in tutto il mondo, il fatto che così tanta gente ci si sia ritrovata dentro, di tutto questo io sono davvero molto orgoglioso».
«La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
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