Più che il disagio adolescenziale, la serie Netflix descrive l'impotenza e l'inadeguatezza di genitori e istituzioni di fronte a giovani magari vicini fisicamente, ma mentalmente più lontani che mai.
Adolescence tornerà con una seconda stagione
La Plan B Entertainment, società di Brad Pitt che ha prodotto la prima stagione, ha confermato che si sta già lavorando sulla prossima.
Dopo il successo mondiale, la decisione del governo inglese di mostrarla nelle scuole medie del Paese e le critiche piccate di Boris Johnson (altra prova della bellezza di questa serie, se mai ce ne fosse ancora bisogno), Adolescence adesso prosegue. Letteralmente: la serie avrà una seconda stagione, a produrla sarà ancora Plan B Entertainment, la casa di produzione di Brad Pitt. In un’intervista a Deadline, i co-presidenti di Plan B, Dede Gardner e Jeremy Kleiner, hanno detto che stanno discutendo della «prossima iterazione» dello serie insieme al regista Philip Barantini. Senza entrare nello specifico, hanno concluso che cercheranno di «allargare il tema, rimanere fedeli al suo Dna e non essere ripetitivi».
Commentando il successo della serie, alla Plan B si sono detti essere sinceramente grati perché ha dimostrato che una «storia apparentemente piccola, “locale” ed emotiva» può toccare tutte le persone del mondo. Gardner ha aggiunto che si augurano di essere riusciti a cambiare il dibattito pubblico offrendo un punto di vista inedito, merito anche della regia di Barantini e della sua scelta di girare ogni episodio in un unico piano sequenza.
Sempre a Deadline, Kleiner ha rivelato l’entusiastico appoggio che Brad Pitt ha dato alla serie, sin da quando era poco più di un soggetto proposto ad Amazon Prime Video, mesi prima che Netflix decidesse di dare la luce verde al progetto dei creatori Stephen Graham e Jack Thorne. «Rimase sconvolto», ha detto Kleiner della reazione di Pitt dopo la prima lettura della sceneggiatura di Adolescence. Da quel momento «è stato parte dell’energia, della determinazione, del desiderio di portare a termine questa impresa».
In pochi hanno visto i suoi film, pochissimi al di sotto dell'età pensionabile hanno visto Walker Texas Ranger, nessuno conosce le sue terribili idee politiche, ma tutti hanno visto i meme basati su di lui. Ed è quello che oggi piangiamo: non Norris, ma l'internet della nostra giovinezza.
L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.