Il donatore più generoso di queste elezioni ha puntato sulle sfide per il Senato in Texas, Ohio, Iowa e Maine. Le hanno vinte tutte i democratici, che si sono ripresi Camera e Senato.
Il Brasile è il primo Paese del mondo a pubblicare una tabella di marcia per abbandonare i combustibili fossili da subito e per sempre
Le linee guida promesse alla COP30 di Belém propongono misure concrete, dal metano ai sussidi, ma non sono vincolanti e non fissano date. Il documento, quindi, rischia di restare un manifesto e niente più.
Il Brasile ha pubblicato la prima «tabella di marcia» mondiale per abbandonare i combustibili fossili, e nel documento non c’è nemmeno una scadenza. Le linee guida, insieme a un secondo documento sulla deforestazione, erano state promesse alla COP30 di Belém, l’anno scorso, come compromesso dopo che i Paesi partecipanti avevano litigato a lungo sull’opportunità di inserire impegni sui combustibili fossili nelle conclusioni del vertice. Come scrive il Guardian, il messaggio del governo brasiliano è che tutti i Paesi possono cominciare subito a liberarsi di carbone, petrolio e gas, senza aspettare nuove tecnologie, e che farlo può far crescere l’economia e ridurre la povertà. I suggerimenti sono concreti: ridurre subito il gas bruciato o disperso nei siti di estrazione, perché il metano è un gas serra 80 volte più potente dell’anidride carbonica; tagliare i sussidi alle aziende che estraggono, lavorano e distribuiscono combustibili fossili; costruire nuovi impianti rinnovabili. Ma il documento non è vincolante, e lascia a ogni Paese il compito di valutare quanto dipende dai fossili e quali misure scegliere.
È proprio questo il limite. Joeri Rogelj, professore di Scienza e Politica del Clima all’Imperial College di Londra, lo considera un passo avanti ma, dice, senza un calendario preciso, una scadenza vincolante e una serie di tappe intermedie «resta poco chiaro quanto in fretta bisognerebbe muoversi per rispettare l’accordo di Parigi», cioè per contenere il riscaldamento globale ed evitare che la temperatura media della Terra aumenti di più di due gradi rispetto all’era pre industriale. André Corrêa do Lago, che ha presieduto la COP30, definisce invece le linee guida «documenti di attuazione». L’idea è che le conferenze sul clima smettano di concentrarsi sulla negoziazione di nuovi accordi e comincino a mettere in pratica quelli già presi, e che a occuparsene siano i Ministeri dell’Economia, dei Trasporti, dell’Energia e delle Infrastrutture. Intanto un gruppo di quasi 60 Paesi, riuniti ad aprile a Santa Marta, in Colombia, ha formato una coalizione separata dalle COP per scrivere i propri piani nazionali, e alcuni, tra cui Germania, Francia e Paesi Bassi, ne hanno già presentati di molto più precisi. La COP31 si terrà questo mese ad Antalya, in Turchia.
Il secondo documento, quello sulle foreste, fa invece i conti con quanto servirebbe per proteggere l’Amazzonia, le foreste del Congo e quelle del sudest asiatico. Secondo le stime delle Nazioni Unite, servirebbero circa 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 e 500 entro il 2050, mentre oggi se ne spendono circa 85. Alla COP30 il Brasile aveva creato un fondo apposito, il Tropical Forests Forever Facility, che finora ha raccolto circa 7,4 miliardi di dollari. Che le linee guida siano uscite adesso non è un caso. Il Brasile le ha pubblicate poco più di una settimana dopo la rielezione di Lula: con lui al governo, negli ultimi quattro anni la deforestazione è calata di circa il 70 per cento, mentre il suo sfidante Flávio Bolsonaro, se avesse vinto, avrebbe probabilmente riportato il Paese alle politiche del padre, che dell’Amazzonia aveva entusiasticamente promosso lo sfruttamento.