Hype ↓
06:32 domenica 1 febbraio 2026
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Perché la serie non ha tradito Gomorra

Il racconto in tv della camorra scandalizza. Ma il problema sta nel modo in cui Saviano e il suo bestseller sono stati recepiti dal principio.

01 Giugno 2016

Da dieci anni Roberto Saviano continua a essere oggetto di discorsi, dibattiti, polemiche. E questo già dice molto dell’influenza fortissima che Gomorra – il libro continua a esercitare sulla società italiana. Un caso abbastanza unico, direi; magari nel passato ci sono state cose di questa entità, ma non me ne vengono in mente altre. Di certo per una serie di ragioni che vanno oltre gli aspetti letterari e giornalistici, anche se fino a un certo punto.

Ora, per esempio, l’uscita della seconda stagione di Gomorra – La serie ha resuscitato vecchie questioni che risalgono alla prima edizione del libro. La maggior parte dei commenti che mi è capitato di leggere imputano a Saviano, in quanto firma della serie, un tradimento della sua missione testimoniale. Essendo il prodotto televisivo un racconto dove il male è ovunque e può produrre immedesimazione – anzi lo script punta chiaramente a farci vivere le gesta di questi boss senza leggi morali con una partecipazione emotiva che non corrisponde alla condanna in senso stretto – il messaggio antimafia dello scrittore sarebbe in qualche modo stato vanificato. Quando leggo commenti simili, mi chiedo sempre se chi li scrive abbia mai letto e con quanta attenzione il libro. Perché il problema a me è sempre sembrato l’esatto contrario.

ITALY-DRUG-MAFIA-SCAMPIA

Ricordo benissimo che, quando finii di leggere Gomorra all’epoca della sua uscita, telefonai a un amico scrittore che ne era entusiasta per dirgli che mi era piaciuto un sacco, anche se ne avrei levato un pezzo, e che il motivo per cui mi era piaciuto era soprattutto la forza con cui Saviano era riuscito a rappresentare le dinamiche di potere della camorra, il modo in cui rendeva il male qualcosa di affascinante, soprattutto nella parte in cui raccontava la vicenda degli scissionisti. Dissi al mio amico che l’effetto poteva essere in qualche modo assimilato a quello prodotto dai personaggi di Bret Easton Ellis, di cui da lettori riconosciamo chiaramente la devianza morale, ma proprio per questo finiscono per conquistarci. D’altra parte, nel caso di Gomorra, questo tipo di processo ha anche un suo risvolto di utilità, per così dire. Capire sulla nostra pelle che la camorra può essere affascinante ci permette di capire perché tanta gente, tanti ragazzi, scelgono – ed è certamente una scelta – di diventare camorristi. Esattamente in questo si trovava la natura letteraria, che così tanto ha confuso le acque, del bestseller di Roberto Saviano. E ricordiamolo ancora una volta: la letteratura è elitaria per sua definizione e non può occuparsi di chi non ha le categorie etiche ed estetiche per interpretarla. Bisognerebbe eccepire qualunque cosa sennò, per esempio che Littell fa diventare nazisti, che Amis e Houellebecq fanno diventare cinici, che Dostoevskij fa diventare assassini.

La nostra tradizione letteraria e culturale è la ragione per cui il libro ha finito per essere recepito nel modo in cui sappiamo, sfruttandone una parte tutto sommato minoritaria (il finale pasoliniano) e le conseguenze esistenziali subite dall’autore (che, a mio avviso, più che essere legate al libro sono legate al post-libro, alle visite a Casal di Principe, agli interventi in televisione, etc.). In Italia, ancora oggi nel 2016, viviamo con un sentimento di scandalo o almeno di inutilità, l’idea che un prodotto culturale – un libro, un film, un’istallazione – non producano un messaggio educativo, pedagogico. In Italia non abbiamo, ancora oggi nel 2016, nessuna fiducia nel racconto, attraverso qualsiasi mezzo, in sé e per sé. La ricezione maggioritaria da parte degli operatori culturali di Gomorra lo interpretò come una specie di documento ufficiale dell’antimafia e Saviano fu abbastanza travolto da questa cosa e prestò il fianco e il volto a questa cosa. Personalmente è stato il momento in cui ho finito per svalutare di più la sua bravura, la sua incredibile e naturale capacità di concentrarsi ossessivamente su quella storia per raccontarla. Non per cambiare il mondo. Perché andava raccontata e basta.

ITALY-DRUG-MAFIA-SCAMPIA

Ancora più del film di Garrone, la serie, soprattutto la seconda stagione che è meno concentrata sull’azione, è il trattamento più fedele e rispettoso che sia stato fatto a questa specie di miracolo editoriale. Guardandola respiro finalmente le boccate d’ossigeno di una televisione italiana matura, che non si occupa di nascondere o edulcorare la realtà e che racconta come nessuno ha mai fatto le strade squallide e affascinanti della periferia napoletana. Chi parla di esagerazioni non sa di cosa parla: immagino non sia mai andato a comprare droga a Scampia,  ma neanche abbia mai letto un pezzo di cronaca locale.  Fior di napoletani protestano visto che a loro avviso rovinerebbe l’immagine della città, poi magari la sera vanno a casa e si guardano le puntate di The Wire. Che dicono in proposito i cittadini di Baltimora? Meglio tenersi allora Un posto al sole, come leggo sul Foglio, che ok, è un prodotto televisivo longevo e di successo, ma diciamo sul serio? Questo momento in cui i riferimenti del nostro autore più conosciuto al mondo si spostano da Goffredo Fofi a “Shakespeare” è solo da salutare come un passaggio all’età adulta. Altrimenti continuiamo a fare andare a braccetto Un posto al sole e «io so ma non ho le prove» senza lamentarci.

Foto di Mario Laporta (AFP/Getty Images).
Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.