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L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia
Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
La Biennale di Venezia è sotto accusa per la decisione di ammettere la Russia tra i Paesi partecipanti alla prossima edizione. L’annuncio da parte della Biennale risale a inizio mese, la decisione è stata spiegata con il rifiuto «di qualsiasi forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte», come si legge nel comunicato stampa con cui venivano presentati i Paesi partecipanti e gli eventi collaterali di quest’anno.
In risposta a questo comunicato, martedì 10 marzo, in una dichiarazione congiunta, il Commissario europeo per la Tecnologia, Henna Virkkunen, e il Commissario europeo per la Cultura, Glenn Micallef, hanno affermato che «gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue», aggiungendo che la decisione del festival di riammettere la Russia dopo quattro anni di assenza seguiti all’invasione dell’Ucraina «non è compatibile con la risposta collettiva dell’Ue alla brutale aggressione della Russia». I commissari hanno avvertito che, se alla Russia sarà consentito di partecipare, «valuteranno ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione Ue in corso alla Fondazione Biennale (l’ente che organizza l’evento, ndr)». Ovviamente, sulla vicenda è intervenuto anche il governo ucraino, nella persona del Ministro degli Esteri Andriy Sybiha: «La Biennale di Venezia è una delle più autorevoli piattaforme artistiche del mondo e non può diventare un palcoscenico sul quale vengono minimizzati i crimini di guerra che ogni giorno la Russia commette contro il nostro popolo e il nostro patrimonio culturale», ha detto, in un comunicato stampa firmato assieme alla Ministra della Cultura Tetyana Berezhna.
Ad opporsi alla partecipazione russa alla Biennale 2026 (che inaugurerà il 9 maggio) sono anche i ministri della Cultura di 22 paesi (tra cui Francia, Germania, Polonia e Ucraina). Nella lettera, ottenuta e pubblicata da Politico, i ministri hanno esortato la Biennale a «riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa perché il Paese rimane soggetto a sanzioni europee e internazionali, anche in ambito culturale, imposte per la sua violazione del diritto internazionale e della sovranità dell’Ucraina». Anche il Ministero della Cultura italiano ha espresso una netta opposizione rispetto alla decisione della Biennale. Dall’altra parte la scelta è stata immediatamente festeggiata dal Cremlino: Mikhail Shvydkoy, rappresentante speciale del Presidente per la cooperazione culturale internazionale, ha celebrato l’evento come un successo diplomatico e dimostrazione del fatto che la Russia non è affatto isolata come la si vorrebbe.
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Lo scrittore ha recentemente ribadito che «non è dell'umore giusto» per scrivere il finale, gettando nello sconforto chi da anni lo attende. Ma il tormentato rapporto con la sua opera più famosa dice molto su cosa significhi oggi essere uno scrittore di successo.