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21:56 sabato 1 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Cosa possiamo imparare da Robert Venturi

È morto l'architetto padre del postmoderno, autore del celebre Imparare da Las Vegas: ecco perché usarlo come antidoto al sovranismo.

21 Settembre 2018

La morte di Robert Venturi (18 settembre) ha già sollevato reazioni molto sentite ma piuttosto simili da parte di giornalisti e critici di ogni età e provenienza. I due libri infatti che l’architetto di Filadeflia ha pubblicato in vita, Complexity and Contradiction in Architecture (1966) e Learning from Las Vegas (1972) appartengono infatti al paesaggio teorico che ogni architetto del pianeta scopre in giovane età e si porta dietro per sempre per orientarsi ben al di là della mera professione. E così, leggendo i vari obituary, si nota un generale commiato non solo al venerato maestro, ma soprattutto alle proprie e rispettive giovinezze, tutte accomunate dall’incontro con Venturi.

Nato nel 1925 da un padre originario di Atessa, in Abruzzo, e una madre, Vanna, molto attiva nelle battaglie democratiche – tanto che si convertì alla religione quacchera perché l’unica a-gerarchica che si riuniva in cerchio – Venturi si laurea a Princeton con una tesi dedicata al contesto nell’architettura moderna, il tallone d’Achille del nuovo linguaggio arrivato negli Usa dall’Europa. Come tutti gli americani, Venturi si reca in Europa per un viaggio di formazione, naturalmente a Roma, e per tutta la vita invece di festeggiare il compleanno come tutti, festeggerà ogni anno la data del suo primo arrivo nella Città eterna. L’incontro con i monumenti antichi e in particolare i capolavori del Manierismo lo segnano per sempre, specie dopo il soggiorno all’American Academy nel ’54-‘56. Tornato a casa lavora per due maestri assoluti, Louis Kahn ed Eero Saarinen, quindi si mette in proprio.

Il primo progetto: la Vanna Venturi House (1962)

Il primo edificio è una casa per sua madre che da anni campeggia su un francobollo americano. Comincia a insegnare e a un’assemblea per la salvaguardia di un edificio universitario conosce una collega più giovane dai capelli rossi che guida la protesta contro la sua demolizione e che lo sgrida subito per non aver preso la parola in suo aiuto. È Denise Scott Brown: si sposano nel 1966, su imbeccata di Tom Wolfe vanno insieme a Las Vegas con gli studenti di Yale per studiare la città del vizio che è diventata la capitale pop della vita sulle quattro ruote, nasce il figlio Jim. Nello stesso anno esce il primo libro pubblicato dal MoMA e corredato da una mostra epocale: è la fine del modernismo, il ritorno prepotente dello storicismo e della compresenza di riferimenti eterogenei, ambigui e incoerenti; nello stesso anno Aldo Rossi pubblica L’architettura della città. Ci vorranno ancora dodici anni per chiamarlo postmodernismo, di cui i due testi sacri venturiani sono considerati i manifesti. L’impatto è enorme, unanimi arrivano le condanne e le critiche da destra (negli Usa) e da sinistra (i marxisti europei), ma fioccano le riedizioni e le imitazioni. Leggendo Imparare da Las Vegas, che molto si deve a Scott Brown (in Italia l’ultima edizione è pubblicata da Quodlibet), Rem Koolhaas decide di voler trarre una lezione di architettura alla stessa maniera, ma da un’altra città e scrive così Delirious New York (1978), un anno prima del celebre libro di Lyotard (La condizione postmoderna).

Una doppia pagina interna di Imparare da Las Vegas

Venturi ricorda di aver sentito parlare del postmoderno già quando era al college alla fine degli anni Quaranta, ma sarà poi l’allievo Koolhaas a scrivere che il postmoderno è l’ultimo stile «e tale resterà»: per questo Venturi rimarrà a lungo un punto di riferimento universale, perché non c’è scampo al multiculturalismo nell’età della globalizzazione. Piazza San Marco, la sua preferita, esemplifica bene tutto questo: viene creduta un monumento identitario omogeneo tanto dai leghisti quanto dalle contesse di Italia Nostra, espressione presunta cioè di un’unica civiltà e invece è il prodotto della stratificazione di contributi tardoromani, bizantini, levantini, veneti, rinascimentali, fiorentini, manieristi, neoclassici, francesi, austriaci, è insomma la Times Square dello storicismo.

L’ironia irriverente del maestro di Filadelfia lo portava a fare paragoni dissacranti come questo, ma non solo. Una volta sul vaporetto l’ho visto mandare un bacio alla chiesa palladiana di San Giorgio Maggiore e alla mia domanda di spiegazioni rispose «la amo perché è il primo esempio di shed decorato, una facciata piatta ma piena di informazioni e decorazioni proprio come un casinò del Nevada». La stessa famiglia Venturi esemplifica insomma alla perfezione il multiculturalismo globalizzato (architetto abruzzese-americano-cattolico-quacchero lui, urbanista ebrea-sudafricana di origini lettoni-lituane, lei) e per questo il figlio Jim è la persona più indicata a conservarne la memoria attraverso il film documentario cui lavora da oltre un decennio e ora finalmente in uscita, Learning from Bob & Denise. Nonostante la sbornia sovranista, abbiamo ancora molto da imparare, quindi a presto caro Bob.

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