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19:57 lunedì 23 febbraio 2026
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.
A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Dopo 13 anni, l’episodio “Ozymandias” di Breaking Bad ha perso il suo 10/10 su IMDb per colpa di una guerra tra il fandom di Breaking Bad e quello di Game of Thrones Era l'unico episodio di una serie tv ad aver mai raggiunto quel traguardo. Che ora è andato perso per colpa della "bellicosità" del suo fandom.
Reynisfjara, la famosissima “spiaggia nera” in Islanda, è stata praticamente distrutta da una mareggiata Il vento e le onde hanno causato il crollo di una grande scogliera: al momento, l'accesso alla spiaggia è impossibile (oltre che vietato).
Bad Bunny avrà il suo primo ruolo da attore protagonista in un film che si intitola Porto Rico, che parla di Porto Rico e che è diretto da un regista di Porto Rico Il cast principale include anche Viggo Mortensen, Edward Norton e Javier Bardem, con Alejandro G. Iñárritu a fare da produttore esecutivo.

Robert Pirsig e la Me Generation

È morto a 88 anni l'autore de Lo zen e dell'arte della manutenzione della motocicletta, il bestseller di culto che ha segnato un passaggio di epoche.

26 Aprile 2017

Uno dei miei primi ricordi legati ai libri, ma ai libri in quanto oggetti e non letture, è l’onnipresenza visiva di quella copertina e di quel dorso Adelphi nelle librerie delle case che frequentavo da ragazzino: casa mia, ma anche case di amici dei miei. Lo zen è l’arte della manutenzione della motocicletta è stato il libro che, nella metà degli anni Ottanta, si trovava in quelle case, gli appartamenti dei rivoluzionari diventati borghesi (ma che borghesi lo erano sempre stati), le case dei marxisti che di lì a poco avrebbero dovuto fare i conti con un mondo post-ideologico e con i tascabili Feltrinelli di Pennac e Vázquez Montalbán. Era un libro di cui si parlava molto, di cui si è parlato per anni, che si citava a cena, che si portava in vacanza a Stromboli. Un libro vendutissimo in America, ma anche in Italia – fosse solo per quel bellissimo e bizzarro titolo: cosa ci può essere di più lontano dall’idea di zen di una motocicletta? – e che, al di là dei suoi meriti letterari, ha segnato più di tanti altri un passaggio epocale, come scrive anche il Guardian, nell’obituary dedicato alla scomparsa del suo autore Robert Pirsig, avvenuta il 24 aprile in Maine, definendolo: «Una guida per la transizione culturale dai ribelli anni Sessanta alla “me generation” dei Settanta». Passaggio che in Italia viene vissuto in differita per una felice coincidenza tra i tempi storico-sociali e quelli editoriali: la prima edizione Adelphi è del 1981 e ha molto più senso che sia stato così, perché negli anni Settanta – uscì in America nel 1974 – non sarebbe stato accolto con lo stesso fervore.

PirsigIl suo successo e la sua diffusione lo faranno poi, diremmo oggi, diventare un meme.  Mistificato, parodiato o addirittura considerato il capostipite di una ideale biblioteca new age degli anni Ottanta-Novanta, affiancato da profezie di Celestino, gabbiani Jonathan Livingston e Coelho assortiti. Un’aura che in qualche modo lo ha avvolto fino a oggi, se la risposta alla domanda: «Hai mai letto Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta?», che stamattina ho fatto al collega trentenne seduto accanto a me in redazione è stata: «No perché mi è sempre sembrata una cosa troppo new age». Matteo Codignola di Adelphi mi dice che il libro fa parte di una categoria al tempo stesso sfuggente ma chiarissima che è diventata una specie di sottogenere della casa editrice, «a partire da Siddharta per arrivare al recentemente pubblicato e per molti anni dimenticato La ricerca del leone di Russel Hoban».

Ed è vero che il libro porta con sé una sfumatura “sapienziale”, ma è anche molto di più. Dopo aver superato il trauma di averne sentito parlare troppo dagli “adulti”, l’ho letto a diciott’anni,  nel corso di uno dei miei primi viaggi da solo, con la macchina e la tenda, una situazione ideale per leggere un libro il cui spunto di partenza è un viaggio con la moto e la tenda (di un padre e di un figlio piccolo, con una coppia di amici). Me ne sono innamorato per ragioni, credo, molto poco legate al suo messaggio sapienziale – la famosa “qualità” sempre citata dagli adulti – che credo all’epoca di aver colto ben poco.

Riprendendolo dopo molto tempo, cinque o sei anni fa, mi sono accorto di quanto fosse fondato quell’innamoramento sul piano letterario. Lo zen è un libro che unisce virtuosamente racconto di viaggio, memoir e saggio filosofico, rimanendo impigliato nella memoria più che per la sua parte teorica per la forza del suo racconto e per la singolarità della vicenda biografica del suo autore: un genio precoce con disturbi psichiatrici e una storia di terapie di elettroshock, finito a studiare filosofia in Oriente, ritrovatosi a scrivere manuali tecnici di funzionamento in America, appassionato di motociclette, che ci parla di un viaggio sulle strade americane con suo figlio piccolo e, appunto, della sua vita.

zencover2Difficile insomma staccare nettamente le fortune del libro dalla biografia dell’autore: come ogni mito fondativo che si rispetti, quello di Pirsig scrittore di successo nasceva dall’incomprensione: le famose 120 lettere di rifiuto ricevute, spesso citate in quelle stesse cene degli anni Ottanta come prova dell’esistenza di un genio troppo puro per essere riconosciuto, ma anche forse come speranza di riconversione delle proprie passioni dalla politica alle classifiche di vendita: era il mito ideale per quella “me generation” che sarebbe fiorita e che dopo aver creduto invano che un altro mondo fosse possibile, iniziò a credere che fosse possibile almeno un altro me. La vita dell’autore avrebbe infine subito un crollo – che il lettore conosce nella postfazione e che aumenta la forza emotiva di quello che ha appena finito di leggere – e avrebbe di nuovo attraversato la vita: un altro matrimonio, un’altra figlia e un altro libro, che sarebbe per sempre rimasto oscurato dagli echi dell’esordio bestseller. Quando scrivi il libro della vita rischi di poterne scrivere uno e uno soltanto e Pirsig, come dice Codignola, «è un caso da manuale di scrittore da libro unico».

Dal 1981, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta ha venduto in Italia 500 mila copie e ogni anno continua a vendere circa 10 mila copie, «se si conosce il mercato dei tascabili oggi in profonda crisi», dice Codignola, «è un numero ragguardevole per un libro di quasi quarant’anni fa». Questo incrocio tra successo commerciale e la sua essenza di feticcio culturale ne fa uno dei più grossi e interessanti casi editoriali del Novecento e oltre. Chissà quanto ancora durerà la scia della sua attrazione, ma intanto possiamo leggerlo, se non lo abbiamo fatto, o rileggerlo ancora, soprattutto noi che di “me generation” qualcosa ne sappiamo.

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