Polemiche ↓
16:27 venerdì 10 aprile 2026
Sabina Guzzanti ha pubblicato su YouTube il suo documentario sul centro sociale Spin Time di Roma Il film è uscito nel 2021, ma Guzzanti lo ha pubblicato adesso online perché vuole «far conoscere questa realtà prima che sia troppo tardi», cioè prima che arrivi lo sgombero.
Nei suoi primi 100 giorni da sindaco di New York, Mamdani ha fatto una cosa meglio di tutti i suoi predecessori: aggiustare le buche per strada Il sindaco ha appena sigillato la centomillesima buca della sua amministrazione, un traguardo raggiunto nei cento giorni dall'insediamento. E di cui va molto fiero.
I Nine Inch Nails hanno annunciato un nuovo album che uscirà tra neanche una settimana Si intitola Nine Inch Noize, uscirà il 17 aprile ed è l'ufficializzazione del trio Trent Reznor, Atticus Ross e Alexander Ridha, in arte Boys Noize.
Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.
Una ricercatrice è riuscita a completare la prima mappa dei nervi del clitoride E grazie a questa mappa si è scoperto che le informazioni che avevamo sul clitoride non solo erano pochissime ma in molti casi anche sbagliate.
Il governo pakistano si è inventato due giorni di festa nazionale per svuotare Islamabad ed evitare disordini durante il negoziato tra Usa e Iran La capitale al momento è deserta: per strada non c'è quasi nessuno, ci sono poliziotti e soldati ovunque, in attesa dell'arrivo delle delegazioni di Usa e Iran.
Per la prima volta in dieci anni non c’è neanche un film italiano in corsa per la Palma d’oro al Festival di Cannes Le ultime speranze riguardavano il nuovo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte. Che però, a quanto pare, non è ancora finito.
La tregua tra Usa e Iran prevederebbe un pedaggio di 2 milioni di dollari per ogni nave che passa per lo Stretto di Hormuz. Prima della guerra non c’era nessun pedaggio Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.

Robert Pirsig e la Me Generation

È morto a 88 anni l'autore de Lo zen e dell'arte della manutenzione della motocicletta, il bestseller di culto che ha segnato un passaggio di epoche.

26 Aprile 2017

Uno dei miei primi ricordi legati ai libri, ma ai libri in quanto oggetti e non letture, è l’onnipresenza visiva di quella copertina e di quel dorso Adelphi nelle librerie delle case che frequentavo da ragazzino: casa mia, ma anche case di amici dei miei. Lo zen è l’arte della manutenzione della motocicletta è stato il libro che, nella metà degli anni Ottanta, si trovava in quelle case, gli appartamenti dei rivoluzionari diventati borghesi (ma che borghesi lo erano sempre stati), le case dei marxisti che di lì a poco avrebbero dovuto fare i conti con un mondo post-ideologico e con i tascabili Feltrinelli di Pennac e Vázquez Montalbán. Era un libro di cui si parlava molto, di cui si è parlato per anni, che si citava a cena, che si portava in vacanza a Stromboli. Un libro vendutissimo in America, ma anche in Italia – fosse solo per quel bellissimo e bizzarro titolo: cosa ci può essere di più lontano dall’idea di zen di una motocicletta? – e che, al di là dei suoi meriti letterari, ha segnato più di tanti altri un passaggio epocale, come scrive anche il Guardian, nell’obituary dedicato alla scomparsa del suo autore Robert Pirsig, avvenuta il 24 aprile in Maine, definendolo: «Una guida per la transizione culturale dai ribelli anni Sessanta alla “me generation” dei Settanta». Passaggio che in Italia viene vissuto in differita per una felice coincidenza tra i tempi storico-sociali e quelli editoriali: la prima edizione Adelphi è del 1981 e ha molto più senso che sia stato così, perché negli anni Settanta – uscì in America nel 1974 – non sarebbe stato accolto con lo stesso fervore.

PirsigIl suo successo e la sua diffusione lo faranno poi, diremmo oggi, diventare un meme.  Mistificato, parodiato o addirittura considerato il capostipite di una ideale biblioteca new age degli anni Ottanta-Novanta, affiancato da profezie di Celestino, gabbiani Jonathan Livingston e Coelho assortiti. Un’aura che in qualche modo lo ha avvolto fino a oggi, se la risposta alla domanda: «Hai mai letto Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta?», che stamattina ho fatto al collega trentenne seduto accanto a me in redazione è stata: «No perché mi è sempre sembrata una cosa troppo new age». Matteo Codignola di Adelphi mi dice che il libro fa parte di una categoria al tempo stesso sfuggente ma chiarissima che è diventata una specie di sottogenere della casa editrice, «a partire da Siddharta per arrivare al recentemente pubblicato e per molti anni dimenticato La ricerca del leone di Russel Hoban».

Ed è vero che il libro porta con sé una sfumatura “sapienziale”, ma è anche molto di più. Dopo aver superato il trauma di averne sentito parlare troppo dagli “adulti”, l’ho letto a diciott’anni,  nel corso di uno dei miei primi viaggi da solo, con la macchina e la tenda, una situazione ideale per leggere un libro il cui spunto di partenza è un viaggio con la moto e la tenda (di un padre e di un figlio piccolo, con una coppia di amici). Me ne sono innamorato per ragioni, credo, molto poco legate al suo messaggio sapienziale – la famosa “qualità” sempre citata dagli adulti – che credo all’epoca di aver colto ben poco.

Riprendendolo dopo molto tempo, cinque o sei anni fa, mi sono accorto di quanto fosse fondato quell’innamoramento sul piano letterario. Lo zen è un libro che unisce virtuosamente racconto di viaggio, memoir e saggio filosofico, rimanendo impigliato nella memoria più che per la sua parte teorica per la forza del suo racconto e per la singolarità della vicenda biografica del suo autore: un genio precoce con disturbi psichiatrici e una storia di terapie di elettroshock, finito a studiare filosofia in Oriente, ritrovatosi a scrivere manuali tecnici di funzionamento in America, appassionato di motociclette, che ci parla di un viaggio sulle strade americane con suo figlio piccolo e, appunto, della sua vita.

zencover2Difficile insomma staccare nettamente le fortune del libro dalla biografia dell’autore: come ogni mito fondativo che si rispetti, quello di Pirsig scrittore di successo nasceva dall’incomprensione: le famose 120 lettere di rifiuto ricevute, spesso citate in quelle stesse cene degli anni Ottanta come prova dell’esistenza di un genio troppo puro per essere riconosciuto, ma anche forse come speranza di riconversione delle proprie passioni dalla politica alle classifiche di vendita: era il mito ideale per quella “me generation” che sarebbe fiorita e che dopo aver creduto invano che un altro mondo fosse possibile, iniziò a credere che fosse possibile almeno un altro me. La vita dell’autore avrebbe infine subito un crollo – che il lettore conosce nella postfazione e che aumenta la forza emotiva di quello che ha appena finito di leggere – e avrebbe di nuovo attraversato la vita: un altro matrimonio, un’altra figlia e un altro libro, che sarebbe per sempre rimasto oscurato dagli echi dell’esordio bestseller. Quando scrivi il libro della vita rischi di poterne scrivere uno e uno soltanto e Pirsig, come dice Codignola, «è un caso da manuale di scrittore da libro unico».

Dal 1981, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta ha venduto in Italia 500 mila copie e ogni anno continua a vendere circa 10 mila copie, «se si conosce il mercato dei tascabili oggi in profonda crisi», dice Codignola, «è un numero ragguardevole per un libro di quasi quarant’anni fa». Questo incrocio tra successo commerciale e la sua essenza di feticcio culturale ne fa uno dei più grossi e interessanti casi editoriali del Novecento e oltre. Chissà quanto ancora durerà la scia della sua attrazione, ma intanto possiamo leggerlo, se non lo abbiamo fatto, o rileggerlo ancora, soprattutto noi che di “me generation” qualcosa ne sappiamo.

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