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16:21 venerdì 3 aprile 2026
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda i suoi soldati speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventati ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
La prima immagine del nuovo film di Bong Joon-ho non sembra per niente un film di Bong Joon-ho Il film si intitola Ally e ha una protagonista così carina e paciosa che molti non riescono a credere che venga dalla stessa mente che ha pensato Parasite.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
Le correzioni di Jonathan Franzen diventerà una serie Netflix con protagonista Meryl Streep L'adattamento sarà a cura dello stesso Franzen, che della serie sarà anche produttore esecutivo assieme a Streep.
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».
La nuova opera di Maurizio Cattelan è un numero telefonico da chiamare per confessargli i vostri peggiori peccati Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.

Robert Pirsig e la Me Generation

È morto a 88 anni l'autore de Lo zen e dell'arte della manutenzione della motocicletta, il bestseller di culto che ha segnato un passaggio di epoche.

26 Aprile 2017

Uno dei miei primi ricordi legati ai libri, ma ai libri in quanto oggetti e non letture, è l’onnipresenza visiva di quella copertina e di quel dorso Adelphi nelle librerie delle case che frequentavo da ragazzino: casa mia, ma anche case di amici dei miei. Lo zen è l’arte della manutenzione della motocicletta è stato il libro che, nella metà degli anni Ottanta, si trovava in quelle case, gli appartamenti dei rivoluzionari diventati borghesi (ma che borghesi lo erano sempre stati), le case dei marxisti che di lì a poco avrebbero dovuto fare i conti con un mondo post-ideologico e con i tascabili Feltrinelli di Pennac e Vázquez Montalbán. Era un libro di cui si parlava molto, di cui si è parlato per anni, che si citava a cena, che si portava in vacanza a Stromboli. Un libro vendutissimo in America, ma anche in Italia – fosse solo per quel bellissimo e bizzarro titolo: cosa ci può essere di più lontano dall’idea di zen di una motocicletta? – e che, al di là dei suoi meriti letterari, ha segnato più di tanti altri un passaggio epocale, come scrive anche il Guardian, nell’obituary dedicato alla scomparsa del suo autore Robert Pirsig, avvenuta il 24 aprile in Maine, definendolo: «Una guida per la transizione culturale dai ribelli anni Sessanta alla “me generation” dei Settanta». Passaggio che in Italia viene vissuto in differita per una felice coincidenza tra i tempi storico-sociali e quelli editoriali: la prima edizione Adelphi è del 1981 e ha molto più senso che sia stato così, perché negli anni Settanta – uscì in America nel 1974 – non sarebbe stato accolto con lo stesso fervore.

PirsigIl suo successo e la sua diffusione lo faranno poi, diremmo oggi, diventare un meme.  Mistificato, parodiato o addirittura considerato il capostipite di una ideale biblioteca new age degli anni Ottanta-Novanta, affiancato da profezie di Celestino, gabbiani Jonathan Livingston e Coelho assortiti. Un’aura che in qualche modo lo ha avvolto fino a oggi, se la risposta alla domanda: «Hai mai letto Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta?», che stamattina ho fatto al collega trentenne seduto accanto a me in redazione è stata: «No perché mi è sempre sembrata una cosa troppo new age». Matteo Codignola di Adelphi mi dice che il libro fa parte di una categoria al tempo stesso sfuggente ma chiarissima che è diventata una specie di sottogenere della casa editrice, «a partire da Siddharta per arrivare al recentemente pubblicato e per molti anni dimenticato La ricerca del leone di Russel Hoban».

Ed è vero che il libro porta con sé una sfumatura “sapienziale”, ma è anche molto di più. Dopo aver superato il trauma di averne sentito parlare troppo dagli “adulti”, l’ho letto a diciott’anni,  nel corso di uno dei miei primi viaggi da solo, con la macchina e la tenda, una situazione ideale per leggere un libro il cui spunto di partenza è un viaggio con la moto e la tenda (di un padre e di un figlio piccolo, con una coppia di amici). Me ne sono innamorato per ragioni, credo, molto poco legate al suo messaggio sapienziale – la famosa “qualità” sempre citata dagli adulti – che credo all’epoca di aver colto ben poco.

Riprendendolo dopo molto tempo, cinque o sei anni fa, mi sono accorto di quanto fosse fondato quell’innamoramento sul piano letterario. Lo zen è un libro che unisce virtuosamente racconto di viaggio, memoir e saggio filosofico, rimanendo impigliato nella memoria più che per la sua parte teorica per la forza del suo racconto e per la singolarità della vicenda biografica del suo autore: un genio precoce con disturbi psichiatrici e una storia di terapie di elettroshock, finito a studiare filosofia in Oriente, ritrovatosi a scrivere manuali tecnici di funzionamento in America, appassionato di motociclette, che ci parla di un viaggio sulle strade americane con suo figlio piccolo e, appunto, della sua vita.

zencover2Difficile insomma staccare nettamente le fortune del libro dalla biografia dell’autore: come ogni mito fondativo che si rispetti, quello di Pirsig scrittore di successo nasceva dall’incomprensione: le famose 120 lettere di rifiuto ricevute, spesso citate in quelle stesse cene degli anni Ottanta come prova dell’esistenza di un genio troppo puro per essere riconosciuto, ma anche forse come speranza di riconversione delle proprie passioni dalla politica alle classifiche di vendita: era il mito ideale per quella “me generation” che sarebbe fiorita e che dopo aver creduto invano che un altro mondo fosse possibile, iniziò a credere che fosse possibile almeno un altro me. La vita dell’autore avrebbe infine subito un crollo – che il lettore conosce nella postfazione e che aumenta la forza emotiva di quello che ha appena finito di leggere – e avrebbe di nuovo attraversato la vita: un altro matrimonio, un’altra figlia e un altro libro, che sarebbe per sempre rimasto oscurato dagli echi dell’esordio bestseller. Quando scrivi il libro della vita rischi di poterne scrivere uno e uno soltanto e Pirsig, come dice Codignola, «è un caso da manuale di scrittore da libro unico».

Dal 1981, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta ha venduto in Italia 500 mila copie e ogni anno continua a vendere circa 10 mila copie, «se si conosce il mercato dei tascabili oggi in profonda crisi», dice Codignola, «è un numero ragguardevole per un libro di quasi quarant’anni fa». Questo incrocio tra successo commerciale e la sua essenza di feticcio culturale ne fa uno dei più grossi e interessanti casi editoriali del Novecento e oltre. Chissà quanto ancora durerà la scia della sua attrazione, ma intanto possiamo leggerlo, se non lo abbiamo fatto, o rileggerlo ancora, soprattutto noi che di “me generation” qualcosa ne sappiamo.

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