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08:18 martedì 7 aprile 2026
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventate ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
La prima immagine del nuovo film di Bong Joon-ho non sembra per niente un film di Bong Joon-ho Il film si intitola Ally e ha una protagonista così carina e paciosa che molti non riescono a credere che venga dalla stessa mente che ha pensato Parasite.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
Le correzioni di Jonathan Franzen diventerà una serie Netflix con protagonista Meryl Streep L'adattamento sarà a cura dello stesso Franzen, che della serie sarà anche produttore esecutivo assieme a Streep.
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».

Per onorare Carrie Fisher, meglio smettere di postare Leila in bikini?

30 Dicembre 2016

«Non essere una schiava come lo sono stata io… Continua a combattere contro quel costume da schiava», aveva detto Carrie Fisher a Daisy Ridley, l’attrice che interpreta Rey, il personaggio della saga di Star Wars introdotto nel recente Il Risveglio della Forza. Fisher, che c0m’è noto è scomparsa qualche giorno fa all’età di sessant’anni, è diventata celebre al grande pubblico anche per l’interpretazione della principessa Leila in una scena del Ritorno dello Jedi, il film del 1983, in cui il suo personaggio era vestito di un solo bikini dorato ed era tenuto al guinzaglio dal malvagio Jabba the Hutt. L’attrice, oltre al suo costume, detestava la simbologia di quella sequenza, scrive Quartz.

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Tra le altre cose, il sito nota che quella scena di inizio anni Ottanta non era solo legata a immaginari maschilisti, ma anche ingiustificata su un piano narrativo: nella storia, Leila non è mai ridotta a semplice oggetto sessuale, e anzi «genera una delle eroine dei film d’azione meno stereotipate e vincolate dell’intera storia di Hollywood». Nel primo film della saga, Guerre stellari, ad esempio Luke Skywalker si appresta a venire in suo soccorso, in sottofondo parte anche una musica vagamente romantica… ma Leila/Carrie lo liquida con un sardonico «non sei un po’ basso per appartenere alle truppe d’assalto?».

Anche quando si innamora di Han Solo, non si limita – come spesso accade ai ruoli femminili delle rom-com – a fargli da spalla, ma nello stesso Il ritorno dello Jedi si traveste per salvarlo da una fine ingloriosa, dopo aver ingannato Jabba the Hutt. Nella sua ultima apparizione come principessa Leila, nel Risveglio della Forza, Carrie Fisher abbatte un’altra delle barriere dell’industria cinematografica, venendo rappresentato come una donna che sta realisticamente, banalmente invecchiando. Quindi, sostiene Quartz, più che schiacciarla su una parte del suo ruolo – che peraltro lei stessa detestava, come abbiamo visto – sarebbe meglio ricordare che la principessa Leila è stata molte cose, e può continuare a essere un simbolo femminista.

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