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00:22 martedì 17 marzo 2026
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.
Agli Oscar due film hanno vinto lo stesso premio e così molte persone hanno scoperto che agli Oscar si può pareggiare e che è già successo sette volte in passato È avvenuto nella categoria Miglior cortometraggio live action, dove il premio lo hanno vinto sia The Singers che Two People Exchanging Saliva.
In Voce Triennale arriva Equinozio, tre giorni e tre notti di concerti, performance e talk per festeggiare l’inizio della primavera Da venerdì 20 a domenica 22 marzo «una lunga e leggera progressione di danze», come l'ha definita il curatore Carlo Antonelli.
Macron ha usato una canzone dei Justice come colonna sonora del video in cui presenta il nuovo arsenale nucleare francese Il post è stato successivamente modificato per rimuovere la canzone, lasciando solo le parole nette del Presidente sull’invincibilità delle armi nucleari francesi.
Il siparietto tra Anna Wintour e Anne Hathaway sul palco degli Oscar è la miglior trovata della campagna promozionale del Diavolo veste Prada 2 Non c'è ancora la certezza matematica della sua partecipazione al sequel, ma sul palco degli Oscar di ieri si è molto immedesimata nel ruolo di Miranda Priestly.
A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo «Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.
Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.

Richard S. Wurman

Profilo di Richard S. Wurman, maestro delle conferenze. L’uomo che ha fondato TED oggi continua a fare parlare le persone di ciò che gli interessa ascoltare.

12 Ottobre 2012

Richard Saul Wurman ha 77 anni e nella schiacciante maggioranza dei ritratti ufficiali una lunga sciarpa gli si attorciglia al collo. Potrebbe essere un anziano e florido architetto di Manhattan, lo sguardo acquoso poggiato sulla lenta eutanasia della penisola, e invece vive nell’anonima Newport, tra avvocati in pensione e vecchi conservatori suburbaniti. Insieme alla moglie, la scrittrice 67enne Gloria Nagy, nel 1994 ha abbandonato New York in cerca di «una vita più autentica» e da allora occupa una magione ottocentesca nel Rhode Island. L’ha acquistata «per “soli” 2,2 milioni di dollari», si chiama Orchard, dispone di 13 stanze da letto e 11 bagni. Su di sé una volta Wurman ha lasciato scritto: «Sono uno degli ultimi umanisti», un’altra «Non so fare nulla…».

Il che non è esattamente vero. Richard S. è uno dei più incisivi information architect, termine che si dice abbia coniato lui stesso, della sua generazione, nonché l’autore di oltre 80 libri, alcuni dei quali best-seller come Information Anxiety, sui soggetti più disparati. In uno dei più recenti racconta la sua vita in forma di favola. La citazione, del resto, continuava: «… ma mi piace ascoltare le persone che sanno fare qualcosa».

Seguendo questa inclinazione, trent’anni fa Wurman ha trovato la sua seconda raison d’être dopo l’organizzazione dei dati: fare parlare le persone. In breve, ha cominciato a produrre seminari e congressi sulle cose che lo interessavano – che fossero la tecnologia, il jazz o la sanità – finché ha messo a battesimo quello che il New Yorker ha definito: «L’evento che ha settato lo stile della comunicazione intellettuale nell’era digitale». Era il 1984 e Saul Wurman inaugurava a Monterey (California) i primi TED, facendo intervenire un pugno di amici che qualcosa lo sapevano fare e raccontare: Herbie Hancock, Nick Negroponte e Steve Jobs per citarne solo alcuni.

All’epoca, ovviamente, non c’erano ancora la caricata ironia geek, la ricerca del “WOW!” a tutti i costi e il colossale circuito mediatico che hanno reso il TED che conosciamo uno spettacolo online da 800 milioni di spettatori annui (una cifra pari a ¾ dei biglietti del cinema staccati negli USA lungo tutto il 2011) e che sempre più spesso fanno mettere in discussione il reale valore di alcuni talk.  Banalmente, più di tutto, non c’era Internet. Il TED girava intorno a idee, ideatori e al tipo di conversazioni che Richard Saul avrebbe avuto «il piacere di ospitare nel salotto di casa» e che, peraltro, probabilmente comunque ospitava. Parlando di Wurman con il NY Times, Nicholas Negroponte, fondatore ed ex direttore dell’ M.I.T. Media Lab, due anni fa ha dichiarato: «Ricky ha passato la vita nel business del “capire”. Questo è quello che fa. Aiuta la gente e a capire i luoghi, le persone e i processi e usa le conferenze per farlo».

Nel 2001 erano ormai 17 anni che Wurman organizzava TED e iniziava «a esserne annoiato».  È in quel momento che gli si presenta davanti Chris Anderson – soltanto omonimo del creatore ed editor di Wired – con una valigetta contenente 14 milioni di dollari per comprare l’intero format. Baracca e burattini passano così di mano e a Richard S. resta solo lo spin-off sulla salute (fino al 2010), il TED MED. All’inizio i rapporti tra Chris e Wurman sono cordiali, poi via via più freddi fino a sprofondare in un’antipatia nemmeno troppo celata e se oggi andate a leggere la storia del TED su ted.com, vi resterà l’impressione che si tratti di una creatura di Anderson accidentalmente inventata da qualcun altro.

L’ultima volta che Wurman è salito sul palco del TED, questa volta come semplice oratore, gli astanti hanno giudicato la sua presentazione disorientante, confusa ed elefantiaca. Chi lo ha difeso, come Negroponte, ha sostenuto che il tipo di comunicazione che si fa oggi al TED, in cui ogni passaggio è studiato, quasi sceneggiato, per massimizzare l’impatto scenico, il WOW! appunto, si sia ormai allontanato troppo dallo stile da salotto che aveva in mente Richard S. quando ha inaugurato il format. «Oggi TED è troppo orchestrato, è venuta meno  la spontaneità», ha detto qualche settimana Wurman fa al Financial Times.

Nel decennio successivo alla sua vendita, quello che all’epoca sembrava un buon prezzo a cui cedere il brand, oggi assomiglia più a una liquidazione. Sotto la guida di Anderson e grazie all’esplosione di internet, dei video online e dei social network, TED è ora un evento globale con un indotto miliardario. A quanto mi risulta nessuno ha mai domandato a Wurman se nutra dei rimpianti ma, da quel che posso avere intuito del personaggio, sarei piuttosto portato a mettere un po’ di fiches sul no.

A 77 anni, comunque, Richard S. continua a fare parlare le persone per il puro piacere di ascoltare informazioni che lui per primo è curioso di sentire e quest’anno ha lanciato WWW, un nuovo format di conferenze basato su confronti a due tra persone interessanti provenienti da diversi campi, molte delle quali suoi amici personali, da Frank Gehry a Matt Groening, da Quincy Jones all’illusionista David Blaine fino ad alcuni vertici di Google, Dreamworks e HBO . Il primo appuntamento si è svolto dal 18 al 20 settembra a Redlands, una località fuori Los Angeles che Wurman ha praticamente “noleggiato” per l’occasione, spendendo oltre un milione di dollari di tasca propria per produrre l’evento. Il modello era l’esatto opposto di quello del TED, nessun limite di tempo per la conversazione, nessun canovaccio preparato e anche la copertura online era di fatto inesistente. Il solo modo per assistere alle discussioni era pagando un biglietto da 16.000 dollari e sedendosi a uno dei 299 posti disponibili nel piccolo auditorium di fianco all’albergo in cui tutti, conferenzieri e pubblico, risedevano.

L’idea era quella di dare ai paganti la possibilità di avere un contatto intimo e diretto con gli individui che avevano pagato per ascoltare. «WWW avrebbe potuto svolgersi 2.500 anni fa con Aristotele e Socrate sul palco»., ha dichiarato Wurman al FT. Il fatto che 2.500 anni fa non si pagasse un ingresso da 16.000 dollari per accedere all’anfiteatro, potrebbe in parte aiutarci a spiegare perché WWW non sia andato nemmeno lontanamente vicino al break-even e, alla fine della tre giorni, Richard S. sia stato spinyo a riconsiderare un paio di cose, tra cui questa: «Forse 10.000 dollari sarebbe stato un prezzo più appropriato» (Financial Times – Life after TED).

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