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08:21 lunedì 2 novembre 2026
Curry Barker, il regista di Obsession, ha fatto uscire a sorpresa un nuovo film e l’ha pubblicato gratuitamente sul suo canale YouTube Si intitola Mama Bear, dura sette minuti e, dopo averlo visto, tutti dicono la stessa cosa: non ci si capisce niente.
Quando si è trattato di scappare dalla giustizia, Flavio Bolsonaro si è improvvisamente ricordato delle sue origini venete e soprattutto del passaporto italiano concessogli dal governo Meloni Ha lasciato il Paese passando per Argentina ed Ecuador ed è atterrato a Miami. Nella lista passeggeri risulta cittadino italiano: un riconoscimento ottenuto nel 2023 in tempi piuttosto veloci.
È stato presentato il primo report sulle librerie italiane, in cui si scopre che nell’83 per cento dei Comuni italiani non c’è nemmeno una libreria Il settore vale 1,8 miliardi, conta 4.451 punti vendita ma otto Comuni su dieci non ne hanno neanche uno. I librai chiedono, per l'ennesima volta, una politica nazionale.
Gli studenti serbi hanno festeggiato la vittoria alle elezioni con un gigantesco rave di 24 ore nella piazza simbolo delle proteste La festa in piazza Slavija è durata quasi 24 ore, con decine di migliaia di persone che cantavano «Freed from Regime».
Dopo 100 anni è stata ritrovata la “Bibbia” perduta in cui F.W. Murnau mise tutte le foto e i disegni dal set che raccontano le leggendarie (e misteriosissime) riprese del suo Faust MUBI Editions e la Cinémathèque française pubblicano il diario di scena che per anni si credeva fosse andato perduto, e che oggi mostra come il più riservato dei registi del cinema muto costruiva le sue immagini.
Nel Mediterraneo ci sono così tanti yacht che i miliardari non trovano più posti in cui parcheggiarli Nel mondo ci sono circa 210 mila yacht più lunghi di 12 metri e 160 mila posti barca per ormeggiarli. Per i proprietari è diventata una gara, per i fondi d'investimento uno degli affari più promettenti del momento.
I Calibro 35 hanno fatto un album interamente ispirato ai romanzi di James Ellroy e alla Los Angeles dei noir Nato come colonna sonora del documentario di Francesco Zippel premiato con il Nastro d’Argento, Ellroy vs L.A. è il nuovo disco dei Calibro 35: 12 brani di funk noir ispirati al maestro del crime americano.
In Cina la bolla dell’AI è già scoppiata, anticipando quello che potrebbe succedere anche negli Stati Uniti e in Europa In quattro mesi i titoli cinesi dell'intelligenza artificiale e dei chip hanno perso 480 miliardi di dollari. La bolla è già scoppiata, e quello che succede a Pechino potrebbe anticipare quello che succederà in Occidente.

Perché è assurdo dare un reddito alle madri

Quanto sarebbe folle l’idea di un reddito di maternità? Ne abbiamo parlato con tre economiste.

18 Aprile 2019

Nel 1981 l’economista Barbara Bergmann pubblicò un saggio dal titolo brutale, “The Economic Risks of Being a Housewife“, il rischio economico di essere casalinga. Il contenuto era ancora più brutale: «Sia la componente sessuale sia la componente non-sessuale dei doveri di una casalinga sono fonti di rischio». Il problema della «componente non-sessuale», cioè lavare, stirare e cucinare, sta nel fatto che «quando perde il “posto di lavoro”, che sia per scelta sua o del marito, la casalinga si scontra col fatto che le occupazioni più vicine alla sua esperienza sono quelle a basso». La «componente sessuale», poi, trasforma la bellezza in «capitale umano» e mette le donne «nella posizione di vedere parte dei suoi asset svanire nel tempo». Bergmann ci è andata giù pesante, però la tesi di fondo è valida: per una donna restare a casa a occuparsi di figli e famiglia è anche, se non soprattutto, un rischio economico. Significa rinunciare a una parte del reddito famigliare. Significa mettersi nelle mani di un partner che magari è disposto a mantenerla oggi ma non sarà disposto a mantenerla in futuro: l’ha detto pure la cassazione che il matrimonio non è «una sistemazione definitiva». Significa uscire dal mondo del lavoro senza sapere se, o come, potrà rientrare.

Lasciamo stare, per un secondo, le considerazioni di principio: quando le donne restano a casa, quali sono le conseguenze economiche, per le dirette interessate e per il Paese? Domanda attuale, visto l’aria che tira: da un lato c’è il ddl Pillon, sospeso in Commissione Giustizia, che vorrebbe abolire l’assegno di mantenimento per i figli; dall’altro il Popolo della Famiglia che ha depositato una proposta di legge su iniziativa popolare per istituire un “reddito di maternità”, cioè pagare mille euro al mese le donne che stanno a casa per accudire i figli fino agli otto anni, con l’obiettivo di incentivare la natalità. Ora, che lo Stato paghi qualcuno perché stia a casa a curare i propri figli, anche dopo il tradizionale congedo di maternità (o paternità), non è un’idea mai sentita. Qualche anno fa Policy Exchange, il think tank conservatore di Londra, aveva suggerito di istituire un sostegno di 50-60 sterline settimanali per i genitori dei bambini con meno di tre anni che sceglievano di non lavorare. In alcuni Paesi europei esistono i cosiddetti “child raising allowance”: in Finlandia un genitore a tempo pieno può ricevere fino a 800 euro al mese, se sceglie di non avvalersi del nido. La differenza è che la misura è rivolta ai genitori di ambo i sessi (anche i papà possono fare i papà a tempo pieno) mentre la proposta del Pdf riguarda soltanto le donne. Dunque le domande sono due: quanto è pericolosa la proposta di “reddito di maternità”, così come l’ha presentata il Pdf? E quanto invece sarebbe meno pericolosa se fosse estendibile anche ai padri?

Ne abbiamo parlato con tre economiste. Per Michela Cella, docente di economia politica alla Bicocca di Milano, è «lo strumento sbagliato in questo momento». Occorre «convincere le donne italiane a lavorare di più, non a lavorare meno», anche perché «la partecipazione femminile alla forza è tra le più basse d’Europa, un grande spreco di capitale umano: pensiamo a una donna laureata che sta a casa, i suoi studi sono costati allo Stato». Incentivare un ulteriore uscita delle donne dal mondo del lavoro è particolarmente pericoloso, avverte, in un contesto in cui divorzi e separazioni sono più comuni: «Cosa fa una donna che non lavora, in caso di separazione? L’ha detto pure la Cassazione che non ci si può aspettare che l’ex marito garantisca il tenore di vita». E se il reddito fosse esteso ai padri? In pratica, dice Cella, finirebbero ad avvalersene comunque le donne, «perché contano i fattori culturali e perché, visto che le donne in media guadagnano meno, il loro stipendio è più sacrificabile».

Laura Pagani, docente economia del lavoro sempre alla Bicocca, è più lapidaria: «È una misura che non ha nessuna coerenza». Specie se l’obiettivo è combattere la denatalità: «C’è quest’idea che se le donne stanno a casa fanno più figli. In realtà era così in passato, ma non lo è più: quando l’ingresso delle donne nella forza lavoro era ancora una relativa novità, c’è stata in effetti una correlazione negativa tra lavoro femminile e fertilità, ma è almeno dall’85 che questa correlazione si è invertita. Nei Paesi dove le donne lavorano di più, come Danimarca, Germania e Francia, la natalità è più alta rispetto a Italia, Spagna e Grecia, dove le donne lavorano meno». Il lavoro femminile va incentivato, poi, perché ha effetti documentati sul Pil: «Si calcola se tutti i Paesi Ocse avessero un tasso di partecipazione femminile al lavoro simile a quello della Svezia, che è tra i più virtuosi, il Pil complessivo dei Paesi Ocse aumenterebbe di 6mila miliardi. Se si tiene conto che in Italia il tasso è tra i più bassi dell’Ocse, ci rendiamo conto di che margini di crescita ci sarebbe», dice l’economista, citando un recente report di Pricewaterhouse Coopers (lo trovate qui).

Daniela Piazzalunga, ricercatrice presso l’istituto FBK-IRVAPP e collaboratrice della Voce, fa notare che mille euro al mese sono un gioco che non vale la candela. Da un lato «è una cifra bassa, inferiore allo stipendio di molte donne che lavoro, dunque è probabile che questa misura sarebbe richiesta solo da famiglie dove le donne guadagnano cifre molto basse o starebbero comunque a casa». Dall’altro lato, per lo Stato sarebbe comunque un onere troppo gravoso: «Una misura di questo genere è costosa, gli stessi soldi potrebbero essere investiti sia in misure più efficaci a sostegno delle famiglie sia in sostegno all’occupazione». Un altro problema sta nel lasso di tempo proposto: «Che cosa dovrebbe fare una donna, scaduti gli otto anni? Rientrare al lavoro dopo una pausa così lunga è quasi impossibile». Esiste, conclude Piazzalunga, una letteratura scientifica sugli effetti dei congedi parentali rispetto alla loro durata: «La conclusione è che i congedi di maternità e paternità sono utili e necessari, ma quando superano l’anno di durata possono diventare controproducente perché scatta un deprezzamento del capitale umano. E soprattutto il valore sta nell’idea di preservare il posto». Come ai tempi di Bergmann, insomma, il rischio occupazionale dell’essere casalinghe resta sempre quello: il problema non è tanto cosa succede finché l’impiego c’è, ma quando finisce.

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