Tutto pur di costringere i russi a iscriversi a Max, una app molto simile a Whatsapp ma controllata dal governo stesso, ovviamente.
Il giorno di San Valentino più di un milione di iraniani della diaspora sono scesi in piazza in tutto il mondo per protestare contro il regime
Era dal 1979 che non si vedevano manifestazioni così partecipate di iraniani che vivono lontano dall'Iran.
Il 14 febbraio 2026 non è stato solo il giorno di San Valentino. Per la diaspora iraniana e per chi osserva le faglie geopolitiche del Medio Oriente, è stato il “global day of action”: una mobilitazione senza precedenti che ha portato nelle piazze di tutto il mondo oltre un milione di persone per chiedere la fine della Repubblica Islamica. Mentre Teheran tentava di soffocare nel sangue l’ondata di proteste iniziata a fine 2025, l’Occidente si è risvegliato sommerso dai colori della bandiera imperiale – il Leone e il Sole – in una coordinazione logistica e politica come mai prima d’ora.
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Per un giorno, il cuore della rivolta si è spostato fuori dai confini nazionali, sfruttando le grandi metropoli come megafoni globali. A monaco di Baviera, dove si sta tenendo la Security Conference, summit in cui i più importanti leader mondiali si ritrovano per discutere di sicurezza, circa 250 mila persone hanno invaso il centro città. La presenza del principe ereditario in esilio, Reza Pahlavi, come riporta l’Iran International (la principale testata di opposizione al regime, con sede a Londra) ha trasformato una manifestazione di solidarietà in un evento diplomatico, portando le istanze dei manifestanti direttamente alle orecchie dei leader riuniti in Germania. Come conferma Bbc, a Toronto circa 350 mila manifestanti si sono riversati per le strade riuntiti sotto lo slogan “Regime change”. A Los Angeles, i partecipanti erano più di 350 mila. Qui, il corteo ha sfilato lungo i boulevard, unendo generazioni di iraniani all’estero come non si vedeva dal 1979. Anche a Londra migliaia di persone hanno marciato verso le sedi delle istituzioni, chiedendo sanzioni più dure per il regime dell’Ayatollah e il riconoscimento delle opposizioni democratiche come unici interlocutori che possano parlare a nome degli iraniani nei consessi internazionali.
Il contrasto è netto. Mentre a Teheran la Repubblica Islamica reprime con il favore delle tenebre (letterali e figurati, il black out di internet non è mai finito davvero), nelle piazze del resto del mondo la protesta è iperconnessa, ripresa in 4K e trasmessa in tempo reale, rendendo impossibile per la diplomazia internazionale continuare a ignorare la portata del massacro (6 mila morti accertate ma secondo moltissimi osservatori internazionali e indipendenti il numero è molto più alto di questo, purtroppo). Non si è trattato di una semplice parata: il superamento della quota simbolica del milione di manifestanti in un solo giorno, per giunta in una data “occidentale” come San Valentino, è un messaggio diretto alla Guida Suprema.
La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.