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Princess Carolyn, modello di vita

È il personaggio più forte di BoJack Horseman, la serie animata arrivata all'ultima stagione.

01 Novembre 2019

Per tutta la vita, mia madre ha cercato di crescermi istillando in me l’idea che la mediocrità fosse qualcosa da cui rifuggire. E mentre lei erigeva un tempio granitico al concetto per cui «chi si accontenta gode così così», io provavo a trovare donne icone dello stacanovismo da affiggere alla parete della mia stanza. Per questo sin da quando la prima stagione di BoJack Horseman è arrivata su Netflix nel 2014, ho appiccicato il santino di Princess Carolyn.

Agente e manager di successo in un mondo dedito al machismo (quello di Hollywood), nelle ultime cinque stagioni della serie Princess Carolyn ha esplorato relazioni traballanti riuscendo a “fare tutto” con l’abilità fisica di Lara Croft e un pizzico del know-how tecnico di Ellen Ripley di Alien. Testarda e manipolatrice quando si tratta di chiudere un accordo, facendo proprio il motto «get your shit together» (ovvero, impara a rimetterti in sesto), è riuscita a nascondere dietro il suo schematismo un intero guazzabuglio di contraddizioni; portandola sempre a casa, come si dice. Oscurata dal femminismo esplicito di Diane, la figura positiva della gatta antropomorfa è emersa dopo un iniziale periodo di quiete (e di antipatia da parte del pubblico, che ha espresso il proprio odio anche su Reddit), prorompendo ora nel secondo episodio dell’ultima stagione, la sesta (la seconda parte arriverà il 31 gennaio 2020). Perché se l’esistenza di Princess Carolyn si è sempre mossa su due direttrici parallele, quella del lavoro e quella della vita, è nella puntata “Il nuovo cliente” che il suo personaggio giunge a una svolta: comprendendo quanto, a un certo punto, sia necessario far convergere i binari.

Dopo essere riuscita a realizzare il proprio sogno di adottare una bambina, ne Il nuovo cliente Princess Carolyn, da quel sogno si è svegliata. Ed è arrivato il tempo per lei, ora mamma lavoratrice, di non tornare a letto mai più, specie dopo che anche l’ultima tata si è licenziata infastidita dal fatto che la manager arrivi sempre a casa troppo tardi. Così, anche se alcune problematiche che si ritrova a dover affrontare sono specifiche della sua sola situazione (come il fatto che la bambina adottata sia un’istrice che lei deve “maneggiare” indossando guanti da forno), per la gatta è giunto il momento di fare i conti con le insidie che ogni donna caduta nel tranello del richiamo produttivo ha affrontato: che il pianto di tuo figlio non si fermerà rivolgendosi a Gea, Tailtiu o a tutte le altre divinità della fecondità; che non avrai più il lusso di lasciare il frigorifero vuoto, di decidere di ordinare take away all’ultimo o di morire di fame; che se lavori e non hai una tata su cui fare affidamento, la tua condizione si farà ancora più complessa. Ma poi succede comunque, che diventi mamma senza sapere con esattezza a cosa sei appena andata incontro.

L’episodio diventa frenetico dopo appena pochi secondi perché nel suo ufficio, di Princess Carolyn ce ne sono otto: figure ombra che cullano la bambina, cercano di farla addormentare; programmano la propria agenda, mentre continuano a ricevere telefonate. Princess Carolyn agita un sonaglio per farla divertire, Princess Carolyn prova a farla ridere, Princess Carolyn è stanca, Princess Carolyn vuole che smetta di piangere. E intanto sullo sfondo si avverte il costante e frastornante rumore degli impegni che si sovrappongono, diventando una cacofonia disorientante. È allora che la neo mamma viene nuovamente giudicata: questa volta dalle altre madri lavoratrici che sono state selezionate per il servizio fotografico “Donne di Hollywood che fanno tutto”, dalla rivista Manatee Fair. «Sei qui per farti fotografare e non hai portato la bambina? Guarda che i figli sono tutto. Una donna senza figli è solo una donna che fa». Come è solita fare la serie, «Bojack Horseman usa la vita di un suo personaggio per porre in luce un complicato aspetto della società», scrive The Atlantic, «interrogando l’impossibilità apparente per molte donne di trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro», tra il desiderio di essere una super donna a cui non serve l’aiuto di un uomo e la relativa stanchezza che questa decisione comporta. Così che Princess Carolyn diventi emblema – e vittima – di quel retaggio culturale per cui una donna valga solo in quanto artefice di una progenie, purché si dimentichi di avere un figlio durante le otto ore lavorative. «Molte neo mamme pensano di poter continuare a lavorare come se nulla fosse cambiato. L’ho fatto anche io, cercando di dimostrare a me stesso e agli altri che avrei potuto fare tutto, eppure quando mi addormentavo per strada mi rendevo conto non era così», aveva scritto Mary Beth Ferrante in un editoriale del 2018 per Forbes. Ottenere tutto, fare tutto, perché la mediocrità è per gli stupidi mentre i cervelluti ricercano la perfezione (parafrasando Alex di Arancia Meccanica). Non è così, e infatti, svegliatasi dopo un sonno di due giorni, Princess Carolyn scopre di aver perso l’evento organizzato e un progetto cinematografico («Oh Pesci!»); perché l’universo non consente a nessuno, in particolare a una donna, di prendersi una pausa senza che vi siano conseguenze. Inutile dire che, grazie a una buona dose di ingegno e determinazione, anche questa volta riesca ad atterrare in piedi.

Ed eccola di nuovo, mia madre, che mi ha educato a dare il massimo in ogni ambito della vita e che se, nel caso la realtà si fosse dimostrata più grande di sua figlia, prendere il meglio da ogni situazione poteva essere abbastanza. Doveva essere abbastanza. Capita anche a Princess Carolyn, che al termine dell’episodio confida alla sua nemesi Vanessa Gekko, in una sorta di auto-flagellazione, che pensa di essere migliore come agente che come madre, terrorizzata dal pensiero di non riuscire ad amare il «progetto senza nome di Princess Carolyn» quanto ama il suo lavoro. «Ti prendi cura di ogni progetto e questo è soltanto un nuovo lavoro, soltanto un nuovo cliente. Ed è spietato», le dice Vanessa, liberandola dalla vergogna di non riuscire a eccellervi da subito. «Devi solo fare il meglio che puoi e sapere che è il meglio che puoi fare». Princess Carolyn torna a casa. Decide che la bambina, ancora senza nome, si chiamerà Ruthie, come quella ragazza inventata che nel nono episodio della quarta stagione scoprivamo essere il modo della gatta per affrontare il trauma di una giornata terribile. «Quando le cose vanno male, immagino la mia pronipote in un ipotetico futuro che parla di me nella sua classe, raccontando ai suoi compagni di come tutto alla fine si sia risolto», aveva detto. «È falso, ma mi fa stare bene». Ora, come riporta Vulture, Ruthie è diventata vera, un nuovo cliente che ha posizionato quel triste finale in una direzione positiva: quella in cui, con fiducia e volontà, è possibile creare per sé stessi la versione di futuro che ci siamo immaginati. Respirando, capendo di non poter sempre anticipare e pianificare il corso delle cose. E forse me lo ricorderò qualora dovessi diventare madre, con la ferma convinzione che continuerò comunque a ordinare take away.

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