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L’Isis sta invitando i suoi miliziani a imparare a usare l’AI per diventare «jihadisti migliori» E sta fornendo anche delle pratiche guide per capire quale delle numerose AI oggi disponibile si presta meglio a ogni jihadistico proposito.
Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.
Dopo la giacca dedicata agli Oasis, Lidl ci riprova con una borsa a forma di carrello della spesa La trolley bag firmata dallo studio di design di Nik Bentel si può vincere iscrivendosi a un concorso sul profilo Ig della catena di supermercati
A Milano ha aperto BAOL, la prima biblioteca a offerta libera della città, pensata per i lettori in difficoltà economiche Si trova in viale Molise n. 47 e funziona così: chi vuole prendere in prestito, prende in prestito; chi vuole comprare, paga quel che può.
Un partito dell’estrema destra polacca che si chiama Nuova speranza, come un film di Star Wars, ha dovuto cambiare nome e ora si chiama L’impero colpisce ancora, come un film di Star Wars Il curioso cambio di nome è stato necessario per evitare la cancellazione, decisa da una sentenza di un tribunale di Varsavia per questioni finanziarie.
Aimee Lou Wood sarà Jane Eyre in una nuova serie che certifica come le sorelle Brontë siano tornate di moda Dopo il successo di "Cime tempestose" anche il classico di Charlotte Brontë avrà un nuovo adattamento, con protagonista la star di Sex Education.
Cinque anni dopo lo scioglimento, i Daft Punk hanno pubblicato un nuovo video Si tratta del video ufficiale di "Human After All" e contiene immagini Electroma, il loro film di fantascienza del 2006.
Una battaglia di palle di neve organizzata in un parco di New York è degenerata quando i partecipanti hanno iniziato a prendere a palle di neve la polizia Degenerata nel vero senso della parola: due agenti sono finiti al pronto soccorso e la polizia sta dando la caccia a due degli "aggressori".

Il potere provoca danni al cervello, dicono alcuni studi

19 Giugno 2017

Il potere, stando al celebre aforisma, logora soprattutto chi non ce l’ha. Alcuni studi però sembrerebbero indicare il contrario, e cioè che il potere rovina anche chi ce l’ha, e non soltanto in senso metaforico, ma causando addirittura alterazioni cerebrali. Su questo tema Jerry Useem ha scritto un articolo, partendo da alcuni fatti di cronaca e intervistando molti esperti tra psicologi e neurologi, che è stato pubblicato sul nuovo numero della rivista The Atlantic. 

Uno psicologo di Berkeley, Dacher Keltner, ha studiato per due decenni il comportamento degli individui che si trovano in situazioni di potere. Quello che ha scoperto, riassume Useem, è che col passare del tempo diventano «più impulsive, meno consce dei rischi e, cosa più importante, perdono la capacità di vedere le cose dal punto di vista degli altri». Questo, nota il giornalista, aiuterebbe a capire come mai alcuni uomini e donne potenti si sono messi in situazioni estremamente rischiose da sembrare assurde a persone comuni (come esempio cita il caso di un amministratore delegato di una grande società, che ha dovuto rispondere al Congresso americano di un pesante illecito e che non sembrava comprendere affatto la gravità delle proprie azioni).

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Gli studi di Keltner dimostrano che, in alcune situazioni, il potere provoca cambiamenti nella personalità «simili a quelle delle persone che hanno subito danni cerebrali», scrive Useem. Tuttavia lo psicologo di Berkeley si è concentrato sul comportamento delle persone che studia, non sul loro cervello. Un neuroscienziato canadese, Sukhvinder Obhi, invece ha studiato l’aspetto prettamente cerebrale, giungendo a conclusioni analoghe. Utilizzando la stimolazione magnetica transcranica, Obhi ha analizzato i cervelli di individui particolarmente potenti, scoprendo che il potere limitava le porzioni del cervello responsabili delle nostre capacità imitative. Cosa che, a sua volta, rende più difficili immedesimarsi nel prossimo. Qualche anno fa lo psicologo Adam Galinsky aveva dimostrato che le persone più influenti faticano maggiormente a produrre un’immagine rovesciata: rispetto agli individui “normali”, trovavano più difficile disegnare sulla propria fronte una lettera in modo tale da leggerla leggibile a chi gli stava di fronte.

Tutti gli studi citati dall’articolo dell’Atlantic sembrano puntare verso la stessa direzione: col tempo, trovarci in una posizione di potere inibisce la nostra capacità di metterci nei panni del prossimo. Una possibile spiegazione è che, banalmente, le persone influenti perdono questa abilità perché si disabituano: quando ci si ritrova in una posizione di potere, gli altri cominciano a trattarci in modo diverso e tendono a confermare più spesso la nostra visione delle cose. Questo non significa, naturalmente, che il potere debba sempre e per forza inibire la capacità di vedere le cose da un’altra prospettiva: basta avere una o più persone di riferimento che non si pieghino al ruolo di yes man.

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