La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
La paura di essere sostituiti dall’AI è ufficialmente una malattia e adesso ha anche un nome, “disfunzione da sostituzione dell’AI”
I sintomi possono essere ansia, insonnia, paranoia, perdita di identità e possono manifestarsi anche in assenza di altri disturbi psichiatrici.
La costante paura di perdere il posto di lavoro a causa dell’intelligenza artificiale ha impatto sulla psiche del lavoratore. Si chiama “disfunzione da sostituzione dell’IA” (AIRD) ed è stata introdotta da due ricercatori del dipartimento di psicologia dell’università della Florida per lanciare un appello riguardo gli effetti psicologici dell’automazione da AI. Secondo gli autori, come riporta Futurism, la paura costante di perdere il lavoro potrebbe causare sintomi che vanno dall’ansia, all’insonnia, alla paranoia e alla perdita di identità, che possono manifestarsi anche in assenza di altri disturbi psichiatrici o di altri fattori come l’abuso di sostanze.
Non sono paure infondate o deliri anti-macchina. Il Ceo di Anthropic, Dario Amodei, ha avvertito che l’AI potrebbe spazzare via la metà di tutti i lavori impiegatizi di livello base. Il Ceo di Microsoft AI, Mustafa Suleyman, la scorsa settimana ha aggiunto che l’intelligenza artificiale potrebbe automatizzare “la maggior parte, se non tutte” le mansioni impiegatizie entro un anno e mezzo. Allo stesso tempo, Amazon sta procedendo al licenziamento di 14.000 dipendenti dopo i “guadagni in termini di efficienza” derivanti dall’uso dell’AI in tutta l’azienda.
Secondo gli autori (Stephanie N. McNamara e Joseph E. Thornton), l’AIRD non si manifesterà in modo unico per ogni persona affetta, ma in genere ruoterà attorno a un insieme di sintomi che includono la perdita dell’identità professionale e la perdita di scopo. Alcuni pazienti potrebbero persino negare la rilevanza dell’IA come “meccanismo di difesa”, hanno scritto. Questi sintomi potrebbero inizialmente manifestarsi con disturbi legati all’insonnia e allo stress. Il disagio non sarà “radicato nella psicopatologia tradizionale”, aggiungono gli autori, “ma nella minaccia esistenziale dell’obsolescenza professionale”. Nonostante l’AIRD non sia ancora diagnosticabile e clinicamente riconosciuta, gli autori propongono un metodo per lo screening del disturbo attraverso un’attenta progressione di domande aperte.
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