Hype ↓
16:05 venerdì 25 settembre 2026
I registi e i produttori di Naza hanno deciso che il film si potrà vedere in streaming gratuitamente Dopo la distribuzione in sala, il film sarà disponibile per tutti sul sito del Guardian.
I detenuti di Bollate hanno fatto un album trap e rap interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere Si chiama 30 OP, è composto da 13 brani e ed è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.
C’è una mostra dei fashion artists Viktor&Rolf in 10 Corso Como chiamata Spectrum Dal 25 settembre al 22 novembre 2026, la Galleria di 10 Corso Como presenta «Spectrum», la prima personale italiana dedicata a Viktor&Rolf.
Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.
Il fatto che sempre più biblioteche permettano di prendere in prestito gli ebook sta portando a un calo delle vendite delle librerie Una ricerca sostiene che il prestito digitale fa diminuire gli acquisti soprattutto nelle prime settimane dopo l'uscita, quelle in cui si decide il destino commerciale di un libro.
El Niño ha causato delle piogge così intense da far sbocciare migliaia e migliaia di fiori nel deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi del mondo È un fenomeno chiamato "deserto fiorito": 15 ettari di deserto improvvisamente coperti di fiori bianchi, viola e gialli.
Dopo aver riportato al cinema le streghe, i lupi mannari e i vampiri, Robert Eggers farà la stesa cosa con Romeo e Giulietta E siccome gli piacciono gli adattamenti infedeli, il film non si intitolerà Romeo e Giulietta e potrebbe non essere ambientato a Verona.
In Israele sta iniziando a mancare l’acqua potabile perché Israele ha distrutto gli impianti di depurazione a Gaza Dal 7 ottobre 2023 i bombardamenti hanno distrutto il 90 per cento delle infrastrutture idriche e fognarie di Gaza. E adesso questo è diventato un problema anche per Israele.

Percival Everett e gli scrittori che se ne fregano

Esce oggi per Nutrimenti Percival Everett di Virgil Russell, un libro che ci dice che c'è ancora spazio per la narrativa sperimentale e i suoi autori, quelli a cui non interessa troppo dei loro lettori.

29 Settembre 2014

«Sono il padre di mio figlio. Vi racconterò la mia storia o le mie storie come farei raccontare a lui la mia storia o le mie storie. E se credete a questo, ho anche un ponte che vorrei vendervi». Un uomo va a trovare il padre nella casa di riposo dove l’ha lasciato a passare gli ultimi anni di vita. La casa di riposo è – come capita – un luogo orrendo, dove i vecchi sono vessati dalla Banda dei Sei, un gruppo di infermieri senza scrupoli. Nel frattempo l’anziano padre ha cominciato a scrivere un romanzo in cui la voce narrante è quella del figlio. O forse è il figlio a fingere che a scrivere sia il padre, perché si sente in colpa per averlo trascurato. O forse non è niente di tutto questo. E poi a chi appartengono tutte le storie che zampillano a ogni pagina? Ai lettori? All’autore? Esiste un lettore se non c’è un autore? E tutti questi personaggi – il gruppo di nonnetti decisi a scappare dalla clinica, il pittore che scopre di avere una figlia illegittima, due fratelli grassi che trafficano in metanfetamine, un allevatore di cavalli corteggiato da una veterinaria – potranno mai essere reali? E perché cambiano nome e professione senza un motivo? E com’è possibile che il libro riesca a essere comunque appassionante, divertente, colto?

Benvenuti a una nuova corsa su quell’ottovolante dottissimo e demenziale che è l’immaginazione di Percival Everett.

In questo quindicesimo romanzo intitolato – ebbene sì – Percival Everett di Virgil Russell (traduzione impeccabile di Letizia Sacchini, in uscita oggi per Nutrimenti, pp. 267, € 16), Everett impianta frammenti di storie sul corpo principale – che poi è per certi versi quello del padre, alla cui memoria è dedicato il libro – per riflettere sulla natura tirannica della narrazione e sull’elusività della vita mentale e fisica all’alfabeto e alla sintassi. Per farlo invita il padre – ma chi è Virgilio? chi è Dante? – a guidarlo comicamente nel proprio mondo fasullo, per i meandri di una trama sconclusionata, e a lasciarsi portare insieme dalla corrente delle parole, spiattellando freddure assortite, innesti poliglotti, apologhi simili a barzellette e barzellette simili ad apologhi, frammenti abbozzati che si arrendono davanti al lutto, momenti fotografici, digressioni sulla geometria euclidea, citazioni ariostesche e una quantità di riflessioni metanarrative che manderebbero in sollucchero lo sceneggiatore e regista Charlie Kaufman, in una sorta di Hellzapoppin’ scritto dal nipote di Wittgenstein o da un Umberto Eco in acido o da un Samuel Beckett mimato da Buster Keaton col sonoro. O forse solo da un Percival Everett partito per la tangente e anche arrivato.

Una sorta di Hellzapoppin’ scritto dal nipote di Wittgenstein o da un Umberto Eco in acido o da un Samuel Beckett mimato da Buster Keaton col sonoro.

Circola l’idea che scrivere difficile sia facile. Non è vero. Forse sarà facile scrivere male e comunque bisogna sgobbare; provateci: si fatica anche a portare a termine un brutto romanzo. Scrivere un libro ambizioso e sperimentale non solo non è semplice, ma è una scelta. Everett è capacissimo di sfornare narrazioni lineari. L’ha già fatto. C’è stato il noir Ferito, che raccontava un delitto omofobo nell’America bifolca. C’è stato il poliziesco Sospetto, che narrava la crisi criminale di uno sbirro svalvolato. C’è stato Il paese di Dio, che descriveva con piglio comico una storia di razzismo nel vecchio West. C’è stato Deserto americano, che pur dando voce a un uomo tornato dall’aldilà seguiva un filo logico e coerente. C’è stato Cancellazione, che aveva al centro la crisi di uno scrittore nero costretto a pubblicare scemenze ambientate nel ghetto per vendere qualche copia in più. (Nota: alcuni li conosco bene, perché li ho tradotti). È capace di costruire personaggi realistici, buttare giù dialoghi credibili, dare spessore alle vicende, farci vedere i luoghi.

Percival. Everett. Sa. Scrivere. Una. Storia.

Ma a volte, come un matto che smania per divincolarsi dalla camicia di forza del senso, ecco che esce dalla gabbia e torna a giocare. Ma è poi giocare? Le opere che hanno squadernato il senso, aperto il linguaggio, scivolato sulle digressioni, fatto roteare le lettere come le palline di un giocoliere al semaforo – Tristram Shandy, Ulisse, Alice nel paese delle meraviglie, Rayuela, La vita istruzioni per l’uso, Pesca alla trota in America, Gnòsi delle Fànfole – giocavano? O, esplorando territori sconosciuti, aprivano nuove strade, ci mostravano l’altra faccia della luna?

Quest’anno il monologo joyciano di Eimear McBride, A Girl Is a Half-Formed Thing, non solo ha trovato un editore e una serie di recensioni favorevoli, ma ha vinto anche il Baileys Women’s Prize for Fiction e sta piano piano guadagnando lettori. Nel suo romanzo più recente, N/W, Zadie Smith ha dato ampio spazio a una sorta di stream of consciousness. L’eroico Enrico Terrinoni, dopo lo splendido lavoro fatto sull’Ulisse per Newton Compton, sta traducendo a quattro mani con Fabio Pedone il Finnegans Wake per Mondadori. Will Self ha tirato fuori quel guanto di sfida che è Ombrello. L’ardita struttura narrativa della Gemella H di Giorgio Falco è arrivata in finale al Campiello. Le strutture slogate di Roberto Bolaño sono ormai entrate nel canone.

C’è dunque ancora spazio per la narrativa sperimentale, difforme, audace? Esiste ancora qualcuno che non sia stato soggiogato dalla religione del lettore? Quanto è noioso scrivere?

C’è dunque ancora spazio per la narrativa sperimentale, difforme, audace? Esiste ancora qualcuno che non sia stato soggiogato dalla religione del lettore? Quanto è noioso scrivere? E perché lo facciamo a quel modo? Perché imitiamo la vita? Perché cerchiamo di restituire una copia artefatta, più o meno avvincente, più o meno attendibile? «Noi due ci stiamo scambiando battute di dialogo. Ogni battuta è una trappola, un abuso, e ogni abuso è giustificato da una norma a cui abbiamo aderito, sia pure in modo implicito. È qui che si rivela la natura del significato. È una forza che tende costantemente a soggiogare altre forze, altri significati, altri linguaggi». Ci regalano le parole, le lettere, e noi cosa ne facciamo? Una copia! Che cosa fa un bambino, se gli dai una macchina da presa? Fa Dziga Vertov, ecco cosa fa. Che cosa fa un adulto? Si mette lì e pensa a una storia. Perché dobbiamo dare un senso al mondo? E non lo sappiamo già quale sarà il senso che troveremo alla fine? E non è bello abbandonarsi al flusso, al senso spaesante del nonsense (e delle allitterazioni involontarie)? Proprio oggi, che il margine di rischio e di attenzione diminuisce in modo sempre più considerevole, oggi che i lettori si contano sulla dita di un moncherino, non è meraviglioso che ancora qualcuno, un tipo come Percival Everett che vive in un ranch con il mulo Thelonious, scriva come gli pare, affrancandosi dalla dittatura del plot e della storia, non per snobismo ma per una rivendicazione – necessaria, assoluta – di libertà narrativa, senza la quale davvero la letteratura non avrebbe più senso? E se i lettori fossero tutto, allora non se li scriverebbero da soli, ’sti benedetti libri? E gli scrittori che non nutrono alcun rispetto verso i lettori non sono forse per certi versi quelli che li rispettano di più?

Non è così?

Non siete d’accordo?

No?

Problemi?

Preferite chiarire la cosa fuori dal locale?

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.