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Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.
Su YouTube è disponibile gratuitamente Forma e sostanza, un bellissimo documentario che racconta tutta la storia dei CSI Tutto merito del regista Cristiano Lucidi, che il film lo ha ideato, narrato, montato e anche caricato sul suo canale YouTube.
Meryl Streep interpreterà Joni Mitchell nel biopic sulla cantautrice diretto da Cameron Crowe Potrebbe non essere l'unica interprete, però: secondo le indiscrezioni, nel film, sempre nella parte di Joni Mitchell, ci sarà anche Anya Taylor-Joy.
Dagli Epstein Files è spuntata una inquietante intervista a Epstein che non si sa da chi sia stata fatta, quando e perché A un certo punto l'intervistatore chiede a un interdetto Epstein: «Lei è il diavolo in persona?». E lui risponde pure.
Quello che sta succedendo a Piazza Italia non è affatto una novità nel mondo della moda Per il brand di fast fashion è scattato il provvedimento di amministrazione giudiziaria, come già successo in altri celebri casi.

Perché Google fa paura, con la sua nuova Social Search

12 Gennaio 2012

Google l’ha fatta grossa. Un paio di giorni fa, il colosso del web ha presentato alcune innovazioni (disponibili per ora solo negli Usa) che interessano soprattutto il motore di ricerca e il nuovo social network della casa madre, Google+. In pratica, Google ha cominciato a incorporare i dati riguardanti Plus nei risultati delle ricerche condotte dagli utenti. Con questa novità gli iscritti a Plus, cercando “Obama” su Google, hanno come risultato i post riguardo il presidente statunintese condivisi sul social network dai loro “amici”, oltreché le tradizionali pagine web.

“Antitrust+”
Un meccanismo che violerebbe il principio di libera concorrenza: perché Google+ sì e Facebook-Twitter-MySpace-ecc. no? Secondo il Los Angeles Times l’Antitrust Usa probabilmente indagherà sul caso.

Social search
La novità, ribattezzata Search Plus, avrebbe risultati paradossali per gli utenti. Il blog Search Engine Land, ne ha elencati alcuni: cominciamo dal fatto che cercando “Mark Zuckerberg” (il fondatore di Facebook) su Google il primo risultato è il suo account Google+. Una follia, considerando il fatto che Zuckerberg non ha mai condiviso nulla sul sito della Grande G e la sua pagina Fb è ovviamente più nota, trafficata e quindi gerarchicamente più alta, secondi i tradizionali criteri di Google stesso.

Si dirà: be’, l’importante è non essere loggati a Google+. Non proprio, visto che i consigli relativi al social network compaiono anche dopo aver fatto loguot da Google+.

Danny Sullivan, autore della ricerca su Sea, pone anche una questione non secondaria:  visto che cercando il nome di un musicista su Google compare in bella vista la sua pagina G+, che succede a quegli artisti che non sono iscritti a quel sito? È un trattamento ingiustificatamente impari che costringerebbe tutti gli artisti a iscriversi sul social network per non essere tagliati fuori dalle ricerche.

Repliche e critiche
La risposta della concorrenza non si è fatta attendere.Twitter ha attaccato il motore di ricerca, spiegando di essere molto più “rilevante” di Plus – visto che le breaking news ormai corrono sul filo dei tweet – e di non accettare di essere superato ingiustamente dal social network di proprietà del motore di ricerca stesso.
Facebook invece non ha finora commentato.

L’errore di base
Non è un buon momento per la Grande G. Le critiche piovono da analisti e commentatori. Ma il problema ha radici profonde, come scrive Farhad Manjoo su Slate. Il compito di un motore di ricerca, infatti, è di fare il motore di ricerca, ovvero trovare pagine web inerenti agli argomenti che gli utenti vogliono trovare. Non è invece quello di cercare dati tra i nostri amici online. Un motore di ricerca social – specie se a senso unico – potrebbe non essere utile agli utenti che se vogliono sapere cosa viene condiviso dai loro amici sui social network, vanno semplicemente su Facebook-Twitter ecc.

Monopolio?
Forse però la ricerca social può essere il futuro del settore. Fosse così Google deve allargare il proprio campo anche alla concorrenza, altrimenti – scrive TechCrunch – è monopolio. E non è la prima volta che Google casca nella “tentazione” di tagliare fuori la concorrenza.
E se monopolio vi sembra una parola grossa, ecco lo screenshot di una ricerca riguardo Britney Spears. I risultati sottolineati dalla freccia rossa sono di casa Google: G+, Youtube e perfino il sito ufficiale della cantante (linkato via Google Plus). Le frecce arancioni sono invece la “concorrenza” e stanno nella parte più bassa della pagina web. Non è una coincidenza.

Google vs Twitter
E alla fine ecco la replica di Mountain View a Twitter: “Ci avete chiesto voi di non indicizzare i tweet nelle nostre ricerche”. Insomma, la grande G non presenta i tweet tra i risultati delle sue ricerche proprio perché il sito dei 140 caratteri ha chiesto così. In tal modo, però, G+ domina solo e incontrastato.

Bing se ne può approfittare?
Ma c’è concorrenza è concorrenza: non solo quella che accusa di monopolio Google ma anche quella che di questa situazione può trarne vantaggio. Per esempio, Bing, il motore di ricerca di Microsoft, eterno inseguitore della Grande G che all’improvviso – almeno secondo Gizmodo – diventa l’alternativa a un ambiente come quello googliano: non tanto per ragioni politiche ma per l’efficienza che un motore di ricerca “normale” può a questo punto offrire.

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