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12:49 martedì 3 febbraio 2026
A Milano verrà aperto un nuovo museo dedicato a Gio Ponti Aprirà all’interno dell’ADI Design Museum, in piazza Compasso d'Oro 1, entro la fine del 2026.
L’Onu è in una grave crisi economica perché tantissimi Stati membri sono in ritardo con il pagamento della quota d’iscrizione La situazione è talmente grave che nella sede di Ginevra gli ascensori sono stati spenti e il riscaldamento ridotto al minimo.
A San Francisco hanno organizzato una manifestazione in difesa dei miliardari ma non si capisce se sia un’iniziativa seria o una burla L'obiettivo (pare) è proteggere i miliardari residenti in California da una proposta di patrimoniale del 5 per cento sui patrimoni dal miliardo in su.
In Portogallo il centrodestra sta chiedendo ai suoi elettori di votare per i socialisti al ballottaggio pur di non far vincere l’estrema destra Diversi esponenti del centrodestra hanno annunciato che l'8 febbraio voteranno António José Seguro, perché è l'unico modo di difendere la democrazia portoghese.
In vista dell’uscita del film di Cime tempestose, la Gen Z sta recuperando il libro e lo sta trovando difficilissimo Oppure noioso: qualcuno dice che per arrivare alla fine ha deciso di leggere soltanto i dialoghi, altri consigliano di partire dal capitolo 4.
Un programmatore ha creato un social che possono usare solo i chatbot e i chatbot lo stanno usando per lamentarsi degli esseri umani Si chiama Moltbook, somiglia molto a Reddit e anche i chatbot si comportano in modo molto simile agli utenti Reddit: si lamentano e insultano.
Il governo Usa si è dimenticato di censurare i volti e i corpi delle donne ritratte nella tranche di Epstein Files appena pubblicata Alcune di queste sarebbero addirittura minorenni: se ne sono accorti i giornalisti del New York Times, grazie a loro le foto sono state rimosse.
Nel nuovo trailer del Diavolo veste Prada 2 c’è Miranda Priestly che, come tutte le direttrici del mondo, va alla ricerca di soldi per il suo giornale Ambientato a Milano, il trailer mostra una Miranda Priestly alle prese, persino lei, con la crisi dell'editoria.

È uscita una miniserie ispirata allo stesso fatto di cronaca su cui si basava L’odio di Kassovitz

11 Maggio 2022

Nella storia recente di Francia, c’è un evento che più di ogni altro ha influenzato il dibattito pubblico e le decisioni politiche: la morte del ventiduenne franco-algerino Malik Oussekine, avvenuta il 6 dicembre del 1986 e diventato un fatto noto anche oltre i confini nazionali grazie al film del 1995 L’odio. Matthieu Kassovitz inserì nel film immagini delle proteste che scoppiarono a Parigi dopo che si diffuse la notizia della morte di Oussekine, e l’evento che dà inizio alla storia de L’odio è chiaramente ispirato a quanto successo a lui: Abdel, l’amico dei tre protagonisti, pestato a sangue e ridotto in fin di vita da un poliziotto, proprio come Oussekine era stato ucciso da poliziotti durante la repressione della protesta degli studenti contro la riforma universitaria (la cosiddetta legge Devaquet). Nonostante siano passati quasi quarant’anni dalla sua morte, la storia di Oussekine resta ancora oggi rilevantissima per l’opinione pubblica francese, tanto che due registi hanno deciso di tornare a raccontarla: Rachid Bouchareb in un film intitolato Nos Frangins, che sarà presentato a Cannes, e Antoine Chevrollier, autore della  miniserie Oussekine, da oggi disponibile su Disney+.

Chevrollier aveva dieci anni quando venne a conoscenza della storia e della morte di Oussekine. Era troppo giovane per guardare L’odio, ma in un’intervista alla Bbc a detto di aver sentito il nome per la prima volta ascoltando un disco hip-hop ispirato al film di Kassovitz. «Era una canzone degli Assassin intitolata “L’état Assassin” e un verso faceva proprio “L’état Assassin, une example Malik Oussekine”». Non ha più dimenticato quel nome e negli anni ha trasformato l’ossessione in missione. A marzo, il primo episodio della serie è stato presentato in anteprima a Series Mania, festival francese dedicato alla tv. Stando a quanto hanno riportato i giornali, il pubblico è rimasto «esterrefatto». Oussekine è un racconto di fatti già conosciuti attraverso punti di vista fin qui trascurati: quattro episodi, divisi per tema, in modo da restituire un racconto nuovo e completo di quanto successo. Il primo ha come protagonista Sarah, la sorella di Malik, costretta a trovare il momento e la maniera per dire a sua madre che il figlio è morto. Il secondo racconta il tentativo di insabbiamento delle indagini da parte della polizia: le menzogne sul luogo e sulle cause della morte di Oussekine, i tentativi di “aggiustare” le dichiarazioni dei testimoni, le scorrettezze provate nella speranza di smentire ogni sospetto sulla correttezza del loro operato. Il terzo episodio è una specie di lungo flashback che comincia nel 1977, anno in cui la famiglia Oussekine decide di lasciare l’Algeria e trasferirsi in Francia. L’ultimo episodio si concentra sul processo, strumento attraverso il quale Chevrollier ribadisce che la morte di Oussekine è stato l’episodio che ha costretto la Francia a chiedersi cosa significhi essere una società multiculturale e ad ammettere l’esclusione sistematica di cui erano state vittime le minoranze etniche, spesso ridotte in povertà e abbandonate nelle banlieue.

«La morte di Oussekine fu l’inizio di una realtà molto meno rosea», ha detto Chevrollier. Secondo il regista, quell’episodio segnò la fine di un certo ottimismo che gli stessi immigrati avevano dimostrato negli anni del governo socialista di Mitterand. «Il fatto è che Malik e tutta la famiglia Oussekine erano molto “francesi”. Abbiamo una parola in Francia, molto popolare negli anni Ottanta: assimilazione. […] La famiglia Oussekine era molto assimilata. Significa che avevano messo da parte le loro origini arabe ed erano francesi, in un certo senso più francesi dei bianchi. È per questo che la sua storia è così simbolica, perché è stata la sua famiglia, che si era impegnata tanto nell’assimilazione, a soffrire a causa della violenza della polizia».

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