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Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Occupy California

Oakland e San Francisco. Le due anime (molto diverse) della protesta nella West Coast

09 Novembre 2011

Occupy Wall Street. Per rendermi la vita più facile, sono andato a visitare l’accampamento di Occupy San Francisco, che è un po’ più vicino. Sta proprio di fronte all’Embarcadero, in una delle zone centrali della città. Il parco che ospita le tende è prossimo al mare, mentre il Bay Bridge si staglia sulla destra, come ad indicare un inevitabile collegamento con il resto del paese. Quasi sei mila miglia più ad est, i colleghi di Occupy Wall Street stanno davanti alla Mecca della finanza mondiale, e protestano.

Anche le centinaia di persone che affollano le tende di Occupy San Francisco protestano. Ma lo fanno con quella cortesia e gentilezza che sarebbero più consoni in una serata di musica e cultura, o ad un incontro sullo sviluppo sostenibile. Neppure i tifosi dei Giants (la squadra di baseball di San Francisco, campione americana in carica) sono così prudenti nell’avvicinarsi, ossequiosi nell’importunarti, e facili a mollare la presa al primo segno di disagio. Se questa è una protesta, bisognerà che qualche sociologo riveda la definizione. Protesta è canti e slogan, marce e social network, violenza fisica o anche semplicemente esorcizzata. Un po’ di polizia, magari pure qualche lacrimogeno. Niente di tutto questo qui a San Francisco.

Diversa la storia a Oakland, un paio di settimane fa. Causalmente ero là proprio mentre la polizia si schierava, quattro elicotteri a bassa quota a pattugliare e fornire informazioni al centro di comando, e un po’ di gente a protestare. Non moltissima, almeno secondo gli standard europei. Non moltissimi neppure per Oakland, che ha una certa reputazione, una tradizione di marce, proteste e rivolte che risale ai lontani anni Quaranta. Alle nove del mattino del 25 ottobre la polizia fronteggiava i contestatori, alle 10 e trenta la marcia si era trasformata in una conversazione animata tra le diverse anime del movimento, mentre la polizia stava a pochi metri, a proteggere l’ingresso alla metro. Niente polizia a cavallo, come annunciato. Gli elicotteri volteggiavano ancora, ma i cerchi erano diventati meno concentrici; sembrava di essere a Las Vegas, con gli elicotteri che ti portano un po’ in giro per la città, da palazzo a palazzo, come in pellegrinaggio.

Quello che mi ero perso, però, era che qualche ora prima la polizia aveva sgomberato l’accampamento di Occupy Oakland che stava proprio di fronte al municipio. Un centinaio di persone erano state arrestate, alcune per resistenza a pubblico ufficiale, altre per occupazione abusiva di suolo pubblico. Erano stati lanciati lacrimogeni e la polizia era stata munita di maschere. Quello che mi sarei perso, invece, era la marcia di protesta nel pomeriggio di migliaia di persone in direzione della stazione di polizia. Lungo il percorso, tafferugli, lanci di oggetti contro gli agenti, ancora qualche lancio di lacrimogeni.

Oakland e San Francisco non sono proprio adiacenti come Milano e Sesto San Giovanni, ma comunque prossimi, come Milano e Monza. Dal punto sociale e culturale, però, sono veramente due universi distinti, distanti anni luce. Anche i contestatori che protestano davanti all’Embarcadero sono fronteggiati dai poliziotti; per la precisione, da tre poliziotti: due in auto e uno in motocicletta. La rivoluzione gentile, a quanto pare, non impensierisce l’ordine costituito. I contestatori sono oggetto di culto, come si addice a degli eroi che lottano per la giustizia sociale. I turisti si avvicinano e scattano foto. L’agente di polizia in motocicletta, un giovanotto aitante e biondo come quello di CHIPs, gentilmente declina, ma sembra apprezzare l’invito. Gli slogan sono scritti su primitivi pezzi di cartone, un po’ come facevano noi al liceo, tanti anni fa. C’è un corso di chitarra, e qualcuno suona. Altri stanno semplicemente lì, a parlare. In cerchio, seduti su tappetini, le gambe incrociate. Il clima è rilassato, senz’altro più rilassato di quello offerto dalla gente che va al lavoro nel vicinissimo distretto finanziario. Non ci sono canti, però, e neppure scene di sesso, come ai tempi degli hippie. È una protesta pacifica, misurata, dignitosa.

Come Giano, la protesta presenta due volti, quello accigliato, un po’ arrabbiato di Oakland; e quello rilassato e riflessivo di San Francisco. Le ragazze sorridenti che mi avvicinano, all’inizio di Mission, l’arteria che taglia la città in due, mi porgono un volantino e un fiore. Mi chiedo se – giovani come sono – si ricordano che, quarantacinque anni fa, altre ragazze faceva esattamente lo stesso con i soldati in tuta mimetica e baionetta in canna.

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