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17:02 venerdì 4 settembre 2026
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.

La scomparsa della notte

La pandemia ci ha privato, da ormai un anno e mezzo, di una parte sostanziale delle nostre giornate. Che valore ha questo vuoto?

18 Aprile 2021

Mentre il governo si divide sulla possibilità di togliere il coprifuoco, dalle 22 alle 5. Per ora, ancora per un po’ e ancora una volta – forse, si spera, per l’ultima – fronteggeremo settimane intere prive di notte. La notte ci è stata sottratta, è scomparsa dall’orizzonte delle idee, della pratica, della vita: basta fare un giro alle 21:30 nelle grandi città italiane, ma non solo, per rendersene conto. Esistere è diventato un verbo concavo, rivolto all’interno: i quartieri sono ormai sussidiari illustrati di finestre e lumi accesi. Gruppi sparuti di adolescenti attraversano le zone meno battute, scivolando via dallo sguardo del tutore dell’ordine pubblico, ma anche dai mille occhi malevoli che proprio dietro a quelle finestre, nell’aura di quei lumi, fotografano e denunciano, chiamano vigili e si scandalizzano.

La notte come luogo dell’incontro casuale, apertura di palpebra selvatica urbana, possibilità di accensione, di rivolta, via di fuga e via di ritrovo, è stata così radicalmente strappata dalla trama delle nostre occasioni che sembra impensabile tornare ad assaggiarla. Certo, ci sono mille cene riservate, appuntamenti nascosti, riunioni sociali clandestine. Ma la scomparsa della notte è un trauma dei sensi per la maggior parte di noi – lasciamo perdere chi come me ha bambini piccoli, quindi già abituato a una vita notturna sui generis, quella nervosa sonnolenza a scatti che a seconda di come la gestisci può rendere la vita delle famiglie un’opera buffa o una piccola tragedia quotidiana. La notte delle città è un fatto olfattivo: i profumi dei ristoranti, del cibo, delle fritture degli scarichi, del sudore di corpi e di tutto ciò che si fuma. Ma è anche un fatto visivo: occupazione delle piazze, traffico, taxi avventurosi, porte di locali simili a reparti di universi sotterranei. E poi, naturalmente, l’udito: il silenzio, sul quale tanto è stato scritto, e che rischia di diventare la nuova normalità: la musica è scomparsa dal tessuto urbano, e il corredo di suoni appare tetro e normativo: polizia, ambulanze, il lavoro non gioioso delle biciclette dei rider. Il tocco della notte è ormai un abbraccio mancato: sembra impensabile che fino a poco fa tutte le nostre sere erano costellate da guance schiocchi di labbra pulviscolo saliva corpi che stringevano brani di altri corpi. Persino il gusto della notte è cambiato: snack solitari, cene in differita come tutto il delivery (lo spazio di trasporto del cibo dal luogo dove viene cucinato a quello dove viene consumato non dovrebbe mai superare i venti metri): fiumi di alcool bevuti in camere separate. Telecamere separate. 

Avendo fondato qualche anno fa un club di pensiero aperto solo di notte – il luogo ideale per essere crocifissi dai numi della pandemia: minuscolo, tutto-assembramenti, e con orario 22-5 am – mi domando da anni quale sia il significato contemporaneo, sociale, politico, economico, ecologico, filosofico e simbolico delle ore senza luce. Adesso che siamo tutti privati di questa opportunità – di dare un senso sociale, politico, economico, ecologico, filosofico e simbolico alla notte – vale la pena di riflettere attraverso libri, citazioni e percorsi, su quel che stiamo perdendo, e abbiamo perso, e forse, si spera, non perderemo ancora per molto. 

Per i popoli dell’Europa medievale, rinascimentale e barocca, la notte imponeva limiti fondamentali alla vita quotidiana, funzionando allo stesso tempo come un simbolo naturale sfaccettato e suggestivo, tanto che spesso nelle opere più importanti del periodo, da Shakespeare in giù, compaiono dissertazioni sul tema: rimasto solo con Lady Macbeth dopo il suo inquietante incontro con il fantasma di Banquo, Macbeth domanda: “Che cos’è la notte?”. Si trattava di un’espressione comune di chiedere che ora è nella lingua inglese dell’epoca, però mi sembra anche una delle questioni fondamentali per gli umani che sono venuti al mondo nelle generazioni successive. Con l’invenzione dell’elettricità, del capitalismo pre-industriale e poi industriale, e poi con la modernità e il XX secolo, chiedersi “What is the night?” significa in realtà chiedersi: quali spazi di libertà hanno gli esseri umani? 

Fuori dal lavoro, per la maggior parte di noi moderni postmoderni, il senso più pieno della libertà – che è soprattutto libertà di errare, magnifico verbo latino che indica sbaglio e insieme movimento – risiede nel regime diseducato della Notte. La Regina della Notte tornerà a cantare, forse. Ma il ricordo di queste “notti senza Notte”, come direbbe lo scrittore francese Michel Butor che con questo titolo aveva raccolto l’inventario dei suoi sogni da insonne, non andrà via facilmente.

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