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Mentre tutti i giornali licenziano, il New York Times ha raggiunto il record di giornalisti assunti: 2300
È una crescita del 50 per cento in dieci anni, che si somma ai 13 milioni di abbonati in tutto il mondo e a un fatturato di quasi un miliardo di dollari.
In un’epoca di pessimismo radicale verso il giornalismo e di desertificazione delle redazioni, il New York Times si conferma l’anomalia nel panorama mediatico globale. Mentre i competitor storici boccheggiano sotto il peso della crisi d’identità del settore, la Gray Lady annuncia un organico record di 2300 giornalisti, che superano i 3.000 se si includono le testate verticali come The Athletic o la sezione Op-Ed. È una crescita del 50 per cento in dieci anni, che va interpretata come la dichiarazione di un primato culturale, una sfida alla logica della contrazione permanente. Dove gli altri tagliano, il New York Times trasforma la redazione in una cittadella giornalistica.
La ricetta di questa resistenza è da ricercare nella diversificazione. Dai cruciverba al food, dai consigli per gli acquisti di Wirecutter alla copertura sportiva totale con The Athletic, il Times ha smesso di essere un semplice “fornitore” di news per diventare un abbonamento indispensabile qualsiasi siano gli interessi e le priorità del lettore. Con quasi 13 milioni di abbonati e un utile netto che supera costantemente le aspettative degli analisti, il Nyt ha costruito un fortino finanziario (802,3 milioni di dollari di fatturato nel 2025) che permette all’editore di investire nel capitale umano mentre altrove (si veda il drastico ridimensionamento del Washington Post, che ha appena tagliato un terzo della sua forza lavoro) il giornalismo viene sacrificato sull’altare di una sopravvivenza.
Il discorso “State of the Times” dell’editore AG Sulzberger (appuntamento annuale in cui, sostanzialmente, l’azienda fa sapere ai dipendenti come vanno le cose), come riporta The Wrap, delinea così una visione che punta ai 15 milioni di abbonati entro il 2027, scommettendo sulla qualità come unico antidoto alla perdita di fiducia nel giornalismo. In questo scenario, il Times non sta semplicemente abitando la crisi, ma la sta superando: se il Washington Post deve oggi accontentarsi di definirsi una «redazione ben fornita» dopo i licenziamenti, il quotidiano di New York rivendica una spavalderia che suggerisce una verità scomoda al resto dell’industria: nel nuovo ordine dei media, la grandezza non è più un peso ma l’unica, vera garanzia di rilevanza e indipendenza.
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