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05:57 domenica 15 marzo 2026
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Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Music Biz

Dai Festivalbar alle ultime app, quando i marchi usano la musica per promuoversi - come farlo bene e cosa evitare a tutti i costi.

27 Agosto 2013

“È un linguaggio universale. Parla direttamente ai giovani. Supera tutte le barriere geografiche (aggiungere poi frasi e luoghi comuni che possibilmente comprendano parole come pop, solare, contemporaneo, positivo, aggregante…)”.

Ecco, questi sono solitamente alcuni dei rational che si possono trovare nei commenti ai piani di marketing che supportano la decisione di utilizzare la musica per lanciare o promuovere un brand. Il più delle volte questo si riduce miseramente a sponsorizzare concerti (leggi “mettere il loghino sul cartellone e – se ti va bene – mettere il logo più grande a fianco del palco e, se ti va ancora meglio, distribuire sample di prodotto tra il pubblico) o a organizzare triste riproduzioni di serie B dei vecchi Festivalbar, oppure utilizzare l’ultimo singolo dell’artista coinvolto per fare da colonna sonora allo spot tv.

Sono davvero poche le aziende che sono riusciti nel tempo ad approcciare alla musica in modo intelligente, utile per il settore e profittevole per il brand; il più delle volte la musica è semplicemente un tool interscambiabile con la sponsorizzazione a una squadra di pallavolo, a un museo o con il product placement in un film.

Solitamente in questa rubrica tendo a non parlare dei lavori che ho fatto e faccio come consulente, però in questo caso, considerato che è passato tanto tempo, faccio uno strappo alla regola. Ho infatti avuto l’onore e il privilegio di aver partecipato attivamente a uno dei rari casi in cui un’azienda, almeno in Italia, è riuscita a impegnarsi seriamente (e con successo) attraverso un progetto pluriennale sul mercato musicale: sto parlando di Heineken Italia e, in particolar modo, con l’operazione fatta nella seconda parte degli anni 90.

Una volta che il marchio Heineken si fu accreditato nel mondo musicale, allora il terreno fu pronto per il primo festival rock prodotto da un’azienda che non aveva come core business l’organizzazione di eventi musicali

In origine il brand Heineken in Italia aveva buone performance di vendita sugli scaffali dei supermercati, ma soffriva un po’ nei canali dei bar e dei locali notturni; le ricerche confermavano che c’era un problema con l’immagine del brand sul target dei giovani. Fu così che il marketing decise di intraprendere un progetto pluriennale e articolato sulla musica rock-pop e jazz: iniziò con gli Heineken Music Club, un network di locali e disco pub che avevano già un’attività di musica live a cui Heineken offriva, in cambio di un contratto commerciale di esclusiva, un roster di artisti e band di qualità (dai Subsonica a Steve Wynn, da Carmen Consoli a Alanis Morrisette). Continuò con la sponsorizzazione di Umbria Jazz a cui si associava l’organizzazione della Heineken Night, una serata autoprodotta all’interno della rassegna in cui venivano presentati artisti e band acid jazz (genere che allora funzionava) come gli US3, Galliano e Guru – Jazzmatazz, Koop etc… Una volta che il marchio Heineken si fu accreditato nel mondo musicale, non come semplice sponsor ma come un player affidabile, allora il terreno fu pronto per il primo festival rock prodotto (e non sponsorizzato) da un’azienda che non aveva come core business l’organizzazione di eventi musicali. I primi quattro anni (quelli a cui partecipai nell’organizzazione) dell’Heineken Jammin’ Festival all’Autodromo di Imola furono un grandissimo successo, a partire dalla prima edizione nel 1998 cui presero parte oltre 160.000 persone.

Ma la musica, o meglio, le canzoni possono essere un linguaggio efficace anche per raccontare il brand e i propri valori. E se è vero che la musica sarà sempre più liquida e trasmessa in streaming, allora niente di meglio per un marchio di creare delle playlist per comunicare se stesso. È quello che stanno iniziando a fare alcuni brand del lusso, che ancora una volta si dimostrano quelli più innovativi sui media digitali e con il coraggio di rischiare nuove strade, aprendo un proprio account su Spotify e cominciando a condividere le proprie playlist.

Per adesso sono previsti solo spazi pubblicitari canonici in forma di annunci radio, spot audio classici e video, ma ad oggi questo non costituisce niente di innovativo

Il servizio musicale in streaming attivo dal 2008 e che da febbraio è attivo anche in Italia, ha aperto la strada ai brand non solo come inserzionisti pubblicitari, ma anche come utenti attivi: un modo efficace di rendere più tangibili i propri valori, parlando alla sfera emozionale delle persone. La griffe tedesca Hugo Boss, per festeggiare i propri 20 anni di attività, oltre a mettere in live streaming la propria sfilata durante la Berlin Fashion Week, ha anche inserito su Spotify la musica utilizzata sul catwalk; la catena di negozi Bergdorf Goodman inserisce da tempo su Spotify le playlist che cambiano mese dopo mese e che sono diffuse anche nei loro store; Christian Louboutin, brand icona delle scarpe di lusso femminili, ha realizzato invece varie playlist ciascuna dedicata ad alcune grandi città. Peraltro Spotify ha anche la capacità di riconoscere gli utenti e identificarli in base alla posizione geografica e altri criteri, come appunto i gusti musicali.

La sfida è aperta, sopratutto perché il terreno competitivo della musica in streaming si sta sempre più ampliando: oltre al competitor Pandora (200 milioni di utenti solo negli States, con un +43% di fatturato rispetto ), Deezer e Google Music Unlimited, nelle prossime settimane arriverà, con il lancio della iOS 7, anche iTunes Radio. Il buon ultimo servizio in streaming che sarà integrato nell’app Musica dell’iPhone e iPad permetterà di ascoltare musica accedendo a centinaia di stazioni radio virtuali. Per adesso sono previsti solo spazi pubblicitari canonici in forma di annunci radio, spot audio classici e video, che certamente porteranno molti soldi nelle casse di Cupertino, dal momento che brand come McDonald’s, Nissan, Pepsi e Procter & Gamble si sono già assicurati l’esclusiva per tutto il 2013, ma ad oggi questo non costituisce niente di innovativo.

Ah, e poi c’è anche Twitter #music da qualche settimana attivo anche in Italia: questa applicazione tematica del social media più noto al mondo se oggi è un ottimo strumento di promozione per gli artisti, in futuro potrebbe diventare un tool di comunicazione efficace anche per quelle aziende che vorranno comunicare attraverso la musica.

Immagine: la folla in estasi durante il festival di Glastonbury in Inghilterra (Matt Cardy / Getty Images)

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