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08:47 mercoledì 4 marzo 2026
In cima al botteghino italiano c’è un documentario religioso sulle «apparizioni del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque» di cui nessuno sembra sapere niente Il film si intitola Sacro Cuore – Il suo regno non avrà mai fine e ha incassato 264 mila euro in un giorno di programmazione.
Il sindaco di Londra ha deciso che Oxford Street verrà pedonalizzata per migliorare la qualità dell’aria ed eliminare gli incidenti automobilistici E sarà una vera pedonalizzazione: niente macchine, autobus, taxi, biciclette, scooter e risciò, potranno accedervi soltanto persone a piedi.
La Spagna è fin qui l’unico Paese occidentale che ha condannato l’attacco di Usa e Israele all’Iran Pedro Sánchez ha detto che «si può essere contro un regime odioso e, allo stesso tempo, contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso».
Anche gli eredi di Frida Kahlo sono esasperati dalla mercificazione di Frida Kahlo La pro nipote Cristina Kahlo ha pubblicamente espresso la sua frustrazione per la trasformazione dell'artista in un santino commerciale.
Sta riscuotendo grande successo un sito che raccoglie firme per mandare in guerra Barron Trump, il figlio più piccolo di Donald Si chiama DraftBarronTrump.com e lo ha lanciato Toby Morton, ex sceneggiatore di South Park.
Nonostante la guerra sia scoppiata di sabato, l’organo di sicurezza dell’Unione europea si è riunito di lunedì perché nel fine settimana non lavora nessuno Lo ha annunciato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen con un post su X, diventato un instant classic dei meme sulla burocrazia europea.
L’ex ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis verrà processato perché in un podcast ha detto di aver provato l’ecstasy 37 anni fa L'ex ministro delle Finanze è accusato di «promozione e pubblicità di sostanze stupefacenti» e rischia dai 6 mesi ai 10 anni di carcere.
Nell’album di beneficenza Help(2), assieme a tutte le rockband più importanti di quest’epoca, ci saranno anche gli Oasis Nel disco, che esce il 6 marzo, ci sarà anche una loro versione di “Acquiesce” registrata durante uno dei concerti a Wembley del reunion tour.

I fashion designer ucraini ora fanno vestiti per la guerra

30 Marzo 2022

Dallo scorso 24 febbraio, giorno in cui è iniziata l’invasione russa, molti fashion designer ucraini hanno scelto di mettere le loro capacità al servizio del loro Paese, a dare il loro contributo: da più di un mese, molti di loro passano le giornate realizzando reti mimetiche, stivali da combattimento, giubbotti antiproiettile, come racconta il Kyiv Independent. Prima dell’inizio della guerra, Serge Smolin era il designer di Idol, brand di abbigliamento maschile: ora cuce le reti mimetiche usate dai soldati. Dopo essere scappato da Kiev, Smolin è tornato a casa dei suoi genitori, nell’ovest dell’Ucraina, e la prima cosa che ha fatto è stata recarsi alla più vicina base militare per mettersi a disposizione. I soldati gli hanno detto che avevano bisogno di qualcuno che aiutasse con le reti mimetiche militari: Smolin, a quel punto, ha messo le mani su qualsiasi stoffa adatta allo scopo e si è messo al lavoro assieme alla sua famiglia.

La stessa cosa è successa a diversi artigiani che fino a poco tempo fa lavoravano per Kachorovska, marchio di scarpe piuttosto noto in Ucraina. Da quando l’esercito russo ha superato il confine orientale del Paese, Kachorovska è diventato un produttore di stivali da combattimento: le prime 500 paia le hanno realizzate i lavoratori dell’azienda a loro spese. Ora, dopo più di un mese di guerra, producono talmente tanti stivali da avere bisogno di tre fabbriche per far fronte alle richieste di Forze armate e Forze di difesa territoriale. Nebesite e Frolov, invece, sono due brand che adesso producono giubbotti antiproiettile. Tra tutte le necessità delle forze armate ucraine, questa è la più difficile da soddisfare: i materiali necessari a realizzare i giubbotti antiproiettile sono estremamente difficili da reperire in Ucraina in questo momento. Nebesite ha “regalato” i primi 250 giubbotti ai soldati, ma le difficoltà alla lunga si sono fatte tali e tante che è emersa la necessità di trovare fondi per sostenere la produzione. Frolov, dal canto suo, sta provando a costruire una rete di finanziatori esteri: finora il brand è riuscito a raccogliere circa 20 mila euro di “donazioni”, soldi usati per acquistare il metallo indispensabile per realizzare i giubbotti e per pagare i dipendenti che hanno deciso di restare e di contribuire alla difesa del loro Paese in questa maniera.

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