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16:36 domenica 18 gennaio 2026
Josh Safdie ha detto che nella prima versione del finale di Marty Supreme Marty diventava un vampiro Persino un produttore dalla mente aperta come A24 ha pensato che fosse un finale troppo strano e l'ha costretto a cambiarlo, ha spiegato il regista.
Il miliardario Larry Ellison, fondatore di Oracle, ha dovuto cambiare nome al suo megayacht dopo essersi accorto che leggendolo al contrario diceva “Im a nazi” Peccato, perché Izanami, divinità madre del pantheon shintoista, era proprio un bel nome. Almeno, lo era se lotto da sinistra a destra.
Dopo la morte del figlio di Chimamanda Ngozi Adichie, in Nigeria è iniziata una protesta contro il disastroso stato della sanità nazionale La scrittrice ha perso un figlio di appena 21 mesi e ha fatto causa all'ospedale in cui era ricoverato, accusando i medici di gravissime negligenze.
15 francesi, 13 tedeschi, 2 finlandesi, 2 norvegesi, un britannico, un olandese, nessun italiano: sembra una barzelletta ma è il contingente militare europeo in Groenlandia Basteranno un centinaio di soldati a fermare le mire espansionistiche degli Stati Uniti d'America? Il rischio di scoprirlo presto, purtroppo, c'è.
Maria Corina Machado ha offerto il suo Premio Nobel a Trump, lui se l’è preso e ha detto che se lo tiene Ma la Fondazione Nobel ha fatto sapere che non vale, non basta avere il Premio Nobel per essere il Premio Nobel.
Kim Gordon ha annunciato che il suo nuovo album si chiamerà Play Me e uscirà a marzo Sarà il terzo album da solista dell'ex-bassista dei Sonic Youth dopo The Collective e No Home Record.
È uscito il trailer di Euphoria 3 e tutti stanno parlando di Sydney Sweeney che fa la onlyfanser Ma ci sono diverse altre novità rispetto alle precedenti due stagioni, tra cui la presenza di Rosalía e Sharon Stone.
L’Ukip vuole usare un nuovo logo elettorale praticamente identico alla croce di ferro della Germania nazista È la seconda volta che il partito di estrema destra guidato dal personal trainer Nick Tenconi cerca di far approvare un simbolo che richiama apertamente l'iconografia del Terzo Reich.

Michele D’Aurizio

Uno dei volti della coverstory del nuovo numero di Studio: Michele è un curatore classe 1985. Ve lo presentiamo con una video-intervista.

03 Giugno 2013

Giustezza. Non è un sostantivo frequente, ma nel vocabolario c’è. E racconta un’idea di precisione e tempestività, oltre che di rigore formale. Michele D’Aurizio (nato a Chieti nell’85, milanese dalla fine del liceo) la ripete più volte, parlando dell’esperienza di Gasconade, lo spazio espositivo no-profit che ha fondato nell’autunno 2011 in Piazza Lavater e dirige insieme a Luca Castiglioni e Davide Stucchi, curandone le mostre.

Una sì e una no, a quell’indirizzo, dato che Gasconade alterna la propria programmazione a quella della galleria Federico Vavassori. Fifty fifty, insomma, a rotazione in due stanze: una affacciata sulla strada, con vetrina e pavimento a scacchi bianchi e neri da bottega rétro, l’altra stretta e lunga sul retro. Muri bianchi, pochi metri, molta energia: di solito, la folla dell’inaugurazione sta sul marciapiede, con qualsiasi tempo, a passarsi birre e commenti. E così, in un paio d’anni, Gasconade si è guadagnato il titolo di piattaforma di lancio cittadina, dove andare a vedere cosa producono di nuovo gli artisti nati o professionalmente cresciuti in città. Molti hanno studiato a Brera e condiviso l’esperienza del collettivo Motel Lucie (che occupava uno spazio quasi identico, piastrelle incluse, a Lambrate), ma non tutti. Ci sono Andrea Romano, Davide Stucchi, Beatrice Marchi, Alessandro Agudio, Francesco Joao Scavarda, Dario Guccio, senza completare la lista. I più giovani, finora, Giangiacomo Rossetti e Alice Ronchi, classe 1989. Perché è senz’altro generazionale lo spettro, da metà anni Ottanta in avanti, con l’ambizione di dimostrare la giustezza della scena milanese contemporanea e costruire ponti con altri “gemelli” all’estero, aumentando volume, intrecci e attenzione. Basta con la latitanza. Quando si è giovani l’ambizione è inscindibile dal proprio fare quotidiano; a volte è in disaccordo con le dinamiche di professionalizzazione delle proprie passioni, a volte le accelera, spiegava il testo (quasi un’autobiografia o un manifesto) del comunicato stampa per la personale di Kaspar Müller.

«Abbiamo guardato molto a quello che succedeva in uno spazio come New Jerseyy, a Basilea, per la sua capacità di far emergere un intero gruppo di artisti elvetici. Uno spazio fisico che era anche una comunità di appartenenza, un luogo di scambi e relazioni precise, personali. Ci interessava scandagliare un formato canonico di esposizione, come unità di misura, perché la storia dell’arte è fatta di mostre. Anziché sperimentare per sperimentare. E il senso della storia ci è comunque presente, nell’orizzonte di riferimento a un’estetica o una tradizione, così come nello studio della pratica di artisti italiani di altre generazioni, come per esempio Piero Gilardi, incluso nella collettiva recente The Cthulhu Club». La strategia di networking centripeto funziona e i progetti off site di Gasconade sono in crescita: dopo il debutto ad Artissima LIDO, ci sono state le mostre da 1m3 a Losanna, alla Maison Rouge di Parigi, alla galleria Federica Schiavo di Roma.

Nella capitale, lo scorso anno, D’Aurizio è stato spesso, come curator in residence al Pastificio Cerere: nel 2013, Gasconade aprirà in situ una succursale, in uno degli studi d’artista del complesso a San Lorenzo. Appena nata anche Dark Knights, la piattaforma digitale su Abitare.it (Editors Online Residency, dice il sito), con la quale il gruppo apre finestre periodiche sul tema dell’underground. In ogni caso, i budget restano risicati e l’autoproduzione d’obbligo. D’Aurizio si finanzia con l’altro lavoro che svolge a tempo quasi pieno per Kaleidoscope, la rivista d’arte contemporanea di cui è associate editor. Del resto, la giustezza, in tipografia, è anche la lunghezza di una riga di testo, compresso entro i margini. Lui ha iniziato impaginando e facendo ricerche iconografiche per Mousse mentre studiava architettura d’interni al Politecnico, ha proseguito mentre frequentava Arti Visive e Studi Curatoriali della NABA, continua anche ora che Gasconade assorbe più energie e il lavoro allarga il proprio raggio: prossima puntata, a settembre, la collettiva Trust a sua cura alla galleria Balice Hertling di Parigi. Avanti, avanti.

Video by Tim Small

Fotografia di Alan Chies

Dal numero 14 di Studio

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