Breaking ↓
02:01 mercoledì 21 gennaio 2026
I monaci benedettini tedeschi sono stati costretti a vendere il più antico birrificio del mondo perché anche in Germania si beve sempre meno birra In attività da 975 anni, il birrificio Weltenburger vive una crisi talmente profonda da aver costretto i monaci benedettini a metterlo in vendita.
Aphex Twin ha superato Taylor Swift per numero di ascoltatori mensili su YouTube Music Merito soprattutto di una canzone, "QKThr", diventata una delle più usate come colonna sonora di video su YouTube.
C’è un sito in cui si possono leggere e scaricare centinaia di fanzine punk italiane degli anni ’80 Si chiama FanziNet e lo cura Paolo Palmacci, che da anni si dedica a questo progetto di recupero della memoria underground italiana.
Jonathan Ross, l’agente dell’ICE che ha ucciso Renee Good, è diventato milionario grazie alle raccolte fondi in suo favore I militanti Maga hanno raccolto la cospicua cifra convinti che Ross non abbia fatto nulla di male e che la sua vittima fosse una terrorista.
Dopo che la Francia ha rifiutato di unirsi al Board of Peace per Gaza, Trump ha iniziato a tormentare pubblicamente Macron Dalle minacce di dazi sullo champagne alla diffusione di messaggi privati, Trump sta "punendo" Macron per la decisione di non partecipare al suo progetto di ricostruzione di Gaza.
Per entrare nel Board of Peace per Gaza istituito da Trump bisogna pagare un miliardo di dollari Tutti soldi che verranno investiti nella ricostruzione della Striscia, ha giurato l'amministrazione americana.
Julian Barnes ha annunciato che il suo prossimo libro, Partenze, sarà anche l’ultimo Il romanzo uscirà il 20 gennaio anche in Italia per Einaudi. Dopo questo non ce ne saranno altri, come confermato dallo stesso scrittore.
È morto Valentino Garavani «Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari», si legge nella nota stampa della fondazione Valentino.

Michael Bay, da solito stronzo a venerabile maestro

Il suo ultimo film, Ambulance, è andato malissimo al box office ma è stato apprezzato dalla critica: forse è arrivato il momento di rivalutare uno dei registi più odiati degli ultimi anni.

20 Aprile 2022

Dopo l’uscita di Ambulance, l’ultimo film di Michael Bay, su Mel Magazine si sono chiesti che diavolo stia succedendo: all’improvviso è diventato figo amare Michael Bay? Fino a ieri era considerato l’esemplificazione di tutto ciò che non ha senso nel cinema hollywoodiano. Di più: di tutto ciò che non va nell’uomo americano («ha una linea diretta con le ghiandole che secernono il testosterone del maschio americano», disse di lui Frances McDormand). È stato accusato di misoginia per il modo in cui ha trattato diverse attrici con cui ha lavorato. Megan Fox disse che lavorare con lui è come «lavorare con Hitler». Kate Beckinsale confessò a Graham Norton di temere di non essere l’attrice ideale di Bay perché «non ho le tette più grandi della testa e non sono bionda». Scarlett Johansson era seduta accanto a lui quando, durante un’intervista in occasione dell’uscita in dvd di The Island, a una domanda sui nuovi contenuti più interessanti presenti in quella edizione del film Bay rispose: «Scarlett nuda». Chiunque abbia lavorato con lui, però, assolve Bay dall’accusa di misoginia: è uno stronzo con tutti, dicono. Chi lo conosce meglio si dà due spiegazioni: è socialmente impedito oppure è un robot. In ogni caso, non è consapevole della sua condizione.

Alla fine di ogni conversazione, la madre di Bay ripeteva al figlio sempre la stessa frase: «Non fare lo stronzo». Non era né un consiglio né un ammonimento, ma una semplice constatazione: sua madre sapeva con chi aveva a che fare. A 15 anni Bay trovò il suo primo lavoretto nel mondo del cinema: stagista sul set dei Predatori dell’arca perduta di Steven Spielberg, dava una mano a completare gli storyboard. Tornava a casa tutti i giorni e si lamentava del lavoro e del film. Anni dopo era diventato ormai uno dei registi più ricchi e famosi, amati e odiati del mondo, Bay incontrò Spielberg e la prima cosa che gli disse fu «Ero proprio convinto che I predatori dell’arca perduta avrebbe fatto cagare».

Alla Wesleyan University (la film school del Connecticut che aveva deciso di frequentare) Bay scoprì che gli piacevano le cose colorate: le lezioni di cinema che lo segnarono di più furono quelle dedicate a West Side Story. «Le adorai. Era tutto incentrato sulla forma, sullo stile, su come usare il mezzo. È quello che cerco di fare con l’azione nei miei film». Jeanine Basinger era la sua professoressa e ancora oggi fa fatica a capire come dalle sue lezioni su West Side Story sia potuto venire fuori il regista di Bad Boys: «A mio marito ripeto sempre che sulla mia lapide ci sarà scritto: “Fu l’insegnante di Michael Bay”».

Il musical è una forma d’arte profondamente americana, e Bay è un autoproclamatosi «vero americano». I registi che lo hanno influenzato sono quasi tutti americani: Steven Spielberg, James Cameron, i fratelli Coen, Ridley e Tony Scott, Michael Mann, Stanley Kubrick, David Lean, Howard Hawks, Sam Peckinpah, John Ford. Sean Connery non è stato un regista e non era americano ma ha lavorato con Bay per The Rock e lui lo ha sempre definito «una fortissima influenza». Perché? «Perché era uno stronzo», risponde Bay.

E poi la pubblicità. È lì che Bay comincia la sua carriera di regista: divenne molto famoso molto presto grazie allo spot Who shot Alexander Hamilton per la campagna Got Milk?. I veterani cercavano di spiegargli che un regista di commercial può fare le cose in una sola maniera: si possono fare gli spot simpatici, quelli sportivi oppure quelli d’azione. A 22 anni, Bay rispondeva: «Io li voglio fare tutti. Tutti assieme. Perché devo diventare un regista di cinema». È così che nasce il Bayhem, quello stile immediatamente riconoscibile che ha reso Bay più di un regista: un simbolo, un profeta, un anticristo, un genio, un pazzo. Tony Scott, un altro che veniva dalla pubblicità, ha sempre detto che lui il Bayhem lo capiva: «Io e Michael abbiamo cominciato con i video. Questo significa che siamo abituati a girare in cima alle montagne, sott’acqua, con attori, con modelle».

Michael Bay fa film d’azione e non ha mai voluto fare nient’altro. In un’intervista al New York Times del 2003 fu chiarissimo: «Faccio film per gli adolescenti. Sarà mica un crimine». Nel pezzo di Gq “An oral history of Michael Bay”, c’è una frase pronunciata dallo stesso Bay che spiega tutto di lui: «Io il mio stile non lo cambio per nessuno. Sarebbe una cosa da deboli». Se avesse voluto, probabilmente avrebbe avuto una carriera diversa, avrebbe messo assieme una filmografia che gli avrebbe portato prima il riconoscimento di autore che solo ora comincia ad arrivare (forse).

Molto prima che il populismo diventasse una delle piaghe della contemporaneità, Bay è stato accusato di esserne il regista e l’esteta. Gli eroi dei suoi film sono di un tipo particolare: gente comune che salva il mondo non solo dal nemico o dalla calamità, ma anche dall’incompetenza delle élite. I film di Bay non sono politici in nessun modo e in nessun senso, tranne che in questo. E forse è per questo che oggi assumono una rilevanza diversa, maggiore, retroattiva: Bay annunciava quel che stava succedendo e che sarebbe venuto. Perché è impossibile trovare oggi un regista che abbia il coraggio di dire che la sua filosofia politica l’ha imparata durante un corso di geologia nel quale l’insegnante gli spiegò che «i disastri capitano, saranno gli idraulici a salvare il mondo». L’idea per Armageddon, dice, gli è venuta in quel momento: l’uomo qualunque che salva tutti.

Il trionfo della forma sulla sostanza, dello spettacolo sull’arte, del commercio sul cinema, di Bay si è detto questo e molto altro. Tutte cose che lui non ha mai negato. Dei critici non gli è mai importato nulla: una volta disse che secondo lui ai critici non piacciono davvero i film e che comunque non ha nessun senso far recensire Armageddon alla stessa persona alla quale è piaciuto Schindler’s List. Sul fatto che i suoi film siano spettacolo e non arte, non ha mai avuto granché da dire se non «sono soltanto dei cazzo di film. Devono essere divertenti». A chi gli dice di essere ossessionato dai soldi, ha dato più risposte. In un’intervista a Entertainment Weekly, quando gli fecero presente quanto product placement ci fosse nella saga dei Transformers: «Quella roba mi ha fatto risparmiare tre milioni di budget, quindi non lo considero di certo prostituirmi». C’è chi lo considera un regista minore perché nella sua carriera ha sempre lavorato su film ad alto o altissimo budget. Stufo di queste osservazioni, nel 2013 girò Pain & Gain con “appena” trenta milioni di dollari. Il risultato fu un film dei fratelli Cohen girato da un uomo a cui non è mai stata diagnosticata un’iperattività che però tutti riconoscono immediatamente: «Non lo farò mai più», fu il commento di Bay alla fine delle riprese. Quelli che gli rimproverano di essere un imprenditore e non un regista, possono seguire Bay mentre sfreccia per le strade di Los Angeles a bordo delle sue Ferrari. Ne ha due, una rossa, l’altra color argento. «Perché nel bagagliaio di una tengo la progenie del Diavolo», risponde sempre alla domanda “perché ne hai due”.

Forse hanno ragione quelli di Mel Magazine: nell’apprezzamento che Bay sta improvvisamente ricevendo per il suo ultimo film c’è solo il segno del tempo che passa e dei tempi che peggiorano. Per spiegare la cosa, loro citano quella famosa battuta di John Huston in Chinatown: «Certo che sono rispettabile, sono vecchio!».

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Julian Barnes ha annunciato che il suo prossimo libro, Partenze, sarà anche l’ultimo

Il romanzo uscirà il 20 gennaio anche in Italia per Einaudi. Dopo questo non ce ne saranno altri, come confermato dallo stesso scrittore.

In Cover-Up c’è la vita di Seymour Hersch, cioè la storia del giornalismo d’inchiesta dalla carta fino a Substack

Diretto dalla regista premio Oscar Laura Poitras e da Mark Obenhaus, il documentario racconta una leggenda del giornalismo americano ma è anche un viaggio nei cambiamenti del mestiere, tra redazioni vecchio stile, litigi con editori e nuove piattaforme.

Josh Safdie ha detto che nella prima versione del finale di Marty Supreme Marty diventava un vampiro

Persino un produttore dalla mente aperta come A24 ha pensato che fosse un finale troppo strano e l'ha costretto a cambiarlo, ha spiegato il regista.

La grazia è tante cose ma soprattutto un film sulla fragilità dei maschi

Il nuovo film di Paolo Sorrentino, appena arrivato nelle sale, racconta un Presidente della Repubblica per mostrarci tutti i buchi che i tempi moderni hanno aperto nel vecchio concetto di mascolinità.

Il nuovo album di Kim Gordon si intitolerà Play Me e uscirà a marzo

Sarà il terzo disco da solista dell'ex-bassista dei Sonic Youth dopo The Collective e No Home Record.

C2C Festival festeggia il suo venticinquesimo compleanno svelando la line-up della seconda edizione del festival a New York

L'8 maggio 2026 C2C Festival torna al Knockdown Center con un programma ancora più ambizioso. Tra gli ospiti più attesi Arca, Los Thuthanaka ed Elias Rønnenfelt.