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02:10 lunedì 23 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Mia Moretti

In occasione della sua data milanese, abbiamo incontrato una delle dj più chiacchierate del momento

15 Ottobre 2011

«Visto che abbiamo poco tempo non ti chiederò niente di Chloé Sevigny».

Mia Moretti, nel basement (lo chiamano così, sì, all’americana) dei Magazzini Generali di Milano beve champagne e aspetta il suo turno di salire sul palco, ad accompagnare Teophilus London. È in assoluto la dj più hype del momento, nonostante sia una ragazza di 27 anni di Oakley, California, all’apparenza semplice e sorprendentemente disponibile. E beh, assomiglia in maniera pazzesca a Chloé Sevigny, cosa che nessuno manca mai di farle notare. Alla mia battuta ride, mi offre il bicchiere («non posso più bere, tra poco suono», inutile dire che accetto senza complimenti) e si schernisce: «Guarda che non mi dà fastidio. She’s so sweeeet!»

È quasi mezzanotte e il locale è pieno oltre ogni misura, dal piano di sopra arrivano le casse di Uffie, che sta suonando in questo momento. Due brevi notizie su Mia: è brava, e questo lo si può scoprire facilmente su internet (un suo remix di Hot’n’Cold di Katy Perry fu un successo straordinario, nel 2008), è bella (la somiglianza con la Sevigny è garanzia di sicurezza), è estremamente camaleontica (ha suonato ai party di Vanity Fair, al SXSW, con Teophilus London e al matrimonio di Chelsea Clinton) e ha avuto due maestri d’eccezione: gente come Cut Chemist e Dj AM.
Non sembra per niente agitata, e d’altra parte, con un curriculum e un bagaglio di esperienze del genere, non c’è ragione di esserlo. Fa il lavoro più bello del mondo, le dico, metti semplicemente la musica che vuoi e se sei fortunata vedi un mucchio di gente che si diverte con te.
«Esattamente così, niente di più. Sei la prima persona che descrive esattamente il mio lavoro. È tutto totalmente vero, è la miglior sensazione che si possa provare». Provo a chiederle se, visto il suo stato di relax e il fatto che il suo nome, prima nella scena di New York e successivamente nei club di tutto il mondo, è il più chiacchierato del momento, non si senta in qualche maniera, come dire, arrivata. «Assolutamente no. Mi considero a tutti gli effetti una principiante. Sono stata molto, molto fortunata ad aver conosciuto dei dj estremamente bravi, siano amici o mentori. Paragonata a loro, sono quasi niente. Ogni serata è un po’ come il mio primo giorno, fortunatamente non ti abitui mai. Quando inizi a suonare non puoi sapere come andrà, non arrivo mai a un concerto sicura di dire “farò questo cambio, metterò questo disco e poi quest’altro e andrà tutto liscio”. Ogni evento, ogni party, ogni club è diverso. Non si può sapere come reagirà il pubblico».

Centinaia di date, di collaborazioni e di concerti, migliaia e migliaia di canzoni suonate, eppure Mia Moretti non ha ancora raggiunto il suo sogno. «La festa ideale sarebbe una sfilata alla mansion di Gianni Versace a Miami, South Beach. È un posto estremamente iconico, e Versace rappresenta uno spirito e un’energia del tutto particolari. Quando preparo una scaletta per un fashion show abbino una canzone a ogni look, e credo che lavorare per Versace mi permetterebbe di creare la playlist perfetta».

A proposito di sfilate, le chiedo quanto sia complicato districarsi e adattarsi a due mondi così diversi, la compostezza delle passerelle e il sudore e la fisicità del dancefloor. Ma anche questa volta la sua sicurezza e fiducia non si scalfisce (d’altronde fa il lavoro più bello del mondo, parole sue).«Diverso? No non è diverso per niente. Una sfilata rappresenta un lavoro più “orchestrato”. Molto lavoro viene preparato prima dello show vero e proprio. Ma la sensazione è la stessa: quando un modello esce sulla passerella il pubblico non sa cosa aspettarsi, e lo stesso succede in un club, quando una canzone finisce e ne inizia un’altra è sempre una sorpresa».

Un’ultima battuta la dedica al matrimonio di Chelsea Clinton. Un’esperienza, dice, incredibile, nonostante Mia detesti suonare ai matrimoni. Ma, anche se la sposina in questione era la figlia di uno dei più importanti presidenti statunitensi degli ultimi trent’anni, la formalità e i toni ufficiosi non hanno decisamente preso parte al ricevimento.
Dice Mia: «Ero ammalata, avevo l’influenza, ero così stanca che speravo finisse subito la festa e se ne andassero in luna di miele il prima possibile. Ma una volta iniziato si è creata un po’ d’atmosfera, ho buttato giù qualche whisky e alla fine il party è durato fino alle cinque del mattino, e Chelsea è stata davvero fantastica e gentilissima. I ragazzi continuavano a insistere perché andassi a ballare con loro , non c’erano differenze tra quel matrimonio e una normale festa di ragazzi. Erano giovani, volevano solo divertirsi». Poi, avvertita da qualcuno dello staff che non riesco a individuare, si congeda, si avvia verso la porta e quindi sul palco dove inizierà lo show. Prima di invitarmi a salire, però, riempie un altro bicchiere di champagne, e me lo offre ancora.

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