Lo stilista è al lavoro sul suo documentario, ma nessuno si è mai dimenticato di lui.
A Tokyo sta per inaugurare una grande mostra di Martin Margiela (il designer, non il brand)
Inaugurerà l'11 aprile e sarà la prima personale giapponese del designer divenuto culto per la sua costante ricerca dell'anonimato.
Da questo aprile, a Tokyo, sarà possibile ammirare le opere di Martin Margiela. Non si parla qui però di vestiti, anche perché il designer belga ha abbandonato la moda nel 2009, e non si è mai guardato indietro, quanto dei suoi lavori come artista. Proprio nella capitale giapponese, infatti, è prevista una sua mostra personale, Martin Margiela At Kudan House (per chi si trovasse da quelle parti, i biglietti si possono comprare qui). All’interno della residenza saranno così esposti collage, dipinti, sculture, video e disegni, che riflettono su temi come il riutilizzo, la trasformazione, l’assemblaggio: questioni care al designer, che nel corso della sua carriera le ha analizzate mettendole in correlazione con il corpo umano. Nel frattempo Margiela (il brand) sta organizzando diverse mostre in Cina, dove presenterà il suo show per l’autunno/inverno 2026 nelle prossime settimane.
La scelta della location per la sfilata di Martin Margiela (il designer) è invece caduta, senza casualità, sulla Kudan House, edificio con valenza storica costruito nel 1927. Nel comunicato stampa ufficiale si legge che “l’artista ama il contrasto che emerge dal presentare le sue opere contemporanee in una residenza storica”. I visitatori potranno così scoprire i suoi lavori in un’atmosfera intimista, spostandosi tra le diverse stanze, con la scenografia e la curatela della mostra orchestrata dallo stesso Margiela.
Si tratta qui della sua prima personale in Giappone, e, da quanto si può comprendere dai comunicati ufficiali, tratterà anche il tema dell’anonimato, divenuto cifra del belga classe ’57, che ha sempre rifiutato di apparire nelle sue sfilate, o anche nelle foto ufficiali. Ed in effetti è molto nota tra gli addetti ai lavori lo scatto che ritrae il suo team nel 2001, firmato da Annie Leibovitz: tutti hanno indosso il camice bianco da sarti, divenuto uniforme del brand, alcuni sono in piedi, mentre chi è davanti è seduto su delle sedie. Tra di loro ce n’è una vuota, a sottolineare la presenza/assenza di Margiela.
Se questo suo culto della privacy non ha smesso di essere professato, da quando non è più un designer, Martin Margiela ha però iniziato a parlare, e concedere interviste (come questa a Numéro dello scorso anno). Sempre poche, ma comunque di più di quante ne abbia mai date quando era direttore creativo del brand da lui fondato, oggi parte dell’OTB di Renzo Rosso. Dopo aver lasciato la Maison nel 2009 (al suo posto è arrivato John Galliano, a cui è succeduto un anno fa Glenn Martens), Margiela è scomparso dai radar, concentrandosi sul suo lavoro di artista: la sua prima mostra è del 2021, alle Galleries Lafayette di Parigi. Nel 2019 è invece uscito il documentario Martin Margiela: in his own words. Lui non si vede, ma è la voce narrante.
«L’anonimato è essenziale per proteggere la mia privacy, e vitale per la mia libertà creativa” ha affermato il designer. Ho ancora lo stesso interesse e le stesse ossessioni che avevo quando lavoravo nella moda, ma il corpo umano non è più il mio solo mezzo di espressione. Sono da sempre un osservatore e gli oggetti e le situazioni comuni mi ispirano. Anche se è comune oggi l’utilizzo di qualunque tipi di tecnologia, amo sottolineare e mostrare i processi manuali ovunque possibile. Preferisco instillare domande che mostrare risposte».
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