Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Prima ancora di uscire, Confessions II era già diventato uno degli album più discussi della carriera di Madonna. Le aspettative erano altissime, le critiche ancora di più. Da una parte c’era chi vedeva nel progetto un’operazione nostalgica costruita attorno al ricordo di Confessions on a Dance Floor, uno dei capitoli più amati della sua discografia e tra i più esemplificativi dell’immaginario della cantante: il dancefloor, la fisicità, la libertà raccontata attraverso scena notturna. Dall’altra chi temeva che, per la prima volta, Madonna stesse arrivando in ritardo rispetto a una scena che ha contribuito a creare. E ancora: chi temeva che fosse solo un’autocelebrazione per sopperire alla mancata uscita di Who’s That Girl, il film sulla sua vita saltato per problemi di budget.
Per la prima volta quello di Madonna è sembrato un legacy act: un’artista celebrata per ciò che è stata. A poco più di una settimana dall’uscita, il disco sembra ha ridimensionato molte di queste paure. L’album ha ricevuto un sorprendente 8.1 da Pitchfork, che lo ha definito il miglior disco di Madonna degli ultimi vent’anni, e soprattutto è stato accolto con entusiasmo dai suoi fedelissimi fan, che hanno ritrovato una versione familiare della loro icona. Confessions II ha rassicurato, insomma.
Ha rassicurato chi paventava una versione caricaturale di Madonna che cercava di ricreare il passato. Ha rassicurato chi aveva paura di vederla inseguire le nuove generazioni di popstar. Ha rassicurato anche chi guardava con sospetto l’idea stessa di un sequel di un album che, vent’anni fa, aveva rappresentato uno dei momenti più alti della sua carriera. Tutte paure che, in fondo, derivavano dalla stessa domanda: una donna di 67 anni può ancora occupare il centro della scena pop?
Il timore principale riguardava il rapporto con il presente. Dopo Charli XCX, dopo Sabrina Carpenter, dopo la riscoperta del clubbing e il ritorno dell’estetica Y2K, sembrava quasi che Madonna potesse trovarsi nella posizione – inedita per lei – di dover seguire un movimento culturale invece di anticiparlo. Una possibilità che, proprio per la sua storia, appariva quasi inconcepibile. Ascoltando Confessions II, però, si capisce che il punto non è tornare al 2005. Il disco, prodotto come il suo predecessore da Stuart Price, dialoga apertamente con il passato, è impossibile sostenere il contrario: i riferimenti a Confessions on a Dance Floor sono presenti nelle sonorità, nel paesaggio che attraversa, così come nella struttura stessa del progetto. Un lavoro che suona come un aggiornamento del proprio linguaggio più che come un tentativo di appropriarsi di quello altrui. Ma la sensazione è che l’obiettivo di Madonna non sia ricreare un momento perduto, quanto riaffermare una genealogia.
Madonna non sta ricordando quando il pop era diverso. Sta ricordando da dove arriva una parte importante del pop che oggi consideriamo contemporaneo. Dice, implicitamente, che tutta quella roba inevitabilmente è passata, passa e passerà comunque da lei.
Il corpo come pregiudizio
Le critiche rivolte a Madonna raramente rimangono sul piano musicale. Quella facile al suo aspetto, al modo in cui sceglie di mostrarsi, alla sua difficoltà ad accettare il passare del tempo non è una novità. È abituata, le succede da più di 40 anni, a dividere il pubblico proprio perché il corpo è sempre stato parte integrante della sua narrazione artistica. Oggi, che il suo volto è più che mai alieno ed eterno, il dibattito che ha accompagnato Confessions II dimostra come molte delle paure legate all’album partissero in realtà da un pregiudizio anche e soprattutto estetico che la rincorre da ormai anni. Un pregiudizio che non è mai stato tanto forte quanto ai Grammy Awards 2023, quando il suo viso è apparso visibilmente gonfio a causa di filler e interventi vari.
Il discorso non riguarda semplicemente il diritto di una persona di modificare il proprio aspetto. Nessuno pretende che la signora Louise Veronica Ciccone invecchi secondo un modello prestabilito di naturalezza. Ma è proprio da qui che viene lo stridore: Madonna viene celebrata come simbolo di libertà femminile, autodeterminazione e rifiuto delle regole. Eppure una parte della sua iconografia contemporanea sembra dipendere da una regola ferrea: non invecchiare mai. La cantante Linda Perry, in un’intervista a Consequence of Sound, aveva criticato Madonna, accusandola di non mostrare abbastanza le proprie fragilità. Una posizione che si inserisce in una riflessione più ampia sul rapporto tra autenticità e immagine nell’epoca delle celebrità permanenti.
Ogni fase della carriera – e della vita– di Madonna esiste contemporaneamente. La ragazza di Like a Virgin, la provocatrice di Sex, l’icona dance di Confessions on a Dance Floor convivono ancora oggi con la donna di 67 anni che continua a salire sul palco.
La comunità che l’ha resa Madonna
Parlare di Madonna significa anche, inevitabilmente, parlare della comunità LGBTQ+ che l’ha accompagnata per decenni. La rassicurazione offerta da Confessions II riguarda anche questo rapporto. La presenza di Arca e l’anteprima presentata a Pride Radio raccontano una Madonna che continua a rivolgersi allo stesso pubblico che l’ha accompagnata per decenni non per nostalgia, ma perché quella relazione costituisce ancora oggi una parte fondamentale della sua identità artistica. Madonna e la comunità LGBTQ+ hanno costruito insieme una mitologia di liberazione, reinvenzione e ostinazione, anche quando la stessa liberazione gay rischia di essere di diventare strumento di marketing, come nel caso della campagna promozionale degli ultimi mesi su Grindr.
Una storia che continua a funzionare perché entrambe le parti sembrano ancora avere bisogno l’una dell’altra. Dopotutto era lei, Madonna, che affermava di sentirsi un «gay man trapped in a woman’s body». Quello stesso pubblico che per decenni ha celebrato Madonna per la sua capacità di infrangere regole oggi celebra anche la sua sospensione dell’età. Stiamo applaudendo la libertà di una donna di modificare il proprio corpo o stiamo applaudendo il fatto che continui a sottrarsi all’invecchiamento? Probabilmente entrambe.
Il patto con il pubblico
Confessions II è la prova che la discussione attorno a Madonna non riguarda più tanto la sua musica, bensì il patto non scritto con sé stessa e con il suo pubblico. Un patto visivo, un tacito accordo per decidere cosa lei e loro devono fare per far sì che Madonna continui a esistere e che continui a essere riconosciuta come Madonna. A essere onesti: le verrebbe concesso, e se sì, quanto a lungo, di essere la madre suprema del dancefloor se mostrasse il naturale cedimento fisico?
Nessuno dubita, nonostante il suo spavento più recente, che possa ancora salire su un palco o starsene in ginocchio accanto a una console come all’after party di Saint Laurent o seduta su una cassa come nella locandina che ha tappezzato le città durante la campagna promozionale. Ma il mito reggerebbe se il corpo mostrasse apertamente il passare del tempo? Lo sappiamo quanto poco spazio venga concesso alle donne che insistono nel rimanere visibili. E anche lei, suo malgrado, si trova a scontrars con un’idea precisa di femminilità: quella secondo cui, superata una certa età, sarebbe più consono cancellare progressivamente la propria presenza. Il nuovo disco dimostra invece che Madonna non è diventata una reliquia ma continua a essere presente, capace di parlare al proprio pubblico e di occupare uno spazio che poche altre artiste hanno saputo conquistare.
La battaglia contro il tempo
«Everything is crystalized / Nobody wants to go outside», canta Madonna in Everything. Una frase che parla della pandemia digitale a un interlocutore disattento, ma che a quello attento racconta la battaglia che Madonna porta avanti da decenni: quella contro le convenzioni, sessuali, religiose ed estetiche, smontate attraverso un repertorio che ha fatto del conflitto un idioma. Oggi Madonna è la popstar che combatte contro la trasformazione più inevitabile di tutte: quella imposta dallo scorrere del tempo.
Una battaglia imprescindibile per chi ha costruito tutta la propria vita su una performance che coinvolge ogni muscolo, e che assume senz’altro un peso maggiore dopo la grave infezione batterica che nel 2023 l’ha portata in terapia intensiva e in coma farmacologico. Un episodio che ha mostrato a tutti, forse per la prima volta, che anche il corpo di Madonna è vulnerabile. Eppure la sua risposta continua a essere la stessa: esibirsi. Rifiutare l’idea che il tempo le detti le condizioni. Lei, a 67 anni, continua a comportarsi come se il tempo fosse soltanto un’altra convenzione da infrangere.
