Niente di tutto quello che abbiamo vissuto in questi anni, dalla discesa in campo di Berlusconi al Vaffa Day di Grillo al populismo di governo, sarebbe stato possibile senza il programma di Antonio Ricci. Trentotto anni di onorato servizio che finiscono con la cancellazione. E con il trionfo.
Secondo diverse ricerche, metà delle persone licenziate nel 2026 a causa dell’AI verranno riassunte nel 2027 (e più di metà delle imprese che hanno licenziato persone per rimpiazzarle con l’AI si sono già pentite)
Ford, IBM e Alphabet hanno già iniziato a farlo. Sia a riassumere chi avevano licenziato che a pentirsi dei licenziamenti.
Alla Ford stanno richiamando gli ingegneri a centinaia, e il compito che li aspetta è migliorare le prestazioni della tecnologia che avrebbe dovuto renderli obsoleti. «L’intelligenza artificiale è uno strumento fantastico, ma è efficace solo quanto le informazioni che usi per addestrarla», ha detto Charles Poon, vicepresidente per l’ingegneria hardware dei veicoli Ford, che ha ammesso di non aver prestato negli anni scorsi tutta l’attenzione che avrebbe fatto bene a prestare all’esperienza degli ingegner, persone che hanno lavorato in azienda per anni e che conoscono il ciclo del prodotto fin nel più minuscolo dei dettagli. Tradotto: i dati buoni erano loro, erano i lavoratori in carne e ossa. Secondo un sondaggio della compagnia di ricerche di mercato Forrester tra i dirigenti di diverse aziende di diversi settori industriali, il 55 per cento dei datori di lavoro si pente già dei tagli al personale motivati dalla tecnologia, e nell’elenco di chi è già passato dai licenziamenti alle riassunzioni ci sono Ford, IBM, Alphabet, Booz Allen Hamilton e il colosso ferroviario statunitense CSX.
Come scrive Inc. le ragioni del pentimento non hanno a che vedere con l’empatia per un altro essere umano, messo in difficoltà per mera massimizzazione del profitto. Semplicemennte, l’automazione non ha automatizzato quanto promesso, quando lo ha fatto lo ha fatto a costi molto più alti del previsto. Così, i manager hanno scoperto che i frutti del lavoro delle macchine non sono granché a meno che non ci sia un essere umano a eseguire il dovuto controllo qualità. In IBM si è aggiunto un calcolo di prospettiva: aver eliminato quasi tutti gli entry level job, cioè i lavori per i giovani alle prime esperienze professionali, per affidarli alle AI significa provarsi di futuri lavoratori esperti che saranno necessari a monitorare il lavoro delle AI. Alla fine, IBM ha annunciato che tornerà ad assumere lavoratori in posizioni junior in tutte i suoi rami d’azienda, dal software alla consulenza passando per il marketing.
Il mercato intorno resta difficile da leggere. Prendiamo come riferimento la situazione negli Stati Uniti, indubbiamente il Paese in cui l’integrazione dell’AI nel mondo del lavoro è al punto più avanzato: gli annunci di lavoro sono lontanissimi dal record del 2022 ma tutto sommato il loro numero resta stabile; a fine giugno 2026 l’indice di Indeed si è fermato a 101, appena sopra il livello che aveva prima della pandemia; le richieste di sussidi di disoccupazione sono scese al punto più basso dal 1969. L’agenzia Robert Half calcola che 1 responsabile delle assunzioni su 3 tra quelli che avevano licenziato persone ed eliminato ruoli sperando che l’automazione fosse sufficiente, ha poi riassunto le stesse persone che aveva licenziato o ne ha assunte di nuove. L’amministratore delegato di Robert Half, M. Keith Waddell, parla di condizioni di mercato sempre più favorevoli (come è prevedibile faccia chi fa il suo lavoro). Forrester, intanto, prevede che entro il 2030 l’intelligenza artificiale automatizzerà il 6 per cento dei posti di lavoro nel mondo, e che metà dei licenziamenti attribuiti all’AI verrà silenziosamente revocata. Silenziosamente, appunto. È l’unica speranza di evitare la figuraccia, per chi si era mostrato sicuro che gli esseri umani fossero ormai obsoleti.