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19:31 martedì 10 febbraio 2026
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.
Su Vanity Fair è uscita la prima intervista mai fatta a Bianca Censori Per la prima volta ha parlato di sé, in occasione della mostra che sta presentando a Seoul (anche se, ovviamente, Ye si è messo in mezzo).
Il governo francese invierà una lettera a tutti i 29enni del Paese per invitarli a fare figli prima che sia troppo tardi È parte di una campagna per contrastare la denatalità e informare su salute riproduttiva e sessuale. Ma in molti l'hanno accolta abbastanza male.
Le compagnie aeree stanno cancellando i voli verso Cuba perché sull’isola non c’è abbastanza carburante per fare rifornimento e ripartire C'entra l'embargo degli Stati Uniti e la crisi in Venezuela, la situazione è talmente grave che già a marzo Cuba potrebbe non avere più benzina.
All’Halftime Show alternativo dei trumpiani c’erano a malapena 200 spettatori Nel frattempo, lo spettacolo di Bad Bunny è diventato il più visto nella storia del Super Bowl, con 135 milioni di spettatori.
A gennaio 2026 in tutta la Norvegia sono state acquistate soltanto sette auto a benzina E 29 auto ibride, 98 diesel, mentre le elettriche sono più di 2000: queste ultime costituiscono il 96 per cento delle auto acquistate in tutto il 2025.

Se i leoni scompaiono è anche perché non ci sono abbastanza soldi

26 Ottobre 2018

I parchi nazionali in Africa sono vittime di numerose attività illegali. Soggetti a caccia, estrazioni di minerali e raccolta di legno di contrabbando. Ma c’è un altro, grande problema che ne mette a rischio la sopravvivenza: non ci sono abbastanza soldi per un’adeguata manutenzione. Lo ha rivelato uno studio pubblicato sul Proceedings of the National Academy of Sciences, dove si legge che il 90 percento delle quasi 300 aree protette del continente non dispone di fondi sufficienti. Per un deficit che, in totale, sfiora il miliardo di dollari.

Se la falla non verrà colmata, i parchi sono destinati a scomparire, così come le specie che li abitano. Basti pensare ai leoni, il cui numero è diminuito del 43 percento negli ultimi 20 anni. Oggi, si ritrovano solo nell’8 percento dell’habitat che occupavano in origine. La maggiorparte di loro vive all’interno di aree protette che, però, non riescono a fornire loro la protezione necessaria. Eppure, i parchi potrebbero persino quadruplicare il numero di leoni superstiti, se solo avessero abbastanza denaro.

Con fondi sufficienti, i parchi naturali potrebbero persino quadruplicare il numero di leoni (Photo by Cameron Spencer/Getty Images)

Nella loro analisi, i ricercatori hanno stimato che i parchi dovrebbero investire dai 377 ai 783 dollari al miglio quadrato. In media, un parco oggi non ne spende più di 77. L’88 percento delle strutture lavora con un budget del 20 percento inferiore a quello necessario. Quel che servirebbe all’Africa per mantenere intatto il proprio ecosistema è un investimento annuo di almeno 1,2 miliardi di dollari. Se il miliardo non si trova, avvertono gli studiosi, numerose specie subiranno un declino innarestabile.

Anche gli abitanti dei paesi in questione finiranno per rimetterci. I parchi naturali sono il perno di un’industria che porta al continente 34 miliardi di dollari all’anno. Il turismo, in Africa, è indissolubilmente legato alla natura selvaggia. Lasciare che questa scompaia, equivale a far scomparire anche migliaia di posti di lavoro. «La comunità globale deve riconoscere che qui c’è uno squilibrio, e tutti devono fare la loro parte per correggerlo», afferma sul Nyt il direttore esecutivo di Africa Region at Wildlife Conservation Society Timothy Tear.

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