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22:33 domenica 22 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
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Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
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C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
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Lena Dunham ha annunciato la data di uscita del suo nuovo libro, Famesick

Un memoir scritto nell'arco di sette anni che parla di «malattia, dipendenza e sofferenza amorosa».

05 Settembre 2025

Il ritorno di Lena Dunham si arricchisce di un altro capitolo: poco dopo l’uscita su Netflix della sua nuova serie, Too Much, la creatrice di Girls è pronta a pubblicare anche il suo secondo libro, che arriverà più di dieci anni dopo il primo (Non sono quel tipo di ragazza, uscito in Italia nel 2014). Questa volta non si tratta di una raccolta di personal essay ma di un memoir: si intitola Famesick e anche se è già pronto – nella foto Dunham ci mostra la copertina –uscirà nel 2026, per la precisione il 14 aprile. L’autrice l’ha annunciato con un post Instagram accompagnato da una lunghissima caption in cui racconta la genesi dell’opera: «Quando ho iniziato a scrivere questo libro, erano passati 30 giorni dalla mia uscita dal rehab. Ero ancora immersa nella nube di delirio che accompagna la sobrietà appena conquistata: il mondo era improvvisamente così RUMOROSO, e io pensavo che significasse che sapevo cosa stavo ascoltando. Se allora qualcuno mi avesse detto che il processo di scrittura mi avrebbe tenuta occupata per i successivi sette anni, probabilmente avrei strappato il contratto e buttato il portatile nella vasca da bagno. Per tutti i miei vent’anni, scrivere era pura immediatezza. Vivevo un’esperienza, la passavo attraverso il filtro della fantasia, e sei mesi dopo era già in tb. Scrivere era il mio modo di elaborare le cose mentre accadevano. Non avevo ancora abbastanza vita vissuta per affrontarle in retrospettiva. Non capivo il valore del tempo – che ci guarisce, che dà senso a ciò che abbiamo attraversato, che cambia davvero i pattern che continuiamo a ripetere nel nostro lavoro e nella nostra arte».

E ancora: «Il regalo che questo libro mi ha fatto, in questi sette anni, è che c’è sempre stato. Qualsiasi cosa cambiasse – il mio luogo, il mio corpo, la mia mente – restava una costante: un posto dove potevo andare per provare a dare un senso alla storia. Quando finalmente abbiamo fissato una data di pubblicazione per Famesick, ho provato qualcosa di simile al lutto. Uno dei miei compagni più fedeli stava per andarsene. Ma è il momento. E sono così emozionata di potervi raccontare, nel modo che conosco meglio, di: anni di magia impossibile e anni in cui pensavo di non sopravvivere; malattia, dipendenza e sofferenza amorosa; le lezioni di cui non mi vergogno più di aver dovuto imparare. Famesick parla, in superficie, degli anni 2010–2020, un decennio in cui la mia vita è cambiata profondamente e per sempre, in cui quasi ogni fibra del mio Dna si è ricostituita. Ma parla anche della malattia come maestra, del corpo come spia, del nostro rapporto sociale con le donne “sull’orlo”, e delle condizioni che creano arte vs. le condizioni che creano felicità. (E anche: dell’essere a Hollywood restando ai margini, come una goth al pigiama party delle cheerleader, che si chiede se può chiamare la mamma dal telefono fisso senza farsi sentire). Parla di me – ma ogni volta che scrivo di me, spero, profondamente, che parli anche di voi».

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