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22:49 giovedì 9 aprile 2026
Per la prima volta in dieci anni non c’è neanche un film italiano in corsa per la Palma d’oro al Festival di Cannes Le ultime speranze riguardavano il nuovo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte. Che però, a quanto pare, non è ancora finito.
La tregua tra Usa e Iran prevederebbe un pedaggio di 2 milioni di dollari per ogni nave che passa per lo Stretto di Hormuz. Prima della guerra non c’era nessun pedaggio Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.
L’autrice del best seller The Housemaid ha rivelato la sua vera identità perché era stanca di chi sosteneva che fosse un maschio Ha venduto milioni di copie in tutto il mondo con lo pseudonimo Freida McFadden, ma alla fine è deciso di rivelare il suo vero nome, Sara Cohen.
Un’importante associazione americana ha chiesto la rimozione di Trump in base al 25esimo Emendamento, quello che permette di destituire un Presidente perché mentalmente instabile La National Association for the Advancement of Colored People ricorrerà a questa misura estrema, usata, e solo in parte, in altri tre casi nella storia.
Dopo le polemiche sul mancato finanziamento da parte del Ministero della Cultura, decine di cinema in tutta Italia stanno riportando in sala il film su Giulio Regeni Oltre 60 cinema tra Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze hanno deciso di ricominciare a proiettare il film. E altri se ne stanno aggiungendo ora dopo ora.
Una biblioteca di Chicago cerca persone che sappiano leggere il corsivo per trascrivere dei testi antichi ma fatica a trovarle perché sempre meno persone sanno leggere il corsivo La Newberry Library sta trascrivendo tutti i documenti in corsivo conservati nel suo archivio, ma il progetto prosegue a rilento perché la lettura del corsivo è una competenza rara, ormai.
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai È la gitarella in giornata portata alle estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Asghar Farhadi ha scritto una lettera in cui chiede a tutto il mondo del cinema di protestare contro Stati Uniti e Israele per quello che stanno facendo in Iran «Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.

Siamo arrivati alla fine del Grande Romanzo Americano?

La letteratura Usa ha formato generazioni di lettori anche in Italia, ma da qualche anno sembra aver perso energia. Un declino sancito anche dal New York Times che ha eletto L’amica geniale “libro del secolo”.

07 Novembre 2024

Lo scorso luglio il New York Times pubblicava la sua lista dei “100 libri migliori del secolo” generando nel popolo dei lettori italiani una gamma di reazioni che andava dallo sconcerto all’orgoglio patriottico. Questo perché in cima a quella lista, al primo posto, c’era My Brilliant Friend, ovvero L’amica geniale di Elena Ferrante, il libro di E/O e della sua consociata Europa Editions che tutti sapevamo oggetto di culto internazionale (e americano in particolare), ma che nessuno si aspettava di trovare al comando nella classifica di un’arte – la letteratura – in cui gli americani sono stati storicamente autarchici, tanto da essersi guadagnati per molti decenni la fama di quelli che non traducevano, perché poco e per nulla interessati a letterature che non fossero la loro. Ma i tempi sono cambiati e viene da pensare che il New York Times volesse anche lasciare un segno di questo cambiamento.

Oltre a Elena Ferrante, nei primi dieci posti di quella classifica troviamo infatti anche Sebald e Bolaño, due figure mitologiche della letteratura mondiale, che a ben diritto si trovano in quelle posizioni (e magari – opinione strettamente personale – meriterebbero anche di essere più in alto di Elena Ferrante), ma che, probabilmente, solo quindici o vent’anni fa, non sarebbero neanche stati tradotti. C’è un numero che sintetizza in modo eloquente tutto questo discorso ed è il 3: tre per cento è la quota dei libri tradotti negli Usa rispetto all’intera produzione di fiction interna. Per fare un rapido confronto: in Italia la percentuale si aggira intorno al 50. Il 2018, che è anche l’anno di pubblicazione della traduzione in inglese de L’amica geniale, viene considerato un anno di svolta per la traduzioni in America, ma è una svolta legata più alla ricezione che alla produzione. In altre parole, come dimostra la classifica del New York Times, i libri tradotti sono diventati più rilevanti di prima, anche se le traduzioni non sono aumentate consistentemente. 

L’aumento di rilevanza in America della narrativa straniera sembra essere andato di pari passo con la perdita di rilevanza della narrativa americana, almeno in Italia, Paese in cui come lettori, soprattutto come lettori forti, siamo stati appassionatamente filoamericani dal Dopoguerra in poi, anzi dal 1941, anno in cui veniva piantato il seme, cioè la famosa antologia curata da Vittorini, Americana, che raccoglieva testi di Steinbeck, Hemingway, Hawthorne, London. Da quel momento, ogni generazione di lettori (e anche di scrittori) ha avuto i suoi miti e le sue correnti predilette. La Lost Generation di Hemingway Fitzgerald, Dos Passos; i Beat di Kerouac, Burroughs, Ginsberg; i minimalisti di Carver e Paley; i postmoderni di Pynchon, De Lillo, Barth; il Literary Brat Pack di Ellis, Tartt, McInerney; quelli infine che in Italia furono ribattezzati (da minimum fax) Burned Children of America, ma che sono anche stati incasellati nell’avant pop o realismo isterico, ovvero la generazione dei David Foster Wallace, Dave Eggers, George Saunders. Più una quantità incalcolabile di scrittori non riconducibili a correnti generazionali, ma ben presenti in questa walk of fame, come Philip Roth, John Cheever, Joan Didion o Joyce Carol Oates, tanto per citare quattro tra i tanti grandi che si potrebbero citare. 

Da lettore e da scrittore li ho attraversati tutti o quasi. Mi sono innamorato dei libri grazie a Hemingway, sono stato e sono ancora un ellisiano di ferro, ho incontrato per la prima volta la literary non-fiction grazie a Joan Didion, ho letto tutti i libri di Pynchon e di De Lillo e accolto con eccitazione l’ondata di scrittori, David Foster Wallace in primis, che furono lanciati in Italia da quella famosa antologia di minimum fax. E non credo che la mia sia un’esperienza così soggettiva. Pochissimi lettori e ancora meno scrittori, tra quelli che conosco, non hanno avuto un percorso simile con la letteratura americana.

Tra la fine degli anni Zero e l’inizio degli anni Dieci, però, c’è stato un momento in cui tutta questa energia – la capacità di raccontare l’America come emblema del mondo tutto, ma soprattutto il bisogno di sperimentare e di trovare sempre nuove forme di scrittura – è sembrata essersi esaurita. Buoni libri sono continuati a uscire naturalmente, così come scrittori che sono apparsi almeno per un momento la “novità” che bisognava assolutamente leggere (Lerner prima, Moshfegh poi, per esempio), ma è come se la letteratura americana avesse smesso di essere la lingua ufficiale della narrativa ed è come se avesse perso hype.

Il grande critico Harold Bloom aveva profetizzato la fine del romanzo americano, attribuendone la causa alla “scuola del risentimento”, qualcosa che oggi sarebbe rubricato sotto l’abusatissimo termine woke, e quindi a questioni di quote e di identità, una tendenza che sicuramente potrebbe avere qualche responsabilità in questo declino. Ma c’è una causa più profonda che riguarda la fine della vocazione imperiale americana. Come qualsiasi impero nella storia, quello americano è stato responsabile di alcune nefandezze politiche, ma è stato anche la culla del meglio della produzione culturale del suo tempo che a quelle nefandezze ha fatto da controcanto. Il declino di questo “impero culturale” è evidente e anche la letteratura potrebbe essere una delle chiavi per parlare delle elezioni di novembre.

Il nuovo numero si chiama “C’era una volta l’America”: compralo in edicola oppure sul nostro store, cliccando direttamente qui!

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