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20:36 martedì 14 luglio 2026
Le proteste contro i data center si stanno facendo sempre più diffuse, radicali e partecipate in tutto il mondo Le prime proteste si sono registrate negli Stati Uniti. Poi sono arrivati movimenti anche in Inghilterra e Olanda. E adesso si inizia a protestare anche in Italia.
Fa talmente caldo che a Firenze le cere anatomiche del Museo di Storia Naturale hanno rischiato di sciogliersi Un guasto all'impianto di aria condizionata ha messo a rischio quasi duemila modelli anatomici, alcuni dei quali hanno 250 anni.
A Bali i turisti consumano così tanta acqua che adesso il Paese deve affrontare una gravissima crisi idrica Un turista consuma indirettamente e direttamente tra i 2 mila e i 4 mila litri di acqua al giorno, un balinese se la deve cavare con 50.
Nonostante le innumerevoli critiche e stroncature, Michael è diventato il primo biopic nella storia del cinema a incassare un miliardo al botteghino mondiale 371,8 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, 629,8 milioni nel resto del mondo: mai nessun biopic ha incassato così tanto.
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.
Sempre più coppie che divorziano usano l’AI per farsi dire come rispondere al partner, il che peggiora solo le cose Il problema è che se racconti a ChatGPT che il tuo partner fa questo e quest'altro, ChatGPT ti darà ragione e non perché tu abbia ragione, ma perché è costruito per farlo.
Christopher Nolan ha detto che non gli importa delle polemiche attorno all’Odissea perché sono irrilevanti Davanti alla foga con cui alcuni spettatori si stanno accanendo sul film, Nolan ha semplicemente risposto che fa tutto «parte del gioco».
C’è una biologa che vuole fare in modo che le donne abbiano il ciclo mestruale solo 3 volte all’anno Secondo Hongmei Wang ridurre il ciclo potrebbe essere un modo per estendere il periodo riproduttivo femminile e, quindi, ingannare il cosiddetto orologio biologico.

Arte in mezzo alle onde

Apre a Milano La Terra Inquieta, la nuova mostra curata da Massimiliano Gioni incentrata sulla crisi delle migrazioni.

28 Aprile 2017

Non è mai facile guardare una mostra durante l’inaugurazione o la press preview. Ma ancora più difficile è farlo oggi, giornata dell’apertura di La Terra Inquieta, mostra a cura di Massimiliano Gioni e promossa da Fondazione Trussardi e Triennale nell’ambito del programma del settore Arti Visive diretto da Edoardo Bonaspetti (alla Triennale di Milano dal 28 aprile al 20 agosto). Non è facile perché è una mostra dura, che disorienta lo spettatore e lo sballotta di qua e di là, abbandonando anche lui in balìa delle onde: onde etiche e morali, però. I video sono pieni di acqua di mare e di oceano, immagini che fluttuano a destra e sinistra nel buio. Quello che chiude la mostra, di Steve McQueen (una bellissima e inquietante ripresa in elicottero della Statua della Libertà, «la madre degli esuli che accoglie gli stanchi, i poveri, le masse infreddolite, gli scossi dalle tempeste e i rifiuti miserabili delle vostre spiagge») rinforza ancora una volta il movimento ondivago, lo sguardo che circumnaviga il proprio obiettivo.

Le barche, le reliquie nelle teche (fototessere, santini, orologi, portafogli, cellulari Nokia) – «come quelle che ci sono nel museo delle Torri Gemelle», commenta una giornalista, parlando con l’amica – e poi corpi ammassati su navi, azzurri e blu in tutte le gradazioni, cartine geografiche (ad esempio nelle opere di Mona Hatoum e Alighiero Boetti), reinterpretazione di monumenti funebri (Andra Ursuta, Dahn Vo, Thomas Schutte) sono i leit motiv di una mostra che raccoglie più di 65 artisti provenienti da tutto il mondo e che, espandendosi su due piani, si propone di «parlare delle trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, affrontando il problema della migrazione e la crisi dei rifugiati».

Come può l’arte parlare di argomenti del genere senza rischiare di porsi in una posizione di comoda, borghese e gratuita empatia, di momentanea compassione (giusto per l’ora e mezza che richiede la visita) o peggio, di un sofisticato, intellettuale voyeurismo del dolore? Mi faccio queste domande vagando per le sale, aspettando che la folla prosegua e lasci un po’ di spazio alle opere. Le guardo e mi chiedo di quali artisti fidarmi, a chi prestare più attenzione. Il parallelo istituito tra l’immigrazione degli italiani in America, qui enfatizzato per consentire un’immedesimazione più sentita, è sicuramente d’aiuto. Le foto d’archivio, le copertine di La Domenica del Corriere ci ricordano di un passato diverso, quando eravamo noi italiani a fuggire da qui sognando l’America. Eppure quei viaggi, come sottolinea Gioni durante la conferenza, sembrano ora delle crociere, se paragonati alle cifre e alle modalità delle traversate che i migranti di oggi sono costretti a intraprendere.

Le opere in mostra sono così tante e così forti da provocare nel visitatore più attento un senso di nausea, di spossatezza, a volte di rabbia: come possono queste sculture, queste installazioni, così belle e perfette, a volte quasi retoriche, aiutarci davvero a capire? E poi: è davvero utile capire? Che cosa possiamo fare, noi, inutili visitatori di questa splendida e ricca esposizione? Forse, mi rispondo, l’occasione che ci regala La Terra Inquieta è di poter ascoltare, oltre alle voci degli artisti che più amiamo – ben note al pubblico dell’arte, come Wolfgang Tillmans, Liu Xiaodong, Adrian Paci, Zoe Leonard, Thomas Hirschhorn e altri – quelle di artisti forse un po’ meno conosciuti, ma che nella loro stessa vita, sulla loro pelle, hanno fatto esperienza di ciò che raccontano.

Come il lavoro di Bouchra Khalili, artista marocchina. Realizzato tra il 2008 e il 2011, Mapping the journey è un progetto che ha dato luogo a diversi video, in ognuno dei quali un uomo, una donna o un ragazzino (di cui vediamo soltanto le mani che reggono un pennarello) segna sulla cartina geografica le traiettorie della sua fuga, spesso interrotta, spesso ancora in corso. Nel video compaiono i sottotitoli, mentre la voce fuori campo della persona che segna l’itinerario – da ascoltare con le cuffie, in lingua originale – racconta il viaggio: l’arrivo in Sardegna con 40 euro o il disappunto all’idea di rimanere a Bari; il volantinaggio a Milano (9 ore – 30 euro) o il desiderio di rivedere la propria madre, prima o poi.

L’altra opera da citare non è neanche un’opera: si tratta di una lettera scritta nel 2012 dal sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, un “Appello all’Unione Europea”, che finisce così: «Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forse preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umani a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza».

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