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17:24 martedì 21 aprile 2026
Per combattere la denatalità, in Giappone hanno iniziato a elargire bonus alle persone che si iscrivono alle dating app Tra i casi più recenti c'è quello della prefettura di Kochi, che rimborsa l'abbonamento alle app di incontri per tutti gli utenti residenti nel suo territorio.
In una recente battaglia tra esercito ucraino e russo, per la prima volta nella storia della guerra un battaglione di soli robot ha conquistato una postazione nemica Una squadra di robot di terra e un drone ucraini sono bastati a vincere una battaglia contro i russi nella regione di Kharkiv.
Madonna si è persa il vestito che indossava al Coachella e ha offerto una ricompensa a chi lo ritroverà Su Instagram ha detto che chiunque la aiuterà a ritrovarlo riceverà una ricompensa. Il cui ammontare, però, non è stato ancora specificato.
Sono stati ritrovati i Piss Poems di Sufjan Stevens, il blocchetto in cui da giovane il cantautore scriveva una poesia ogni volta che gli scappava la pipì A lungo si è pensato non esistessero affatto o fossero andati perduti. Ora un ex collega universitario di Stevens ha rivelato di averli conservati per anni.
Nel programma della Scala di quest’anno c’è anche il cineconcerto di di Fellini E per i prossimi tre anni i cineconcerti saranno stabilmente parte degli spettacoli del Teatro: nel 2027 ci sarà Tempi Moderni di Chaplin e nel 2028 un concerto dedicato ai film di Ennio Morricone.
L’AI sta facendo perdere il lavoro a così tante persone che si inizia a parlare di mega layoff, cioè di mega licenziamenti A quanto pare sta diventando un vero e proprio "trend" tra le aziende, tanto che molte licenziano anche se non sono in difficoltà economiche.
È stato annunciato un altro sequel di Top Gun e ovviamente anche stavolta il protagonista sarà Tom Cruise Del film si sa ancora pochissimo, ma l'unica conferma che importa davvero c'è già: Maverick non va in pensione, nemmeno a 63 anni.
Secondo il Financial Times la crisi abitativa di Milano ormai è più grave anche di quella di Londra I prezzi delle case in città sono aumentati del 57 per cento nell’ultimo decennio, mentre gli affitti sono saliti di oltre il 70 per cento.

La Primavera che non c’è

La Turchia non è l'Egitto (ma neppure la Svezia). Tre frasi per capire piazza Taksim, oltre le dicotomie destra/sinistra e dittatura/democrazia.

04 Giugno 2013

Piazza Taksim, il centro nevralgico della Istanbul moderna e cuore pulsante della Turchia laica e “occidentale”, da giorni è in rivolta contro il governo del primo ministro Recep Tayyip Erdoğan, leader del partito di ispirazione islamica AKP, in carica dal 2002. A poche ore dall’inizio dell’insurrezione, l’hashtag #occupyGezi (dal nome del piccolo parco che, in procinto di essere riconvertito in centro commerciale, ha fatto da innesco alla rivolta) inondava i trending topic internazionali. Il bilancio è di almeno due morti e centinaia di feriti.

Per capire qualcosa in più sulle ragioni e la natura delle proteste, e sul perché il “modello turco” sembri improvvisamente in crisi, abbiamo raccolto qualche citazione autorevole:

«La Turchia non è governata da Mubarak. Ma non è nemmeno la Svezia»

In Turchia non c’è nessuna dittatura, ribadisce la blogger turca Zeynep Tufekci, membro del Centre for IT Policy dell’università di Princeton. Certo, c’è un establishment sempre più marcatamente autoritario, insofferente alle libertà individuali e, in secondo luogo, anche più islamista. Per dirne una: recentemente le istituzioni hanno posto severe limitazioni al consumo di alcol in pubblico, e questa è una delle cose che hanno probabilmente contribuito ad esacerbare il malcontento. Ma resta il fatto che, a differenza dell’Egitto di Mubarak, la Turchia di Erdogan è governata da un esecutivo democraticamente eletto. Nessuna Primavera sulla falsariga del Cairo nel 2011, insomma. Anche se – fa notare la blogger – qualche similitudine tra le proteste delle due piazze, Taksim e Tahrir, c’è, a cominciare dalla trasversalità di partecipazione: negli scontri con la polizia, per la prima volta nella storia recente turca, stanno intervenendo nazionalisti, ambientalisti, laici e anti-capitalisti, uniti nello scandire slogan contro il governo.

«I socialisti vogliono che Taksim sia anti-capitalista. I laici vogliono che sia anti-islamista».

Questo tweet di Iyad El-Baghdadi, attivista della Primavera araba noto soprattutto per il suo “Manuale del tiranno arabo“, sintetizza la particolarità del caso turco: Erdogan è contemporaneamente simbolo dell'”islamizzazione” e della crescita economica, tutta capitalista, della Turchia.

Dopo un periodo in mano al CHP, partito nazionalista che fu di Mustafa Kemal (meglio conosciuto come Atatürk, il Padre fondatore dello Stato turco), dal 2002 la Turchia è governata dall’AKP, il partito del premier, una formazione spesso indicata come islamica moderata. Erdogan – dopo una fase iniziale che, sospinta da crescite economiche da boom e percentuali di consenso bulgare, aveva attirato lodi sperticate e la definizione di ‘modello turco’ come esempio di Islam riformista – negli ultimi tempi ha adottato politiche autoritarie nei confronti di giornalisti (un anno fa il Guardian denunciava che la Turchia è il paese con più reporter dietro le sbarre), comunità locali (con progetti di costruzione di impatto ambientale opinabile, vedi alla voce “terzo ponte sul Bosforo a Istanbul”) e persino consumatori di alcol e coppie prodighe di effusioni (nella metropolitana di Ankara a maggio due ragazzi sono stati invitati a tenere atteggiamenti “morali”).

Il risultato è che tutte le persone preoccupate da questi provvedimenti oggi si ritrovano nella cornice chiassosa di piazza Taksim, richiamate dal megafono dei social media e dal timore che – mentre si discute una riforma costituzionale presidenzialista che potrebbe aumentare i poteri di Erdogan – la leadership inasprisca il suo pugno di ferro repressivo.

«Il quadro è più complesso di quanto la contrapposizione laici/islamisti possa far credere».

Come scrive Massimo Rosati dell’Università Tor Vergata, in Turchia le dicotomie tradizionali destra/sinistra e democrazia/autoritarismo non tengono. I laici stanno con l’esercito, il partito di centro-sinistra (CHP) è anche la casa dei nazionalisti più intransigenti, quelli che vedono l’islamismo come una minaccia all’unità nazionale. Il CHP però è da anni una formazione in declino, chiusa tra un’opposizione sterile e inconcludente e un calo netto nei consensi alle ultime tornate elettorali.

I liberali, inoltre, avevano iniziato a dare fiducia a Erdogan, fautore di alcune liberalizzazioni che hanno contribuito a creare la congiuntura economica più felice della storia turca. Anche perché, da ex sindaco di Istanbul che nel 1998 era finito in prigione per un reato politico (avendo declamato pubblicamente una poesia di contenuto religioso), Erdogan si era presentato come l’homo novus, lontano dalla corruzione dell’apparato politico-militare che dominava il Paese. Ora, però, se c’è una cosa che questi disordini hanno messo in chiaro è che l’alleanza tra i liberali e l’AKP è saltata. Perché, agli occhi dei progressisti, Erdogan si è rivelato una piena espressione del sistema (semi)autocratico che volevano combattere. Come quei figli che promettono che non assomiglieranno mai ai padri e poi un giorno, all’improvviso, si scoprono uguali a loro.
 

La foto è tratta da occupygezipics.tumblr.com

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