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David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.

La malignità del talento mediocre

A proposito di Davis è un film di strepitosa bellezza. L'ultima fatica dei Fratelli Coen è una meditazione sull'esistenza, sul fallimento, sull'essere bravi ma non abbastanza.

06 Febbraio 2014

Suona la chitarra e canta benissimo, con una decisa predilezione per la più cupa tristezza: la straziante “Hang Me, oh Hang Me” fa da biglietto da visita nella prima scena del film. Era la metà di un duo, prima che il socio tragicamente lo abbandonasse. Vorrebbe far sparire sotto un tavolino le copie invendute del disco da solista, dal titolo ombelicale Inside Llewyn Davis (in Italia A proposito di Davis) ma non avendo una casa sua, trova il nascondiglio già occupato da altri LP senza acquirenti. Giusto anche il posto: il Gaslight Cafe del Greenvich Village, anno 1961: Live at The Gaslight 1962 è il titolo dell’album che Bob Dylan farà uscire nel 2005, con i suoi primi brani registrati dal vivo. Eppure non ce la fa. Il successo non arriva, per ripararsi dal freddo ha un cappotto pietosamente regalato dall’impresario, un discografico di Chicago dopo il provino commenta «non vedo come si possano fare i soldi con questa roba». Dorme sui divani degli amici, musicisti come lui o radical chic della Columbia University: per ringraziamento gli fa scappare di casa il gatto.

L’ultimo film girato dai fratelli Coen, di strepitosa bellezza, sta nella scia di Barton Fink (che prendeva spunto dalla disastrosa avventura hollywoodiana del drammaturgo Clifford Odets) e di A Serious Man (che trasportava a Minneapolis il biblico Libro di Giobbe). Non è la biografia di un musicista, anche se il personaggio ruba parecchio al folk singer Dave Van Ronk, ammirato dagli addetti ai lavori ma sprovvisto del carisma che garantirà a Bob Dylan il successo planetario. È una meditazione sull’esistenza, sul fallimento, sul non essere abbastanza bravi (in decisa controtendenza con la creatività diffusa e la cieca autostima che oggi imperano). Su Dio che ti regala il talento, ma dispettosamente ti priva degli applausi. Per somma malignità, mette sul tuo cammino uno più geniale di te.

Seguiamo Llewyn Davis nella sua odissea, umiliazioni intervallate da qualche scoppio di rabbia (il gatto sparito e ritrovato provvede alle gag, nella tradizione del racconto ebraico che trova il lato comico nelle peggiori disgrazie). A cena con i professori della Columbia, quando gli chiedono di cantare, sbotta: «lo faccio per lavoro, ti ho mai chiesto di farmi una lezione quando le chiacchiere languono?».

Vagando di divano in divano ha messo incinta una ragazza. Non una qualunque, la morosa del suo migliore amico, anche lui cantante folk, ma del genere più ruffiano che esista. Nel film si chiamano Jean e Jim, sono Justin Timberlake e Carey Mulligan: la loro cover di “500 Miles”, in origine un gran successo di Peter, Paul and Mary, è un mix perfetto di filologia e fastidioso languore. L’attrice di An Education, faccina da gatta morta in ruvido maglione a collo alto, avrà un bellissimo assolo di parolacce e insulti all’indirizzo dello sfigato Llewyn Davis: «Sei il fratello scemo di re Mida, tutto quel che tocchi si trasforma in merda». Poi arriva il brano politico, “Please Mr Kennedy”, con il cowboy canterino Adam Driver (compagno di Lena Dunham per indimenticabili acrobazie erotiche da divano nella serie Girls). Tutti e tre barbuti, Oscar Isaac alias Llewyn Davis con la sigaretta che gli pende dal labbro (per lui si tratta di un lavoro alimentare). Il brano – originale, ma perfettamente intonato all’epoca, tutta la colonna sonora del film è arrangiata da T Bone Burnett – ha già una candidatura ai Golden Globe.

Per Oscar Isaac – che in A proposito di Davis esegue magnificamente i suoi brani e prende schiaffi dalla vita, dagli amici, dal sindacato dei portuali, dall’intreccio di fatalità e compromessi che governa l’esistenza di tutti noi, talentuosi o mediocri – il Golden Globe non basta, ci vuole l’Oscar. Nato in Guatemala e cresciuto in Florida (la madre è cubana), ha fatto la Juilliard School. Cantava e suonava la chitarra nel gruppo punk Blinking Underdogs. “Underdog” come perdente. Ne abbiamo visti tanti, al cinema. Ma Llewyn Davis con i mezzi guantini da barbone, le scarpe da città a mollo nella neve, l’occhio malinconico di chi non crede a tante sventure (in macchina verso Chicago gli tocca uno scorbutico jazzista che esce dal torpore solo per sputare insulti contro la musica folk), ha la forza sublime di un archetipo.

Dal numero 18 di Studio

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