È il film che aprirà la Mostra del cinema di Venezia ed è uno di quelli che concorreranno al Leone d'oro. I primi dettagli sulla trama hanno sorpreso molti.
Nel primo trailer de La Grazia di Paolo Sorrentino si capisce perché Toni Servillo con questa interpretazione ha vinto la Coppa Volpi a Venezia
Arriverà nella sale cinematografiche italiane il 15 gennaio 2026, dopo aver raccolto il plauso della critica alla Mostra del cinema di Venezia.
Dopo una lavorazione fatta in gran segreto, a quattro mesi dalla prima alla Mostra del cinema di Venezia, è stato finalmente pubblicato il trailer ufficiale di La Grazia, l’atteso nuovo film di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo che stavolta interpreta il Presidente della Repubblica. Il ruolo è stato una sorpresa assoluta a Venezia: il fatto che Servillo impersonasse Mariano De Santis, un Capo dello Stato al termine del mandato, è stato tenuto segreto fino all’ultimo, sorprendendo anche la stampa italiana al momento dell’annuncio.
Ora, vedendo queste prime scene del film anche il pubblico può farsi un’idea di come Sorrentino e Servillo abbiano interpretato un personaggio così particolare. Subito si intuisce la malinconia che caratterizza De Santis: è vedovo, lavora assieme alla figlia (Anna Ferzetti) e si ritrova a dover prendere difficili decisioni durante il semestre bianco (gli ultimi sei mesi del mandato, in cui il Presidente non può più esercitare il potere di sciogliere le camere). Di chiara “discendenza” democristiana, De Santis è un politico prudentissimo e di vecchio stampo, un uomo morigerato che ha dedicato la vita al diritto e che, proprio nel momento in cui è pronto a uscire di scena, si trova a dover decidere la sorte di una legge sull’eutanasia e a ponderare due richieste di grazia (da qui il titolo del film).
In uscita il 15 gennaio 2026, La Grazia arriverà nelle sale italiane dopo aver raccolto un grande consenso critico, soprattutto per l’interpretazione di Toni Servillo. Di questo ruolo, valso all’attore anche la Coppa Volpi come Miglior interpretazione maschile alla Mostra del cinema di Venezia, il Guardian ha scritto che è «una delle più profonde e controllate interpretazioni della sua carriera: un uomo di potere che, dietro l’apparente compostezza, lascia trapelare un abisso di solitudine e dubbio morale. È una prova di straordinaria finezza, capace di trasformare il silenzio in emozione pura».
Il nuovo disco della band di Damon Albarn è un'opera ricchissima in cui una miriade di armonie e voci scrivono un racconto che parla di vita, morte, lutto, accettazione e ripartenza. Con un messaggio a tenere assieme tutto: sopravvive solo chi si lascia andare.
Invece di celebrare per l'ennesima volta il funerale delle riviste indie, sarebbe più utile parlare di come gli algoritmi e la frammentazione del pubblico stiano trasformando il fare un giornale in un'impresa impossibile.
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Prodotto da A24, il film è diretto dal 20enne Kane Parsons, che ha fatto diventare le backrooms un mito internettiano grazie a dei corti pubblicati su YouTube quando di anni ne aveva appena 16.