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22:35 martedì 18 agosto 2026
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

La globalizzazione è cattiva. Ancora?

Dall'intervista di Trump al Times sull'Europa, alla strategia di Corbyn, fino alle dichiarazioni di Bersani: tutti felicemente protezionisti.

16 Gennaio 2017

Ha detto molte cose Donald Trump a Michael Gove nell’intervista al Times di Londra – con il quale il già ministro del governo Cameron e leader dello schieramento pro Brexit collabora – la prima rilasciata in Europa (e sull’Europa) dal presidente eletto. Ha parlato, fra le altre cose, di rapporti fra Usa e Uk, «sono un grande fan del Regno Unito» – ha detto Trump – «lavoreremo sodo per chiudere un accordo rapidamente, che vada bene per entrambi. Incontrerò presto Theresa May». Quella stessa Theresa May che domani dovrebbe svelare in un discorso pubblico alcune linee guida della Brexit. Che è poi il tema a cui si riferisce Trump quando parla in maniera entusiasta del (e al) popolo britannico: «Gli inglesi hanno votato la Brexit perché non volevano che altre persone venissero da fuori a rovinare ulteriormente il loro Paese. È per questo che uno dei primi atti che firmerò sarà per rafforzare le frontiere dagli Stati Uniti. Non vogliamo che arrivino persone dalla Siria che non sanno chi sono. Ho rispetto per la Merkel, ma non faremo come la Germania». Aggiungendo poi che pure per alcuni cittadini europei potrebbero esserci restrizioni a entrare negli Stati Uniti.

Se a questo si aggiungono le scontate parole dolci per la Russia e per Putin e il giudizio dato sulla tenuta dell’Unione europea – «pensa sia molto complicato. La gente vuole riprendersi l’identità dei propri Paesi; gli inglesi hanno votato per uscire per questo motivo. Credo che altri Paesi lasceranno» – la cornice geopolitica dei prossimi mesi appare definita: vedremo all’opera e alla prova di governo il fronte anti-globalizzazione, che avrà nella Casa Bianca il suo nuovo perno, nei suoi rapporti con la Russia di Putin e con l’Inghilterra non più europea le sue direttrici principali, nelle forze e nei sentimenti nazionalisti e protezionisti sparsi per il mondo i migliori megafoni ed alleati. Per quel che riguarda i nemici: la Ue a guida tedesca, e un generico mix di élite, establishment e stampa cosiddetti liberal.

RUSSIA-US-POLITICS

Ed è proprio l’affermarsi incontrastato di questa cornice, studiata con meticolosità dalle teste pensanti del circolo Trump e dei suoi soci globali, la vera vittoria che celebrano in questi giorni. È una cornice che sono riusciti a imporre anche a chi teoricamente è distante culturalmente e politicamente da loro. Si pensi alla nuova strategia di Corbyn, volta a posizionare, per contenuti, parole d’ordine e strategia di comunicazione, il partito laburista inglese come ala sinistra di questo partito anti-global. O si pensi a cosa dichiara oggi Pierluigi Bersani in un’intervista a la Repubblica: «Penso che Bernie Sanders avrebbe fatto meglio di Hillary Clinton negli Stati operai decisivi per eleggere Trump. La fase è cambiata, il ripiegamento della globalizzazione, che ha portato grandi conquiste, ha lasciato scorie velenose. Primo, le democrazie nazionali non padroneggiano più la finanza, l’immigrazione, la guerra, e presto a queste voci bisognerà aggiungere farmaci e brevetti. Secondo, le diseguaglianze si sono fatte galoppanti non tra Paesi, ma all’interno dei Paesi. Terzo, il ciclo tecnologico ha esaurito la fase rivoluzionaria e oggi toglie il lavoro. La parola d’ordine è protezione. Serve una sinistra protettiva sui suoi valori».

È un discorso che avalla la cornice proposta da Trump e soci e che auspica, anche per l’Europa, un passo indietro verso i confini nazionali, un ritorno a uno scenario fatto di politiche economiche protettive e frontiere solide. Una cornice non priva di contraddizioni, se si pensa che, per esempio, buona parte del partito repubblicano americano predica un avanzamento sulla strada del libero mercato, svariati membri dell’amministrazione Trump rappresentano gli interessi dei colossi privati e del sistema finanziario, e che alcuni leader del fronte Brexit, vedi Boris Johnson, raccontano di un Regno Unito futuro alfiere dello scambio globale, finalmente libero dalle maglie burocratiche di Bruxelles. Il fatto che si parli solo di crisi del mondo liberal e dei suoi valori e che si faccia coincidere un fantomatico establishment esclusivamente con le forze progressiste e liberali, è la dimostrazione che il racconto di Trump e compagnia – Stati nazionali contro globalizzazione, identità contro minaccia – sta piegando e condizionando tutto il discorso politico, a destra come a sinistra, e che i migliori alleati del presidente eletto e della visione del mondo dei suoi ideologi finiscono per essere i Corbyn e i Bersani – regredito paurosamente sulla strada del riformismo che lo ha caratterizzato per gran parte della sua vita politica – sparsi per il mondo.

Dire “è vero, la cornice è protezionista”, significa abdicare al proprio compito: quello di raccontare, come nota l’Economist di questa settimana, che il lavoro di una volta, piaccia o non piaccia non tornerà più e non saranno i governi di nessun colore a riportarlo in vita; quello di raccontare che la libera circolazione di merci e interessi va di pari passo con quella delle idee, delle identità e delle persone.

Foto Getty Images
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