Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
L’incredibile video di Kim Jong-un e del suo nuovo missile
«È necessario chiarire una cosa: chiunque proverà a mettere a rischio la sicurezza del nostro Paese la pagherà cara. Le nostre difese supereranno una messa a punto che le renderà capaci di un lungo confronto con l’imperialismo statunitense, un confronto che vinceremo grazie alla nostra incredibile potenza tecnico-militare, in grado di affrontare qualsiasi ricatto e minaccia militare», queste le parole con le quali il leader supremo della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha commentato il successo del test del Hwasong-17, l’ultima arma aggiunta all’arsenale della Repubblica popolare, un missile balistico intercontinentale «pensato per un attacco nucleare».
Non c’è assolutamente niente da ridere alla notizia che al mondo c’è un altro dittatore con il dito pronto a premere il bottone rosso della distruzione totale e finale. Se c’è una cosa che la guerra in Ucraina ci sta insegnando, è che queste minacce non sono ricordi dell’epoca in cui la storia ancora non era finita ma pericoli del presente, che da un momento all’altro possono mettere in dubbio tutto ciò che consideriamo scontato, quotidiano delle nostre esistenze.
È difficile rimanere seri, però, guardando il video con il quale i media nordcoreani hanno accompagnato la notizia del successo del test. Alle scontate immagini che mostrano il dispiego di quella potenza militare che nei piani di Kim dovrebbe riuscire a tener testa addirittura agli Stati Uniti d’America, si accompagnano momenti genuinamente, sinceramente comici, involontari omaggi all’estetica dell’A-Team. Close up, primi piani, stacchi di montaggio sempre più veloci, inquadrature su Kim e i suoi generali che tengono d’occhio le lancette dell’orologio per assicurarsi che il razzo non parta in ritardo esponendoli a una figuraccia internazionale, slow motion di Kim che si toglie gli occhiali proprio nel momento dell’estasi bellica in cui il Hwasong-17 decolla verso i cieli. Ovviamente, il video è diventato virale e nelle pochissime ore passate dalla sua pubblicazione ha già prodotto migliaia di meme. Viene da pensare con una certa tenerezza ai governi di Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti e Cina, che in queste ore stanno cercando di riportare la discussione a un minimo comune denominatore di serietà e preoccupazione per i sempre più frequenti test missilistici ordinati da Kim. Troppo tardi, ormai.
Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».
Partita in maniera sommessa e discreta, la campagna elettorale è esplosa a ridosso del voto, regalandoci vette altissime di imbarazzo e incredulità. Altissime persino per i notevoli standard italiani.
«Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.