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22:33 venerdì 11 settembre 2026
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.

E adesso cosa ne sarà di Kanye West?

Kim Kardashian è indistruttibile, ma come farà il suo fragilissimo marito ora che non ci sarà più lei a proteggerlo?

22 Febbraio 2021

Su TikTok ci sono tantissimi video che iniziano con «Raga ma succede solo a me che quando…»? È una formula che purtroppo mi è entrata in testa, tanto che continuo a chiedermi: «Raga ma succede solo a me che quando le coppie più affiatate si lasciano mi sento super felice?». Un appagante senso di sollievo: ecco, è successo anche a loro. Per anni ci hanno tormentato con il loro amore pazzesco e la loro sfacciata intesa erotica, la complicità e la stima reciproca, hanno dimostrato che insieme potevano superare ogni difficoltà e ci hanno convinto a credere che al primo posto, nella vita di entrambi, ci sarebbe sempre stato l’altro. I battibecchi, le discussioni famigliari, i litigi: piccole esplosioni che puntualmente si spegnevano lasciandoli ancora più uniti. Perennemente intenti a recitare il ruolo degli innamorati persi davanti a una platea di coppie mal assortite o, ancora peggio, single disperati. Lo stesso pubblico che ora, leggendo che Kanye West e Kim Kardashian hanno firmato i documenti di divorzio, esulta felice. Certo, c’è anche chi osserva lo spettacolo ostentando scetticismo e disinteresse: costoro si permettono di definire Kim una decerebrata e Kanye un pazzo totale, come in effetti sembra si sia particolarmente impegnato a dimostrare lui stesso negli ultimi anni dichiarando il suo sostegno a Trump, creando una specie di setta religiosa (che però ci ha regalato, non si può fare a meno di ammetterlo, un album bellissimo, Jesus is King), delirando su Twitter, imbarazzando il mondo con la sua improbabile candidatura alle elezioni americane.

Se in questo teatro immaginario che assiste alla separazione della coppia più potente e famosa della storia della cultura pop dovessi cercare col binocolo qualcuno che piange disperato o dispiaciuto, penso che non lo troverei. Tra chi gode sadicamente e chi ostenta menefreghismo, c’è anche chi si rallegra per la povera Kim Kardashian che finalmente, a ormai 40 anni, si libera di un tale fardello. Cresciuta davanti alle telecamere, Kardashian si è sempre mostrata perfettamente in grado di gestire il marito, spesso cercando di riparare, per quanto possibile, ai tanti danni commessi e alle tante stronzate dette a causa del disturbo bipolare conclamato di cui soffre. Non dev’essere stata un’impresa facile sopportare questa specie di Wolfgang Amadeus Mozart (nella versione folle del film del 1984 di Miloš Forman) dell’era di internet. Viene spontaneo, ora, preoccuparsi per lui: cosa ne sarà di quest’uomo che ha sempre messo l’amore e la famiglia davanti a tutto (almeno nei testi delle sue canzoni)? La stessa cosa che succederà all’uomo che nelle prime frasi di “I Thought About Killing You”, il primo brano di Ye, “l’album del disturbo bipolare”, diceva (rivolgendosi alla moglie): «Oggi ho seriamente pensato di ucciderti / Ho contemplato un omicidio premeditato / E penso di uccidere anche me / E mi amo molto più di quanto amo te, quindi …». Era il 2018. In mezzo c’è stata la fase (maniacale, molto probabilmente) dei Sunday Service, con la povera Kim costretta a trotterellare su e giù per la collinetta con la prole (la piccola North doveva pure cantare, chissà se lo faceva  volentieri), fasciata in un completo da porno-perpetua color glicine. Prima le messe sulla collinetta, poi l’impazzimento politico. Too much perfino per Kim Kardashian, solido e indistruttibile perno di una famiglia che le ha sempre ruotato intorno. Ma dice che si sono lasciati bene. Adesso lui sta in Wyoming (dov’erano andati l’anno scorso per provare a rimettere assieme i pezzi: non è servito), lei a Calabasas con North, Chicago, Psalm e Saint.

Kim Kardashian e Kanye West il 12 maggio 2012 allo Staples Center di Los Angeles, California, Los Angeles Lakers vs Denver Nuggets, Playoff NBA. Foto 1 e 2 di Noel Vasquez, foto 3 di Kevork Djansezian / Getty Images

«I documenti per il divorzio sono stati archiviati, eppure Kim Kardashian e Kanye West rimangono la coppia più potente di questa generazione. In oltre sei anni di matrimonio (si erano sposati in Italia nel 2014, nda) e più di otto insieme, il rapper e la star dei reality hanno scritto il libro che racconta la vita di una coppia di celebrity nell’era di Internet. Le loro pacchiane eccentricità hanno irradiato così tanto fascino nel corso degli anni che anche con lo stesso popolo di Internet e che trasforma in meme e prende in giro la loro rottura, la palla rimane saldamente nel campo di Kimye», si legge su Highsnobiety.

Di certo Kim ne uscirà vincente: nulla può sconfiggerla, lei è una che riesce a far fruttare persino l’esperienza traumatica dei ladri che le puntano una pistola addosso (cambia look e lancia il trend del minimalismo), figurarsi un divorzio dal più grande musicista dei nostri anni. A San Valentino stava su Instagram a farsi sprayare panna montata sulla pelle nuda e sfoggiare insieme alle sue sorelle dei finissimi (nel senso di sottili, non di raffinati) microperizomi rosso corallo e rosa baby (“coprono solo il clit”, affermavano raggianti le Kardashian sisters nelle stories), parte della collezione speciale di Skims per la festa degli innamorati. Dopotutto lei è al suo terzo divorzio: nel 2004 si è separata dal producer Damon Thomas, nel 2011 aveva divorziato con Humphries 72 giorni dopo le nozze. Per Kanye invece, è la prima volta. Non ci resta che pregare per lui.

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