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17:53 giovedì 17 settembre 2026
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.
Stati Uniti e Israele hanno concluso una delle più grosse compravendite di una delle più grosse bombe di tutti i tempi Bombe che pesano tutte almeno una tonnellata, pensate per distruggere edifici interi e che quando esplodono lasciano crateri profondi 15 metri.
Macklemore ha donato tutti i soldi guadagnati nel tour di Ed Sheeran a organizzazioni umanitarie che aiutano i palestinesi Un milione di dollari a sei diverse organizzazioni umanitarie. «Una vita palestinese non vale meno di qualsiasi altra vita sulla Terra», ha detto.
JD Vance si è lanciato in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
Se sei l’erede di una grande dinastia della moda italiana e ti serve un direttore creativo per il tuo brand, chiami Dario Vitale Dopo l'esperienza da Versace, Dario Vitale diventa il primo creativo esterno ad assumere la guida di Emporio e degli accessori Giorgio Armani, segnando la prima vera svolta della maison dopo la scomparsa del fondatore.
Nonostante gli scienziati dicano che non funzionerà mai, diverse persone stanno pagando 200 mila euro a un’azienda australiana per far congelare i loro cadaveri nella speranza di essere resuscitati in futuro L'azienda si chiama Southern Cryonics, si trova a Holbrook, nel New Souther Wales, e ai suoi clienti propone "a chance of life extension".
Per salvare i suoi cittadini dal brainrot, Singapore ha deciso di pagarli per leggere almeno 15 minuti al giorno Quindici minuti valgono venti monete virtuali, per arrivare a un dollaro di Singapore ne servono mille, cioè cinquanta giorni di lettura.
Dopo che Ed Sheeran ha cacciato Macklemore dal suo tour per aver urlato Free Palestine dal palco, tutti i musicisti che lavoravano al tour lo hanno abbandonato per protesta Finneas O'Connel, Lukas Graham, Aaron Rowe e i Beoga si sono ritirati dal Loop Tour subito dopo la cacciata di Macklemore, in aperta polemica con Sheeran.

Un’intervista con Han Kang

Dai nostri archivi, una conversazione con la scrittrice, all'epoca vincitrice a sorpresa del Man Booker International Prize con La vegetariana e adesso neo premio Nobel per la letteratura.

10 Ottobre 2024

Han Kang, sudcoreana del 1970, è l’autrice del romanzo del momento. Uscito in patria nel 2007, La vegetariana ha vinto quest’anno, nella sorpresa generale, il Man Booker International Prize. Il libro racconta la storia di una donna che prima decide di diventare vegetariana, poi vegana, poi direttamente una pianta. È uscito da Adelphi qualche giorno fa e non sorprende che le reazioni dei primi lettori italiani siano contrastanti. C’è chi ha avvicinato il libro a certi film horror orientali per le sue atmosfere raggelanti, chi lo ha accostato ad Antichrist di Lars von Trier, c’è addirittura chi ha smesso di mangiare carne dopo averlo letto. E c’è chi, come il sottoscritto, nel leggerlo si è soprattutto divertito parecchio. Han Kang potrebbe trovarsi d’accordo con ciascuno di noi.

Ho amato moltissimo il tuo libro perché non spiega le cose fino in fondo. Dalla prima all’ultima pagina è attraversato da un forte senso dell’ignoto. Ti fanno paura i romanzi che spiegano troppo?
Sì, perché i libri non devono affatto spiegare tutto. Mi piace lasciare uno spazio vuoto al centro delle mie storie. È anche il motivo per cui non ho voluto usare un metodo di scrittura tradizionale per La vegetariana.

Tradizionale in che senso?
La protagonista è sempre vista dagli altri, se ci hai fatto caso, a cominciare dal marito. Il fatto che venga sempre vista dagli altri la rende soggetta a continui malintesi, anche da parte del lettore. Tutti gli sguardi in contrasto tra loro falliscono quando vogliono dirci la verità su qualcuno o qualcosa. Succede anche a Yeong-hye, quando smette di mangiare carne. Lo spazio vuoto di cui parlavo prima è fondamentale affinché il lettore resti libero di tracciare il “suo” personale volto della protagonista, che non racconta mai in prima persona. Voglio che sia il lettore a decidere quali sono le ragioni per cui Yeong-hye smette di mangiare carne e in virtù delle quali spinge fino all’estremo questa scelta.

Anche perché Yeong-hye non è pazza, tutt’altro. Vero?
Non è pazza. No, Yeong-hye non è affatto pazza. Se mai le sue azioni sono coerenti con i codici dell’universo in cui è sprofondata. In questo senso è anche sin troppo sana di mente, al punto da non poter accettare la violenza del mangiare carne.

L’universo in cui sprofonda è un sogno, una visione notturna che le indica la strada…
Sì, ma nel sogno lei trova solo la motivazione per agire come poi agirà.

Si tratta proprio di un sogno? Tu stessa hai appena accennato a un secondo universo…
Non è un sogno, hai ragione. È un’esperienza ben precisa, e molto concreta, che definisce meglio la sua individualità e il suo rapporto con la violenza.

Ma, perdona la domanda, perché mangiare carne dovrebbe essere meno violento del mangiare una pianta? È un obiezione da “uomo della strada”, la mia, me ne rendo conto…
(ride) È vero, è un problema! Ma vedi, sangue e carne cruda sono decisamente peggio della verdura. Diciamo che Yeong-hye fa la cosa meno insopportabile. Fin quando non decide di trasformarsi lei stessa in una pianta, perché a un certo punto si rende conto proprio di questo, e cioè che per sopravvivere bisogna esercitare violenza. Lei vuole solo ossigeno, e acqua.

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Ecco, l’hai detto. Lei rinuncia a vivere. Gli uomini dovrebbero sentirsi in colpa anche solo nel cogliere un frutto da un albero. In fondo, come si permettono Adamo ed Eva di allungare la mano? La storia degli uomini è anche la storia della necessità di restituire a Dio quello che hanno preso… È quello che accade a Yeong-hye?
(ride, poi si fa seria, abbassa lo sguardo) La cosa divertente è come il mio libro venga letto in modi tra loro opposti in base alla provenienza geografica dei lettori. Gli inglesi, ad esempio, sentono molto la questione del ruolo della donna e tutta la componente femminista. Invece in Argentina un lettore mi ha parlato di sacrificio e di atto di penitenza, come stai facendo tu adesso. È molto interessante, mi piace la tua interpretazione…

Hai una bellissima scrittura. Leggera, ma anche carica di terrifiche sfaccettature…
Credo che ogni scrittore ricerchi una sua atmosfera specifica. Io ricerco sempre un’intensità sobria, chiamiamola così. Sai, ho cominciato come poetessa. Tutti in Corea del Sud abbiamo cominciato come poeti…

In che senso?
Da noi non esiste una vera e propria tradizione del romanzo. Chi vuole scrivere si cimenta nella poesia o nel racconto breve. Ma mica il racconto alla Carver, parlo proprio del bozzetto liricheggiante. I romanzi sono eccezioni.

Sai perché prima ti facevo riflettere sul senso di colpa? Perché il mondo in cui hai calato i tuoi personaggi è così fortemente religioso, nonostante quella sul vegetarianesimo sia per lo più una battaglia laica.
Vedi, io sono stata buddhista e chissà, forse lo sono ancora. Ma non mi considero una persona religiosa. Nel buddhismo esiste questa colpa, la colpa dello strappare con violenza le cose a Madre natura. E a volte sì, mi sento in colpa anch’io.

Immagini dalla serie di Nobuyoshi Araki da cui è stata tratta la copertina del libro Adelphi.

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